Nel 2016 la musica classica vende più del pop

Ormai è più di un secolo che la cosiddetta musica «pop», ovvero musica «di massa», nelle sue numerose accezioni e forme diverse, assunte nei vari momenti e movimenti storici che si sono succeduti sino ai giorni nostri, ha, tanto lentamente quanto inesorabilmente, preso il sopravvento sulla musica comunemente nota come «classica», definita così, appunto, per opposizione alla prima. A parte alcune, virtuose eccezioni odierne, l’immaginario comune si figura la musica classica come un genere ormai di nicchia, riservato agli studenti del conservatorio e a quei pochi appassionati che, nel caso in cui non abbiano un’età superiore ai 60 anni, vengono sovente derisi per il fatto che ascoltano musica «vecchia».

Ebbene, il 2016 ha visto la musica «vecchia» prendersi una bella rivincita nei confronti della sua più acerrima rivale: una vittoria ottenuta per mano di uno dei suoi più celebri esponenti, uno dei nomi a cui subito va il pensiero quando si parla di musica classica: a 225 anni esatti dalla sua morte, Wolfgang Amadeus Mozart è l’artista che ha venduto più album in assoluto nel 2016; questo grazie all’uscita, proprio per l’anniversario, di un mastodontico cofanetto da 200 CD, Mozart 225, contenente l’opera omnia del compositore austriaco, che vede la partecipazione di 600 solisti e 60 orchestre, per un totale di 240 ore di sola musica; a partire dalla sua pubblicazione, avvenuta il 28 ottobre scorso, ha totalizzato la bellezza di più di 1 milione e 250 mila CD venduti.
È una cifra conseguita in un tempo sorprendentemente breve, neanche due mesi, soprattutto se si pensa che l’artista attualmente in seconda posizione, il rapper canadese Drake, ha superato il milione di copie nel doppio del tempo impiegato da Mozart 225 a raggiungerlo e superarlo.

Del resto, non sbagliano coloro che fanno notare come quello preso in esame sia un totale complessivo, dovuto principalmente alle notevoli dimensioni della raccolta: in sé, il cofanetto non ha venduto che poco più di 6250 copie in tutto il mondo. Nonostante ciò, è comunque degna di nota la presenza di un numero così consistente, almeno per i tempi in cui viviamo, di appassionati e non, attirati da questa collezione a suo modo definitiva e, soprattutto, non scoraggiati dal prezzo della suddetta, che ad oggi è tuttora venduta a più di 500 euro, offerte e/o saldi natalizi permettendo. Un risultato in ogni caso, se non epocale, quantomeno significativo: un ennesimo duro colpo al business musicale come lo conosciamo oggi, che va ad aggiungersi al recente annuncio del sorpasso, in termini di incassi, del vinile sul digitale (qui l’articolo di Cesare Bisantis in proposito).

Credits: mcelhearn.com

Un risultato, peraltro, da inquadrare nell’ottica più ampia del «ritorno al classico»: sono confortanti i dati che mostr come l’epoca che si muove a velocità pressoché vertiginose sia la medesima che sa fermarsi ad apprezzare un brano per pianoforte, archi o fiati, che è capace di trovare il tempo per rilassarsi e godersi un’intera sinfonia.  Del resto, l’estrema accessibilità della musica non riguarda solamente il suo lato più mainstream: spesso è sufficiente una rapida ricerca su YouTube per poter ammirare un’impeccabile esecuzione dei nostri movimenti preferiti da parte dei più grandi maestri al mondo e, perché no, tentare, seguendo loro, oppure specifiche guide divise per livelli di difficoltà e abilità dell’aspirante emulatore, di ricreare con le proprie mani melodie che, a distanza di secoli, sono ancora in grado di emozionare e, cosa ancora più importante dal punto di vista prettamente materialistico in voga oggi, di vendere.

Infine non può che far piacere la constatazione che, per una volta, l’Italia sia da qualche anno a questa parte uno dei protagonisti di questa tendenza al rialzo nel campo del classico, in tutte le sue accezioni: l’anno scorso la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) segnalava un incoraggiante incremento del 20% delle vendite di CD di musica classica rispetto al 2014, in inevitabile controtendenza con un mercato in evidente calo, soprattutto nei generi più diffusi, i cui artisti si vedono costretti a puntare tutto sul live per compensare le vendite in caduta libera. Promettenti anche i dati relativi all’Opera: l’ultimo biennio ha visto un generalizzato aumento sia di abbonamenti che di presenze, lasciando un po’ di respiro ad un settore che pareva non essere esattamente in forma; su tutti, l’Opera di Milano ha visto crescere l’anno scorso gli incassi di quasi 5 milioni di euro rispetto al 2014, arrivando a sfiorare i 12 milioni.

Immagine in evidenza: Credits to musicfeeds.com

Alberto Mantovani

Ho 18 anni, studio Lettere Antiche, gioco a rugby e suono il basso…ci fosse qualcosa che riesca a fare bene! Credo in Incipit almeno quanto le sue direttrici. Scrivo anche su metallized.it.

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