Donne di oggi e donne di ieri, cosa è cambiato?

La figura della donna, nel corso del tempo, ha subito un processo di evoluzione lento e faticoso, una trasformazione che l’ha portata a conquistare un ruolo decisamente più spesso e ricco di sfumature.
Sia nella letteratura, sia nel cinema o nell’arte, le figure femminili di oggi si distinguono da quelle del passato per la loro capacità di essere forti, indipendenti e d’ispirazione, per essere considerate all’altezza -e a volte persino superiori- dei loro corrispettivi maschili.
Se pensiamo allo stereotipo della donna completamente subordinata all’uomo nell’età classica o a quello dell’amata perfetta ed addirittura angelica di derivazione stilnovista, possiamo percepire un abisso tra queste rappresentazioni femminili e quelle moderne o contemporanee.
In passato le donne sono sempre state dipinte come isolate, condannate all’obbedienza e alla fedeltà, relegate nello spazio chiuso e «protetto» della casa a prendersi cura dei figli, come semplici strumenti nelle mani dell’uomo, che le usa a proprio piacere: Ifigenia viene addirittura sacrificata dal proprio padre Agamennone per placare l’ira degli dei e far proseguire la spedizione verso Troia, mentre Penelope attende con diligenza e pazienza il ritorno del suo sposo Ulisse, senza mai tradire la sua fiducia, mentre lui invece si concede diverse «avventure».
Da figure femminili ricche di virtù si passa a donne persino divine, ma completamente passive, come quelle concepite dagli stilnovisti, convinti che l’amore di una donna fosse il mezzo per raggiungere la grazia divina: donne bellissime, dalle labbra rosso rubino, denti bianchi come le perle e i capelli color del grano, che tuttavia non agiscono attivamente e, in particolare, non fanno nulla per se stesse; bensì  sono innalzate ad immutabili idoli. Fortunatamente, con il tempo si è arrivati a personaggi completamente nuovi e rivoluzionari, a tutto tondo, che sconfiggono i pregiudizi e mutano la visione della donna, la quale da semplice oggetto di desiderio dell’uomo diventa qualcosa di molto più elaborato e complesso.
Un ottimo ed evidente esempio di tutto ciò sono le serie televisive che ultimamente spopolano  in tutto il mondo, costellate di figure femminili forti e di spessore, moltissime delle quali occupano un ruolo cruciale, se non di vere e proprie protagoniste, in storie accattivanti e d’avventura.
Alcune di queste non hanno niente a che fare con gli stereotipi triti e ritriti del passato: non sono più le donne dolci e gentili, il cui unico scopo nella vita sembrava essere quello di trovare un uomo e mettere su famiglia, anzi; donne in carriera, determinate, forti, pronte a tutto pur di avere successo, come Annalise Keating -forse uno dei personaggi televisivi femminili più complessi in circolazione-, figura centrale di How To Get Away With Murder: un avvocatessa dannatamente brava, una donna di colore che abbatte qualsiasi pregiudizio e rompe gli schemi, intelligente e brillante, con il suo passato e i suoi fantasmi che la perseguitano, capace di farsi temere da uomini e donne.

Una battuta della protagonista di How To Get Away With Murder, interpretata da Viola Davis. Credits: wikipwedia.org.
Annalise Keating interpretata da Viola Davis. Credits: wikipedia.org.

«I am who I am. If you don’t like it, I don’t care.»

«Sono chi sono. Se non vi piaccio, non m’importa.»

Una battuta della protagonista in un episodio dello show.

Non c’è più un limite alla rappresentazione femminile in questi prodotti del piccolo schermo: donne guerriere, combattive e coraggiose che attirano l’attenzione dello spettatore proprio per la loro complessità.
Moltissime opere letterarie, già a partire dal’800-‘900, hanno come protagoniste le donne: Madame Bovary di Flaubert, Orgoglio e pregiudizio della Austen, La signora Dalloway di Virginia Woolf… E se già questo è un grande risultato nell’evoluzione della rappresentazione femminile,  ancora non è del tutto presente quella concezione di figura forte e combattiva, emancipata, che salva invece di essere salvata, che lotta per se stessa e per gli altri, senza che qualcuno lo faccia al suo posto.
Una delle figure forse più rivoluzionarie del panorama contemporaneo (anche grazie alla sua grande fama) a questo proposito è Katniss Everdeen, la protagonista della trilogia di Hunger Games scritta da Suzanne Collins e successivamente trasformata in film di successo con Jennifer Lawrence ad impersonare la giovane combattente: appena sedicenne, questa ragazza ha sulle spalle il destino di un’intera nazione, soffocata da una terribile dittatura che semina terrore e povertà.

Jennifer Lawrence nei panni di Katniss Everdeen, armata con tanto di arco. Credits: flickr.com
Jennifer Lawrence nei panni di Katniss Everdeen, armata con tanto di arco. Credits: flickr.com

«Il mio spirito. È un concetto nuovo. Non sono sicura di conoscere il significato esatto, ma forse dà l’idea che io sia una combattente. In un modo un po’ guascone. Non una che non è mai ben disposta nei confronti degli altri. D’accordo, forse non vado in giro a voler bene a tutti quelli che incontro, ma alcune persone mi stanno a cuore.»

Un estratto da un libro della famosa trilogia distopica.

Questa giovane donna, sviluppandosi e crescendo nel corso dei libri, diventa una vera e propria eroina, che combatte per la sua famiglia e per la sua gente, per riscattare il destino di una popolazione sfruttata e che muore di fame, conquistando il pubblico, ragazze e ragazzi indifferentemente, e dimostrando che coraggio e forza non sono più una prerogativa esclusivamente maschile.

Una rivoluzione notevole sta prendendo piede anche nel mondo dei fumetti: Faith Herbert – protagonista del nuovo fumetto della «Valiant Entertainment»- è il prototipo di un nuovo tipo di eroina, pensata e disegnata per distruggere i canoni di bellezza femminili che vogliono la donna con la pancia piatta e i costumi attillati; Faith è una ragazza normale, con le sue curve, che il lettore può vedere con i suoi occhi: non ci sono descrizioni del fisico della ragazza, solo rappresentazioni grafiche, di modo che chi legge sia concentrato, di fatto, su quello che fa e non sul suo peso.
Nonostante qualche eccezione -come Twilight e 50 sfumature di grigio, dove le autrici sembrano aver dimenticato la storia che ha portato all’emancipazione femminile- l’immaginario collettivo, che per secoli ha dipinto i personaggi femminili come creature fragili, dolci e delicate, che le ha rappresentate costantemente in funzione dell’uomo, è ormai stato scalzato da una concezione diversa, più reale e concreta di donna, che ha bisogni veri e validi, sogni e ambizioni e che può potenzialmente raggiungere qualsiasi traguardo e arrivare, persino, a spodestare il maschio alfa.

Laura Ferla

Ho 21 anni, studio Lettere moderne e lo faccio con passione, credo fortemente nei miei sogni e spero di realizzarli. Sono una nerd senza speranza amante della lettura e della scrittura.
Collaboro a Incipit perché penso ci sia un gran bisogno, in questo Paese, di progetti come questo che mirino a diffondere la cultura.

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