David 2016: il trionfo di chi ha il coraggio di cambiare

«Scusatemi faccio commedia, non sono abituato a vincere premi». Pungente il commento di Paolo Genovese, che da lunedì sera stringe il David come Miglior film grazie a Perfetti sconosciuti e sembra voler riscattare da quel palco un genere intero. Ed ha perfettamente ragione: era dal lontano 2000 con Pane e tulipani di Silvio Soldini che una commedia non vinceva il David più ambito. Grazie al film di Genovese, attualissimo per tema – la vita segreta che i cellulari impongono ad ognuno di noi, raccontata attraverso un’abilissima sceneggiatura premiata anch’essa col David – ed interpretato dal migliore cast corale della stagione (Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Anna Foglietta, Kasia Smutniak, Alba Rohrwacher, Edoardo Leo e Giuseppe Battiston), pubblico e critica sembrano aver fatto pace con il genere della commedia. Era ora!

Il trionfatore di questi David, però, è Lo chiamavano Jeeg Robot, grandioso esordio di Gabriele Mainetti che resuscita anch’esso una fetta di cinema a lungo dimenticata: il cinema di genere, in questo caso il fantasy. Insieme a Il racconto dei racconti, quello di Mainetti è il titolo più premiato: ben 7 David tra i quali quello al Miglior regista esordiente, Miglior produttore e tutte e quattro le categorie degli attori. Tra i premi al cast, il più inaspettato è forse il David come Migliore attrice ad Ilenia Pastorelli che, ex del Grande Fratello al suo primo film, ha sbaragliato attrici del calibro di Valeria Golino e Juliette Binoche. Chapeau! Quanto al film di Matteo Garrone, per la seconda volta eletto Miglior regista, Il racconto dei racconti ha colpito nel segno soprattutto per gli aspetti tecnici. L’adattamento cinematografico della raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile è stato infatti premiato per scenografia, costumi, trucco, parrucco, effetti speciali e fotografia.

Poco è stato lasciato agli altri titoli candidati. Youth, di Sorrentino, se l’è cavata con due David per la musica. Ad uscirne sconfitto è più di tutti Non essere cattivo, che forte di ben 16 nomination ha trionfato solo per il miglior fonico di presa diretta. Insomma, se guardiamo ai tre titoli più fortunati, i David del 2016 hanno premiato una sola virtù: il coraggio. Il coraggio di chi ha tentato di fare altro all’interno di un un’industria cinematografica, come quella italiana, incartocciata su sé stessa forse da troppo tempo.

Già laureata in Lettere, sto ora per concludere il corso di laurea magistrale in Filologia Moderna. Quando non sto studiando, leggo viaggio o combino pasticci. Amo i film strappalacrime, le foto in bianco e nero, la musica malinconica e i romanzi intimisti. E se state pensando che io sia melodrammatica, non vi sbagliate. Lo sono, ma non ditemelo: mi imbarazzo facilmente.

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