Niente musica per Trump

Non c’è pace per Donald Trump: pare che nessun musicista sia disposto a fargli utilizzare le proprie canzoni durante questa sua campagna elettorale. La lista degli artisti che hanno negato al candidato repubblicano il permesso di utilizzare i propri brani è, infatti, sempre più lunga: da Adele ai R.E.M, da Neil Young ai Rolling Stones, agli Aerosmith fino al nostrano Pavarotti, la cui famiglia si è opposta all’utilizzo di Nessun Dorma, perché «i valori di fratellanza e solidarietà che Luciano Pavarotti ha espresso nel corso della sua carriera artistica sono incompatibili con la visione del mondo proposta dal candidato Donald Trump», come ha riportato Cultora.

Ma non è certo la prima volta, nella storia delle elezioni statunitensi, che i politici incontrano simili resistenze. Uno dei casi più celebri avvenne nel 1984, quando, come ricordato dal Time, Bruce Springsteen rifiutò categoricamente di essere associato al conservatore Reagan.
Ventotto anni dopo, invece, «il boss» ha appoggiato la seconda candidatura di Barack Obama, intonando Land of Hope and Dreams per sostenere il leader dei Democratici: era il 6 novembre 2012, l’ultimo giorno di campagna elettorale.
Quest’anno, in appoggio alla candidata dei Democratici Hillary Clinton si sono schierate Katy Perry e Lady Gaga, che, insieme a Nelly, Snoop Dogg e altri, hanno cantato per mostrarle il proprio supporto durante lo show di Philadelphia del 28 luglio scorso.
Ma non sono certo gli unici: un dato curioso ce lo fornisce direttamente Wikipedia: lasciamo a voi il confronto tra il numero di artisti che si sono dichiarati a favore di Trump e il numero di coloro che supportano Hillary Clinton. Strabuzzerete gli occhi.

A quanto sembra, comunque, non si era mai visto una tale mole di discussioni tra un candidato in corsa alla Casa Bianca e i più famosi musicisti del Paese. Anche Bush, nel 2000, aveva ricevuto diversi «no» da diversi artisti (Sting, Tom Petty, John Mellencamp), ma quest’anno pare che Donald Trump ne stia facendo una bella collezione. Il 18 luglio scorso, ad esempio, durante la serata di apertura della Convention Nazionale Repubblicana a Cleveland, Trump è salito sul palco esordendo con una (banalissima) citazione: «We are the champions, my friends». Subito i Queen, prima su Twitter, poi con un comunicato ufficiale diffuso dalla Sony/ATV Music Publishing, si sono detti «frustrati dal ripetuto e non autorizzato uso della canzone, dopo una precedente richiesta di desistere, che è stata ovviamente ignorata da Trump».

Screenshot_20160730-195754Sean Spicer, il responsabile della comunicazione del partito Repubblicano, ha risposto alla band con un perentorio tweet secondo cui gli organizzatori della convention avrebbero regolarmente pagato la licenza per l’utilizzo della canzone. Infatti negli Stati Uniti, per riprodurre una canzone durante le manifestazioni pubbliche, basta solo pagare una licenza ad un’agenzia (le più famose sono ASCAP, BMI, SESAC); intentare cause legali è quindi del tutto inutile, ad un’artista non resta che eventualmente dissociarsi dall’uso che si fa dei suoi pezzi.
I Queen, perciò, dovranno lasciare che «lo show vada avanti»; in quanto a Trump e al suo staff si può almeno riconoscere che tutti hanno degli ottimi gusti musicali.

Ho 23 anni, sono una studentessa di Linguistica, credo nella parità tra esseri umani e nel valore fondante della Cultura e dell’Arte per la nostra società. Ho creato e dirigo Incipit, scrivo anche per lavocechestecca.com.

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