Il videogioco del Museo Archeologico di Napoli per educare al Tempo

L’Italia ha raggiunto un nuovo record in materia di videogiochi. Può sembrare strano, visto che il mercato sembra essere dominato dalle produzioni americane; e in effetti la forza del progetto di cui stiamo per parlarvi non consiste nell’innovazione tecnologica quanto nella prospettiva innovativa che vede per la prima volta uniti due campi apparentemente lontani, appunto i videogiochi e i beni culturali.
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) sarà dunque il primo museo al mondo (eh sì, al mondo!) a produrre e distribuire un videogioco adatto a tutte le età. E ciò accadrà quando a marzo di quest’anno uscirà Father and Son. Ma facciamo un passo indietro.
Si è spesso sentito dire che i videogiochi non fanno bene alle giovani menti, che costringono i ragazzi a stare a casa davanti ad uno schermo anziché fuori a giocare, che li anestetizzano alla violenza, che li isolano dal mondo o che sopprimono la loro creatività. Beh, di certo non questo tipo di videogame che, anzi, va contro ogni stereotipo.
Father and Son si inserisce infatti nel progetto di gamification ‒ ovvero l’introduzione di esperienze ludiche all’interno della promozione di un’azienda o di un ente per coinvolgere il consumatore/pubblico (scopritene di più qui) ‒ che da qualche anno è portato avanti in ambito museale da Fabio Viola e dall’associazione TuoMuseo.

L’idea è di sviluppare un nuovo strumento di comunicazione che connetta il museo ai suoi potenziali visitatori e che lo faccia nel modo più attivo, divertente e interessante possibile. Il videogioco, disponibile gratuitamente su Apple Store e Google Play dal mese prossimo, potrà dare una grandissima visibilità al Mann, facendolo conoscere ad un pubblico nuovo, giovane e internazionale (sarà disponibile in italiano e in inglese) e promuovendo così la visita. Insomma, lo scopo è quello di arrivare a tutti. E poiché si parla di cultura e non di un prodotto di qualche multinazionale, il fine è senza dubbio encomiabile.

Una schermata di Father and Son, disponibile sia in italiano sia in inglese.

Per arrivare a tutti, il Museo Archeologico ha elaborato così un gioco narrativo 2D a scorrimento laterale che porterà il giocatore lungo le vie della Napoli di oggi ma anche della Napoli del passato, attraverso le grafiche dipinte a mano dall’artista inglese Sean Wenham. Ad arricchire il tutto saranno le musiche composte appositamente per il videogame che, con i loro venti minuti di lunghezza, si adattano perfettamente ad ogni cambiamento di stato d’animo o di epoca. Un’avventura senza alcun tipo di interruzioni, in quanto Father and Son sarà privo di inserti pubblicitari: perciò, niente annunci irritanti che appaiono dopo pochi minuti di gioco; segno che l’intero progetto è frutto di una promozione ben mirata. Ben mirata soprattutto se si considerano i numeri del mercato ludico-tecnologico che, grazie a questa iniziativa, potrebbero diventare le cifre del pubblico del museo: «In Italia, nel 2015, i videogiochi hanno interessato circa 18 milioni di persone, cioè oltre un terzo della popolazione adulta, con più di 14 anni. Se il videogioco promosso dal Mann […] fosse scaricato dallo 0,5% di questo target potenziale, il museo potrebbe raggiungere circa 90mila persone, che sono molto più di quelle con cui il Mann entra attualmente in relazione, attraverso l’uso dei social media» riferisce il Prof. Ludovico Solima, promotore del progetto.

Le atmosfere delle vie della Napoli di oggi rivivono nelle meravigliose grafiche dipinte a mano.

Ma arrivare a tutti non è soltanto un fattore di numeri, ecco che Father and Son si distingue anche per la storia che narra. Il protagonista sarà un ragazzo che non ha mai conosciuto il padre, archeologo presso il Museo di Napoli, e che parte così alla ricerca delle proprie radici, tanto vicine e personali ‒ cioè le ragioni dell’assenza del genitore ‒ quanto lontane e universali ‒ il passato dall’antico Egitto all’età borbonica, giungendo fino al 2017. Il videogioco presenta dunque una nuova forma di story-telling, in grado di raccontare il museo, la sua storia e le sue collezioni sfruttando la pionieristica esperienza di «storydoing»: il protagonismo e il coinvolgimento del fruitore rimangono il fulcro dell’intera esperienza, e viene proposta una storia diversa a seconda delle scelte fatte durante il gioco. Tuttavia, non è solo teoria. Father and Son è adatto sia ad adulti che a bambini poiché racconta un’esperienza che accomuna tutti gli uomini: tutti noi siamo infatti il prodotto della nostra cultura, della nostra storia, delle nostre tradizioni, degli eventi del passato, di tutto ciò che ci definisce e che, per questo, va conservato e valorizzato, proprio come fa il Mann; ma tutti noi siamo anche figli di madri e padri e quindi non possiamo che immedesimarci nel giovane protagonista ed emozionarci con lui.

A distinguere Father and Son dagli stereotipi costruiti sui videogame sparatutto, dove si impersona un macho che imbraccia una voluminosa arma da fuoco, non è perciò un noioso apparato didattico che «butta lì», tra un’avventura e l’altra, qualche nozione storica, che sarebbe subito dimenticata, o qualche pubblicità del museo; bensì è didattico in quanto educa al valore del Tempo, del passato e della cultura e, conseguentemente, all’importanza che hanno i musei. Senza contare che, inoltre, è frutto di un lavoro dall’immensa innovazione: è «il Passato ad imbracciare le armi del Futuro» con il fine di presentare una realtà, quella del Museo Archeologico di Napoli, «dove tutto si può sperimentare, in ragione di una visione culturale senza preclusioni o barriere», spiega Paolo Giulierini, direttore del Mann.

Forse azzardiamo nel dire che, in fondo, questo videogioco possa riscattare i videogiochi, così come riscatta il futuro della conservazione dei beni culturali, ma se ci facciamo portavoce di tale azzardo è perché in fondo non si riesce a vedere una parte che possa perdere all’interno di questa iniziativa: Father and Son e, in generale, la gamification in ambito museale è semplicemente un bellissimo e innovativo win-win.

22enne che studia Lettere Moderne, crede nella libertà, detesta limiti e pregiudizi e cerca di avere uno sguardo il più ampio possibile. Cinema, arte (tutta), letteratura e musica fanno per me, ma come meri oggetti di contemplazione.
Spero di condividere l’importanza della cultura contribuendo ad Incipit.

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