Donne che pedalano per emanciparsi: accade in Afghanistan

Ieri è stata la Giornata internazionale dedicata alle donne: quest’occasione dovrebbe ricordarci che ci sono zone del mondo in cui il rispetto e la considerazione della donna non esistono e che la lotta per l’uguaglianza dei diritti è ancora ben lontana da una conclusione.
Uno spunto di riflessione ci è fornito dalle componenti del «Cycling Team»: una squadra di 41 donne afghane che, grazie al ciclismo, sono riuscite a lasciare le loro case e dare una svolta alla loro vita.

In una società come quella afghana le donne spesso non sono libere di uscire di casa senza essere scortate da un uomo – figuriamoci l’andare in bicicletta da sole. Per questo le ragazze della squadra, come il loro allenatore Abdul Sadiq (l’unico ciclista professionista del Paese), sono continuamente vittime di accuse di immoralità e di minacce di violenza.
Nonostante questo però continuano ad allenarsi, trovando in quelle intimidazioni la motivazione per andare avanti e la forza di pedalare giorno dopo giorno contro i limiti sociali, con il sogno di poter andare in bicicletta per le strade senza venire insultate. 

Così la squadra di cicliste afghane è stata nominata al premio Nobel per la Pace 2016 grazie alla campagna #BikeTheNobel proposta dal programma radiofonico Caterpillar di RaiRadio2.
Il loro coraggio è un esempio per tutte quelle donne che sono discriminate (o peggio, maltrattate e sottomesse) perché considerate ancora «sesso debole», e che soprattutto hanno paura di lottare per cambiare le cose.

Elena Molinari

Ho 22 anni, studio Lettere e insegno ginnastica ritmica. Amo i romanzi, la musica e la danza in ogni sua forma. Credo nella libertà di espressione e per questo mi piace collaborare ad un blog come Incipit.

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