Palmira è libera, tra distruzione e Memoria

27 marzo 2016: dopo dieci mesi di occupazione da parte dell’Isis, Palmira è stata liberata dalle forze russe, alleate di Damasco, che si stanno già preparando ad attaccare Raqqa, la roccaforte siriana del sedicente stato islamico.
Sono passate un paio di settimane, ma la città è ancora deserta, circondata da posti di blocco che impediscono a chiunque di entrarvi: gli artificieri russi sono al lavoro, strada per strada, per bonificare il terreno dalle migliaia di bombe piazzate dall’Isis sotto l’asfalto e gli edifici. Mancano ancora la corrente elettrica e l’acqua, perché le condutture sono state distrutte dagli islamisti.
Non si sa se e quando la popolazione potrà tornare ad abitare la «Perla del deserto» – e non è solo un problema di messa in sicurezza e di ricostruzione: pare che il regime di Assad stia dando la caccia agli abitanti sunniti, perpetuata anche dai soldati sciiti dell’Hezbollah libanese e dai molti volontari arrivati da Iraq e Afghanistan, che combattono sì contro l’Isis, ma anche contro i civili sunniti. Per alcune fonti locali, infatti, «nessuno dei 55.000 residenti sunniti di Palmira può tornare alle sue case. È pulizia etnica anti sunnita. La dittatura di Bashar ci accusa di essere tutti pro Isis. I giovani maschi vengono uccisi sul posto, ogni uomo è considerato sospetto».

Solo alcuni giornalisti occidentali hanno potuto accedere fin da subito alla città: uno dei primi è stato Maher Al Mounes, inviato dell’Agence France-Presse, che dapprima ha fotografato interi quartieri residenziali sventrati dalle bombe; poi, quando l’area è stata messa in sicurezza, ha riferito la distruzione dell’arco di trionfo di epoca romana, del tempio di Bel, costruito sotto TIberio (14-37 d.C.) e di parti delle torri funerarie, notizie confermate anche da altri inviati.

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L’arco di trionfo in una foto di marzo 2014 e il confronto con la situazione attuale. Foto AFP / Joseph Eid.

Nel complesso, però, l’opera di abbattimento non ha colpito più del 30% del sito archeologico. Rimane un fatto grave, ma si può tirare un sospiro di sollievo se si pensa che ci si aspettava la distruzione completa dei reperti dell’area.
C’è un’altra buona notizia: l’arco è stato ricostruito in 3D da due aziende italiane, la TortArt e la D Shape, con il marmo e l’arenaria di Carrara; sarà esposto il 19 aprile a Londra e poi a New York.
È italiana anche la BigDelta, la stampante 3D delta più grande al mondo, di cui ci eravamo già occupati: durante la terza edizione del Maker Faire di Roma (16-18 ottobre 2015),  tale macchina si è presentata anche come uno strumento fondamentale di rivalsa contro le distruzioni operate dall’Isis in Siria e ha già ottenuto il sostegno dell’Unesco e del «Progetto Palmira» coordinato  dalla prof.ssa Maria Teresa Grassi, del dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Milano.
Niente, infatti, ci potrà restituire i monumenti che le antiche civiltà hanno lasciato ai posteri; si sta cercando, però, di fare tutto il possibile affinché gruppi terroristici come quello dell’Isis falliscano nel proposito di cancellare le tracce della Storia, lasciando solo terrore e desolazione.
Qualcuno potrebbe ribattere che anche l’arco di trionfo romano non è altro che un simbolo di sopraffazione di un popolo rispetto ad un altro; vero, ma è anche un monito per l’Occidente: dalla violenza possono nascere la democrazia, la pace, la serenità. Noi stessi, «moderni» cittadini occidentali, dimostriamo continuamente di non aver compreso fino in fondo la lezione, continuando a guerreggiare, a commerciare armi, a perpetuare violenze. Ecco perché è fondamentale preservare i monumenti e i reperti, o ricostruire quelli distrutti: chissà che, dove noi stessi spesso stiamo fallendo, i nostri pronipoti possano essere migliori. O, almeno, più umani.

 

L’immagine di copertina, tratta da Wikipedia, mostra il teatro romano di Palmira, oggi ancora integro. 

Ho 23 anni, sono una studentessa di Linguistica, credo nella parità tra esseri umani e nel valore fondante della Cultura e dell’Arte per la nostra società. Ho creato e dirigo Incipit, scrivo anche per lavocechestecca.com.

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