Recensione e intervista ai RossoMaltempo e ai loro «Sei giri di chiave»

Lo scorso 23 Gennaio sono usciti col loro primo album «Sei giri di chiave» su Bandcamp  e Soundcloud e proprio ieri, durante la loro data al Vinile di Rosà (VI), hanno presentato il cd in formato non digitale. Loro sono i RossoMaltempo, una band composta da quattro membri che è nata nella periferia padovana grazie alla comune passione per la musica e per il divertimento e che non potevamo non recensire e non intervistare.

RECENSIONE

L’album si compone di sei brani dal taglio Rock Alternative, che lasciano ampio spazio alla musica più che alle parole: questo può essere un punto dolente per gli amanti del rock più cantautoriale, ma di certo fornisce una coerenza al progetto del gruppo. «Sei giri di chiave» si apre appunto con Via Bernina, pezzo esclusivamente strumentale, dedicato a Padova e più specificamente al quartiere Arcella , dove la gran parte dei componenti della band ha passato la sua vita e che entra prepotentemente nel loro background culturale. Infatti in tutto l’album si può avvertire l’eco di un’angoscia adolescenziale tipica di molte band emergenti italiane che si legano ad una realtà di provincia. Chiaro esempio è Colare a picco che, insieme a Il nuovo che arriva, vuole comunicare la difficoltà dei giovani di riuscire a prendersi delle responsabilità  non sentite come proprie, ma come frutto di un mondo di adulti, essenzialmente visto come nemico. Nota alternativa nell’album è senz’altro Non ho paura di te, con un ritmo più leggero e catchy rispetto alla forte strumentalità delle altre canzoni. Il pezzo senza dubbio più interessante del progetto dei RossoMaltempo è, però, Non tornerà : dopo un lungo crescendo, la canzone esplode in una tormentata domanda sul tempo che passa, il quale -come si sa- non tornerà.

In generale, la bravura dei RossoMaltempo è fuori di dubbio, la loro abilità nel suonare si può avvertire dalle prime note, in cui spicca il talento del batterista. Forse per chi se ne intende un po’ di musica può sembrare che questo gruppo non abbia niente di nuovo da offrire, tuttavia sicuramente compensano ogni eventuale mancanza con un’energia e una passione che è raro trovare. Aggiunge pregio alla loro musica assistere ad almeno un live, durante il quale i quattro ragazzi riescono a coinvolgere il pubblico con ironia e grinta.

Dalla pagina Facebook del gruppo.
Dalla pagina Facebook del gruppo.

INTERVISTA

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i RossoMaltempo, per sapere di più di questo progetto emergente.

Cominciamo dall’inizio: come è nata l’idea di formare una band e come avete cominciato questo vostro progetto?

L’idea è partita da Giulio e Seba, i quali suonavano insieme in un altro gruppo che poi si sciolse. Negli ultimi anni di liceo, quindi, iniziarono a cercare la collaborazione di Zanca per iniziare a suonare insieme musica originale, poiché anche lui era rimasto orfano per via dello scioglimento dei suoi «Noisy Birds». Abbiamo provato in tre per un po’ di mesi nella taverna di Giulio per raccogliere un po’ di materiale, poi ci siamo messi alla ricerca di un batterista. La ricerca purtroppo – o per fortuna – è durata praticamente un anno, solo a marzo del 2015 infatti abbiamo incontrato il buon Bubuz e da lì è iniziato ufficialmente il tutto.

Avete «debuttato» il 30 maggio scorso e in meno di un anno siete riusciti a crearvi un vostro pubblico, a vincere un contest e a fare uscire un album. È una domanda difficile, ma quale pensate sia stata la chiave del vostro successo?

Pensiamo sia grazie a vari fattori: in primis la fortuna, siamo stati obiettivamente fortunati, non poteva andarci meglio di così in tantissime situazioni, in secondo luogo la sinergia acquisita in quell’anno di prove «a vuoto», che si è cementata solo con l’arrivo di Bubuz. Paradossalmente poi avevamo le idee abbastanza chiare sul da farsi, avevamo un piano a medio termine che ci ha portato a ciò che siamo oggi attraverso le varie esperienze di questo anno, a cominciare dalla partecipazione al Rise contest e l’incisione del nostro primo disco. Abbiamo fatto in pratica un po’ di programmazione, battuto il ferro finché era caldo e ci siamo sempre guardati intorno sulla scena  musicale padovana.

A proposito di album e chiavi: grazie alla vittoria del Rise siete riusciti a produrre «Sei giri di chiave». Parlateci un po’ dell’album, di cosa (e che altri artisti) vi ha influenzato, di ciò che volete dire con la vostra musica.

«Sei giri di chiave» è la raccolta del nostro primo materiale e di quello che abbiamo elaborato l’estate scorsa. Non è un’opera densa di parole, prediligiamo per natura le parti strumentali, per scelta o probabilmente per incapacità personale abbiamo rinunciato spesso a seguire i canoni della canzone standard. Ci sono alcune tematiche ricorrenti, una è quella della responsabilità di ognuno di noi nei confronti della realtà attuale e un’altra è il collegamento diretto con il mondo in cui viviamo e in particolare la nostra città: Padova. L’idea di individuare in coordinate spazio/tempo le nostre canzoni ci sembrava potesse rendere più condivisibile il messaggio alla base dell’EP, in modo tale che non risultasse uno sfizio, un prodotto solo per noi quattro. Le influenze sono tante, un calderone di: Gazebo Penguins, FASK, Afterhours, BSBE, Tool, Ministri, RATM, Calibro35, Meshuggah, Teatro degli Orrori, ma anche e soprattutto  Metro Station, Jonas brothers, Raffaella Carrà, Fratello Metallo e qualche seconda classificata al Festival di San Remo negli anni ‘70-’80 (*contenuto altamente ironico* ndr).

Quali sono i vostri progetti a breve termine, cosa vi aspetta quest’anno?

Stiamo lavorando per suonare il più possibile, abbiamo già fissato 6 date fino a maggio (ma non possiamo ancora svelare nulla, se non che il 23 marzo all’HUB a Padova). Da giugno in poi le uniche certezze sono le 5 date che abbiamo vinto grazie al Rise Festival, che ci permetteranno di suonare su importanti palchi di festival e locali veneti quali Festambiente, Goose Festival, Shockando Festival, Rise Festival e  Vinile (come sempre grazie Rise con tanti cuoricini).

Progetti a lungo termine? Vi piacerebbe che la musica diventasse il vostro futuro?

Sogniamo tutti il famigerato Pulmino con la P maiuscola e qualche data in giro per l’Italia, è uno degli obiettivi per i quali lavoreremo, pur portando tanta pazienza se dovesse servire. Sognare in grande non ci costa fatica, nel frattempo cerchiamo di suonare il più possibile e continuiamo a divertirci lanciandoci dal palco. Questo resterà un obiettivo anche a lungo termine.

Domanda finale: artista preferito?

Questa è la domanda più complicata: per Giulio è Maynard James Keenan; per Zanca è Joey Ramone; per Seba è Billy Sheehan; mentre per Bubuz è Cesare Ferro.

 

Ho 23 anni e studio lettere moderne, il grande amore della mia vita sono i libri, credo che leggere sia indispensabile per formarsi un pensiero critico indipendente. Per questo ho deciso di far parte di Incipit. Scrivo anche per neun.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *