Le catene della «bellezza», due interviste. Jessica Ledwich – Monstrous Feminine

Le donne non possono camminare per strada senza essere giudicate. Può sembrare strano, ma sfortunatamente è così. Per una persona di sesso femminile esistono delle norme non scritte che regolano il rapporto con gli altri e, soprattutto, l’accettazione all’interno della società. Sembra inevitabile procedere per categorizzazione quando si parla di donne: le milf o le ragazze della porta accanto, quelle sexy, le ciccione, le zitelle con tanti gatti, quelle facili (per riferire solo l’aggettivo più gentile con cui quest’ultime sono definite), le vecchie e via così. L’aspetto più agghiacciante di questo fenomeno sociale è proprio la sua base meramente superficiale: non si giudica il comportamento – attività da cui comunque ci si dovrebbe astenere –, bensì si deduce un determinato comportamento basandosi esclusivamente sull’aspetto fisico, sull’apparenza.

Non sconvolge, dunque, se parlando di donne si finisce col parlare del concetto di «bellezza» e tutto ciò che esso implica. Make up, vestiti alla moda, parrucchiere, dieta, depilazione, manicure, ritocchi con botox e chirurgia estetica: quando tutto ciò si trasforma da semplice vezzo a canone imposto dalla società, pena l’esclusione?

A dimostrare l’importanza e l’universalità di tale questione nell’esperienza femminile, ecco due storie, due iniziative, due interviste a chi cerca di cambiare le cose dalla piccola Padova alla grande Australia.

MONSTROUS FEMININE di Jessica Ledwich

ATTENZIONE: Le immagini seguenti potrebbero urtare il pubblico più sensibile.

Jessica Ledwich è un’artista di Melbourne che opera nel campo della fotografia, approcciandosi inizialmente al mezzo come fotografa di moda, e della scultura. L’ispirazione per i suoi lavori deriva dalla discussione dei temi più controversi e dibattuti, partendo dall’osservazione antropologica della società per giungere ad un dialogo. Uno dei suoi progetti è intitolato Monstrous Feminine, ovvero la femminilità mostruosa. Questa serie di immagini ritrae donne surreali, soggette a pratiche al limite tra l’estetica e la tortura; e proprio tra ironia e grottesco, sono indagati i concetti di bellezza, accettazione, apparenza, falsità, forzatura, cultura e sensualità.

A fornire l’occasione per quest’opera è il saggio di un’altra donna, Barbara Creed, che in The Monstrous-Feminine : Film, Feminism, Psychoanalysis analizza il ruolo della donna nel cinema horror, individuandone una funzione nuova: non più solo la vittima che scappa urlando, ma l’incarnazione stessa del mostro che minaccia l’uomo con la propria attitudine castrante, freudianamente intesa. Da qui, la Ledwich si muove e passa dalla sessualità e dal corpo naturalmente inquietante della donna, alle insane procedure a cui essa si sottopone -procedure completamente innaturali ma altrettanto mostruose.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarla riguardo la condizione femminile di oggi e i fattori che la determinano.

Ledwich
Monstrous Feminine, Jessica Ledwich da www.jessicaledwich.com.

Dopo secoli di conflitto, sembra che le donne abbiano ora ottenuto un certo livello di libertà politica; infatti, molti paesi garantiscono la parità dei sessi attraverso sistemi di leggi ed altri canali ufficiali. Ma pensi che le donne possano davvero affermare di avere la medesima libertà all’interno della società? Rituali come indossare i tacchi o il trucco, voler essere magre o eternamente giovani limitano la libertà delle donne? E come hai trattato questi temi nel tuo progetto Monstrous Feminine?

Obietterei che non tutte le donne hanno ottenuto la libertà politica, infatti c’è un gran numero di paesi in cui le donne sono ancora considerate dei cittadini di seconda classe. Non possono votare, non godono dello stesso accesso all’istruzione e sono viste come possessi o schiave degli uomini.

Scrivo questo alla vigilia della Giornata Internazionale della donna. Il fatto che ci sia ancora bisogno di un giorno in cui riconoscere attivamente i traguardi delle donne è indice di un’ancora presente disparità di genere.

Credo che sia importante distinguere tra libertà esplicita ed implicita. Io ho la fortuna di vivere in un paese del primo mondo che crede fortemente nella uguaglianza tra i sessi e nella democrazia. In Australia, le donne hanno le stesse libertà degli uomini: in questo senso, abbiamo libertà esplicita. Eppure ci troviamo imprigionate da valori culturali che abbracciano una visione molto ristretta di cosa sia essere una donna «come si conviene». La prigione in cui ci troviamo è costruita da aggiornamenti di stato, foto di Instagram e cultura popolare. Non penso che rituali come indossare i tacchi alti o il trucco limitino la libertà delle donne di per sé.  Sono una scelta: nessuno sta imponendo un ordine per cui tutte le donne devono indossare i tacchi alti. Tuttavia, questa visione limitata riguardo ciò che è considerato «desiderabile» in una donna è molto radicata nella nostra cultura ed è davvero difficile uscirne.

Monstrous Feminine esplora le procedure a cui le donne si dedicano per inseguire questa visione idealizzata di «bellezza». Storicamente la sessualità femminile è stata spesso ritratta come qualcosa di spaventoso, spiacevole e minaccioso. C’è un’enorme paura culturale intorno all’idea dell’invecchiare, proprio come ci sono intere generazioni di donne le cui identità sono state plasmate da questo. Questo lavoro mira a riflettere i bizzarri e spesso grotteschi rituali a cui le donne partecipano. Non mi interessa criticarle per dedicarsi a questi «rituali»; piuttosto cerco le ragioni che vi stanno dietro. Perché le donne sentono l’esigenza di sottoporsi a procedure dolorose o addirittura pericolose per sentirsi meglio riguardo loro stesse? Perché non possiamo celebrare le nostre differenze? Perché più le donne invecchiano più sono svalutate? Queste sono delle domande che mi pongo sempre.

Monstrous Feminine, Jessica Ledwich da www.jessicaledwich.com.
Monstrous Feminine, Jessica Ledwich da www.jessicaledwich.com.

Per questo progetto ti sei ispirata al libro di Barbara Creed, The Monstrous-Feminine: Film, Feminism, Psychoanalysis, dove le donne sono rappresentate non solo come vittime, ma anche come dei mostri nei confronti degli uomini, a causa del loro corpo, della loro capacità riproduttiva e di una generale tendenza castrante. Il tuo Monstrous Feminine, però, sembra essere più il prodotto di una forza esterna che agisce sulle donne e le trasforma in figure grottesche. Come le due componenti –natura e trasformazione- possono coesistere e perché ti sei concentrata sulla seconda?

Mi intrigava quanto la nozione di «femminile» fosse carica di paura. La Creed indica in che modo le donne sono state ritratte come castranti, come mostri la cui sessualità è estremamente inquietante. Più mi immergevo nel suo lavoro, più capivo come le donne fossero state rappresentate mostruose in moltissimi esempi di cultura popolare, e come tutt’oggi vi siano esempi di comportamenti dominanti che, in un modo o nell’altro, posso essere definiti mostruosi. La relazione tra natura e tecnologia è uno dei temi principali di questo progetto, assieme alla fondamentale influenza della tecnologia nel plasmare i nostri ideali culturali.

Il lavoro esplora l’idea di «forze esterne», ma le figure ritratte in queste immagini non sono mai inerti. Nessuna donna ha qualcosa che «la costringe» o che «le è imposto». In ogni foto ella è complice della sua attività. Le forze esterne che si vedono agire nelle immagini sono psicologiche.

Se il saggio della Creed è la tua base concettuale, quali sono i tuoi modelli artistici?

Sono molto interessata all’estetica e al ruolo che gioca nel linguaggio visivo. Il mio lavoro è influenzato molto dalla prima fotografia surrealista: per me c’è qualcosa di affascinante nel modo in cui il corpo sia stato esplorato al tempo stesso sia in quanto soggetto, che in quanto oggetto.

Le tue opere sono sinistre e macabre, ma in un certo modo sono anche pop e alla moda. Quale reazione vorresti suscitare nel tuo pubblico? Una piccola risata o una profonda riflessione?

