Recensione: L’Estate Scorsa, di Paolo Cattaneo

Il fotografo Luigi Ghirri affermò di aver iniziato la propria ricerca artistica dalla foto della Terra vista dalla Luna. La rappresentazione della molteplicità -anzi totalità- nell’unità. Una cosa a cui l’uomo aveva sempre ambito e che ora era stata finalmente raggiunta. Cosa restava da fare agli artisti? Per Ghirri non rimaneva che osservare con occhio diverso la Realtà, sondarla, alla ricerca di particolari significativi su cui far posare il proprio occhio indagatore. Così ha sempre cercato di fare lui stesso, ponendosi in un certo qual modo in continuità con un altro grande, il pittore Giorgio Morandi.

A Ghirri, in particolare, piaceva definire le proprie fotografie come «finestra aperta sul Mondo, sulla Vita». Questa è anche una delle definizioni più calzanti anche per l’opera di Paolo Cattaneo, in particolare per il suo primo lungo graphic novel, L’Estate Scorsa

Il Fumetto come finestra aperta sulla Vita.

estatescorsa0
Credits: canicola.net

La storia è ambientata nel 1997. I protagonisti sono quattro ragazzi alle soglie dell’adolescenza, che vivranno una piccola avventura nel bosco, insieme. Fin qui sembra un classico romanzo di formazione, alla Stand by me. Eppure, basta leggere le prime pagine per capire che che è qualcosa, in parte, di radicalmente diverso.
Più che un film hoollywoodiano, dalla presenza forte e unificatrice della trama, dal suo instaurare un «discorso chiuso» con lo spettatore (per cui questi non può che recepirlo passivamente) L’Estate Scorsa si avvicina più ad alcune ricerche artistiche degli anni ’60-’70, riconducibili al «Concettuale»I Nouveaux Realistes. La Narrative ArtE, più recentemente, ai film che Gianni Celati realizzava assieme all’amico Luigi Ghirri.
In tutti questi casi non c’era una volontà di «trainare» lo spettatore all’interno della propria ottica, ma solo di sottoporgli una serie di immagini, di presentargli un’esperienza estetica, percettiva. Fornirgli una traccia: sta poi allo spettatore ricostruire una possibile percorsoSenza forzature.

Sembra che nell’Estate Scorsa la telecamera si accenda a caso, sembra che non sia programmata. Sembra che ci mostri scene scollegate fra loro che si susseguono indipendentemente l’una dall’altra. I protagonisti vengono colti in momenti di assoluta intimità, mentre mangiano con il nonno, giocano al computer disturbati dalla sorella, vanno a fare la spesa al supermercato. Tutte scene apparentemente «in-significanti», senza significato e «inutili» nell’economia narrativa.

Forse è proprio come la telecamera della memoria: si accende, registra particolari apparentemente casuali, non si sa bene perché, particolari che poi magari ci portiamo dietro per tutta la vita.
Magari alcuni di questi momenti li abbiamo ripresi e registrati: sono i vecchi filmati di famiglia su VHS. Appena li accendi, subito compare la data, l’ora, il minuto della registrazione.
E non si riesce a non vederci un’ affinità con il modo di raccontare di Paolo, che comincia ogni capitolo-registrazione premettendo data, ora, minuto in cui si sta svolgendo l’azione. Dal momento in cui, appunto, si accende la telecamera.
Un’ultima suggestione (che probabilmente è tutta di chi scrive): il bordo stondato delle vignette sembra somigliare proprio allo schermo dei vecchi televisori a tubo catodico.

La Vita come pura casualità.
Come una successione di eventi non programmata.
Strano ma vero, Paolo prima dell’Estate Scorsa non faceva mai storyboard: cominciava una tavola ma non non sapeva mai come l’avrebbe conclusa. Faceva succedere gli eventi, vignetta dopo vignetta, con coerenza comunque straordinaria ma non programmata.
Si trattava comunque sempre di storie brevi. Nel caso di un lavoro lungo e complesso come L’Estate Scorsa, invece, Paolo gli storyboard li ha ben fatti, nonostante raconti vicende che hanno comunque un sapore di indefinitezza. Forse solo alla fine emerge una vaga connessione che consente di mettere assieme i pezzi. Ma tutto resta comunque aperto, vago, sfumato…proprio come il segno di Paolo, che ha visto nella matita lo strumento migliore per rendere le sue storie. Con un segno che diventa ora più scuro, ora più chiaro, mai netto. Il suo «sfumato marcio», come l’ha chiamato l’autore stesso in una recente intervista.

Dunque non aspettatevi di trovare il «solito» tratto a china, stentoreo, univoco, che spinge il lettore in una strada ben precisa. Siamo agli antipodi della «Linea Chiara» alla Tintin, assolutamente narrativa, prettamente unidirezionale, proprio come le storie che illustra: c’è solo il necessario, è un perfetto meccanismo narrativo che sa tenere il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina, non diversamente da quello che fa un film hoolywoodiano.

Credits: canicolaedizioni.tumblr.it
Credits: canicolaedizioni.tumblr.it

La Vita come ricchezza.
Come quantità sterminata di dati, di cose, messe insieme senza coerenza. Dalle distanze «eteree» e siderali della Cometa Hale-Boop allo sporco tra le dita dei piedi dei personaggi, ai piccoli di insetto sulla schiena di una mamma-scorpione. Una grandissima varietas di cose, che graficamente si traduce in una moltitudine di segni, segnetti, segnettini, che vanno a caratterizzare le minuziosissime vignette di Paolo, quasi ad invitare cortesemente il lettore a posarvi l’occhio, a far sì che piacevolmente si perda in quell’universo (si, ogni vignetta è un universo) di dettagli, tratteggini, scrittine. Il tempo di lettura così si dilata…di quanto? Lo spettatore è libero di deciderlo. Il «tempo oggettivo» si annulla, e si personalizza. Entriamo in una dimensione di un «tempo Soggettivo»: entriamo nella dimensione della Memoria.

La Vita come esperienza sinestetica. Come pluralità di sensazioni. Ecco che ne L’estate scorsa si trovano una miriade di scritte che invadono la vignetta: sono suoni. E inoltre continui richiami a sensi come il tatto, l’olfatto, il gusto. Oltre che ovviamente la vista.

La Vita come percezione, ed esperienza. Ovvero, come la possono vedere un gruppo di ragazzi adolescenti, che per la prima volta si trovano a fare i conti con sensazioni nuove. Vicende ormonali, brufoli. Voglia di avventura. E di scoperta. Insomma, si affacciano alla Vita.

Proprio come, attraverso questo graphic novel, il Linguaggio del Fumetto, intensamente, prepotentemente, rifiuta «l’opera chiusa», in favore di un’apertura sulla Vita. Il Fumetto come finestra aperta sulla Vita, dunque, che si affaccia su di essa.

 

Pieralvise Santi

Ho 21 anni, studio all’Accademia di Belle Arti, indirizzo Fumetto&Illustrazione. Adoro (ovviamente) i fumetti e chi li fa, l’Arte e l’Idealismo di chi è giovane. Per Incipit realizzo illustrazioni, spesso a sfondo sociale, cosa che mi forma molto perché mi costringe ad approfondire ogni volta un determinato tema e mi consente di esprimere il mio pensiero sulla questione senza alcuna censura.

One thought on “Recensione: L’Estate Scorsa, di Paolo Cattaneo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *