Nascono le Antiprincipesse, storie di donne che rompono gli schemi

Cenerentola, Biancaneve, la Bella Addormentata… Quando pensiamo a queste figure fiabesche dei cartoni che hanno popolato la nostra infanzia la prima cosa che salta in mente è sicuramente l’aura di bellezza e, in generale, di perfezione che le riveste: la pelle chiara, un vitino sottile sottile, lineamenti regali e delicati, il corpo sempre confezionato in vestiti sfarzosi e colorati.

Ogni bambina, o quasi, sogna di essere una principessa, tutta truccata e vestita di rosa, di partecipare a balli eleganti, danzando e roteando con il principe di turno in un’enorme sala da ballo tutta adibita a festa.
Ma, soprattutto, ogni bambina (o quasi) sogna l’arrivo del principe azzurro a cavallo del suo fedele destriero, pronto a salvarla e a condurla verso quel «per sempre felici e contenti» di cui tanto si parla nei racconti, una dimensione idilliaca e inesistente dove vivere in amore e armonia.
La passività è ciò che, generalmente, caratterizza le figure femminili delle favole: donne in attesa di essere salvate, che giacciono immobili, immerse in un sonno profondo da cui potranno essere destate solamente grazie all’amore del loro principe, quasi come se, prima di quell’incontro, non avessero realmente vissuto.
Un quadro piuttosto triste, che fornisce esempi, alle bambine in particolare, lontani anni luce da quella che è la realtà in generale, ma soprattutto da quello che è il mondo contemporaneo; col passare del tempo, fortunatamente, anche il mondo delle favole e dei cartoni sembra aver tenuto il passo, evolvendosi e creando personaggi femminili leggermente più emancipati: pensiamo, per esempio, alla protagonista de La principessa e il ranocchio, una cameriera di colore che si spezza la schiena, portando avanti due lavori, tutto per realizzare il sogno del padre e aprire un ristorante.
Eppure c’è ancora un disperato bisogno di figure decisamente più reali, concrete, che si discostino da quegli ideali di bellezza che continuano a propinarci nelle pubblicità e nelle riviste e che, soprattutto, si mettano in gioco e dimostrino di essere tutt’altro che passive.
È proprio questo l’obiettivo che si propone la collana «Antiprincipesse», della casa editrice Editorial Chirimbote e pubblicata in Italia da Rapsodia Edizioni: una serie di libri per bambini ‒ in particolare dai sei ai dodici anni, ma di fatto senza alcun limite di età ‒ che hanno come protagoniste grandi personalità femminili dell’America Latina, forti e indipendenti.

credits: www.amazon.it
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Scritti da Nadia Fink e illustrati da Pitu Saá, i libri raccontano, con immagini colorate e giochi interattivi, la vita di queste grandi donne della storia che, invece di starsene immobili ad aspettare un principe che non sarebbe mai arrivato a salvarle, hanno deciso di svegliarsi da sole dal loro sonno profondo e prendere in mano le loro vite.
Ne sono un esempio Frida Kahlo, la famosa pittrice messicana a cui è dedicato il primo volume uscito a gennaio, e Violeta Parra, poetessa e cantautrice, protagonista del secondo, disponibile dal 15 aprile.
Da una parte, una donna che ha lottato contro la malattia, che ha dipinto i momenti più belli e più brutti della sua vita, che rompe qualsiasi schema e qualsiasi stereotipo; dall’altra un’artista cilena, nomade, che riportava in vita, attualizzandole, le canzoni tramandate dagli anziani negli angoli più sperduti del paese, denunciando le ingiustizie sociali.

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Si tratta di figure concrete, quindi, realmente esistite e che veicolano messaggi importantissimi alle bambine così come ai bambini: donna non è sinonimo di passività e di perfezione.
Un progetto innovativo e creativo, da cui prendere esempio e di cui abbiamo disperatamente bisogno, in un mondo che diventa sempre più grande e differenziato, dove, nonostante i progressi, i muri da abbattere sono ancora tanti e in cui l’idea, e soprattutto l’immagine della donna, veicolata dai mass media e dai giornali rimane fortemente legata principalmente al suo aspetto esteriore.

L’immagine iniziale è tratta dal sito di Rapsodia Edizioni.

Laura Ferla

Ho 21 anni, studio Lettere moderne e lo faccio con passione, credo fortemente nei miei sogni e spero di realizzarli. Sono una nerd senza speranza amante della lettura e della scrittura.
Collaboro a Incipit perché penso ci sia un gran bisogno, in questo Paese, di progetti come questo che mirino a diffondere la cultura.

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