L’opera sfrutta coscientemente l’estetica della moda e della pubblicità. Penso che ci sia una tensione interessante nel presentare qualcosa di molto combattuto attraverso un mezzo che, invece, è familiare ad ognuno di noi. Le immagini sono facilmente leggibili. Il mio background era inizialmente la fotografia di moda, perciò si tratta di un mezzo e di un linguaggio visivo che conosco bene. Alcune immagini sono sardoniche: mi piace l’arte che mi coinvolge intellettualmente ma che riesce anche ad attrarre il mio perverso senso dell’umorismo. Vorrei che il pubblico entrasse in contatto con l’opera, poi il modo in cui reagisce è completamente fuori dal mio controllo.

Ledwich Bara
Monstrous Feminine, Jessica Ledwich da www.jessicaledwich.com.

Come pensi che la modernità, con i suoi processi industriali, commerciali e consumistici, abbia colpito le donne? Nel tuo progetto Covetous analizzi il desiderio attraverso gli oggetti che lo rappresentano, ma ritieni che ora le donne possano essere considerate come uno di quegli oggetti, specialmente attraverso la sessualizzazione?

Nella cultura popolare le donne sono spesso rappresentate come oggetti e la loro sessualità è ancora la loro valuta corrente. Ecco perché molte temono di invecchiare. Se vivi in una cultura che dà valore soltanto alla giovinezza, cosa rimane una volta che raggiungi una certa età? Ho anche l’impressione che l’accesso diffuso alla pornografia stia cambiando il panorama della sessualità femminile. Sono estremamente triste per le donne e gli uomini della generazione odierna che devono ancora sviluppare una propria identità sessuale, e per l’effetto che la pornografia sta avendo in tutto ciò. È tuttavia importante notare che non ogni uomo vede la donna come un oggetto sessuale. In effetti, credo che molti uomini non abbiano una visione così limitata in relazione alla donna, anzi è la più potente riflessione culturale a presentare nei media, nella televisione e nei film una tale limitata rappresentazione della donna. L’ironia perversa in tutto questo è che vogliamo disperatamente spiccare, avere i nostri 15 minuti di fama, eppure vogliamo anche conformarci a standard che sono però irraggiungibili per il 99,95% di noi.

L’aspetto consumistico e commerciale è ciò che guida il nostro comportamento: parliamo di industrie da miliardi di dollari che traggono energie dalla paura delle donne. Immagini cosa accadrebbe se ogni donna non comprasse più alcun prodotto di moda o di bellezza, smettesse di sottoporsi a chirurgia estetica, di usare cosmetici, farsi la ceretta, ecc….? L’economia mondiale collasserebbe.

Covetous, Jessica Ledwich da www.jessicaledwich.com.
Covetous, Jessica Ledwich da www.jessicaledwich.com.

In quanto artista donna, ti sei mai sentita discriminata?

Non direi di essermi sentita personalmente discriminata. Tuttavia, so con certezza che c’è disparità di genere quando si tratta della rappresentazione di artisti donna all’interno del mondo dell’arte. La maggior parte di artisti a cui sono concesse mostre dalle grandi istituzioni sono uomini: attirano prezzi più alti all’asta ed occupano più posizioni di direttori di galleria. È un fatto risaputo. Non è che le donne non facciano un buon lavoro, è solo che non lo si vede. Ma penso davvero che ciò stia cambiando; più donne ottengono incarichi di autorità nel mondo dell’arte, più artisti donna vedremo.

Perché hai abbracciato la causa femminista e cosa può fare l’arte per cambiare le cose?

Mia madre è stata un modello molto forte per me. È pittrice e psicologa e ha instillato nella mia voce la confidenza e il senso di valere in quanto persona. Credo che crescere con una psicologa in casa abbia influito molto nel suscitare la mia curiosità verso il comportamento degli altri. Il femminismo per me riguarda la scelta, le libertà personali e il dare potere alle donne. Monstrous Feminine non critica le scelte delle donne ma chiede: perché? Penso che proprio in questo giaccia il potere dell’arte. L’arte può sfidare, può accendere una luce su qualcosa che normalmente non guardiamo o che non vogliamo guardare, il tutto nella speranza di creare un dialogo. Perché siamo sinceri, se non ne parliamo le cose non cambieranno mai.

22enne che studia Lettere Moderne, crede nella libertà, detesta limiti e pregiudizi e cerca di avere uno sguardo il più ampio possibile. Cinema, arte (tutta), letteratura e musica fanno per me, ma come meri oggetti di contemplazione.
Spero di condividere l’importanza della cultura contribuendo ad Incipit.

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