Odi et amo: Facebook e l’arte

Alcuni lo amano, altri lo odiano, quasi nessuno riesce a farne a meno – esatto! Stiamo parlando di Facebook. Il social network più popolare del mondo nasceva esattamente 12 anni fa (il 4 febbraio del 2004) da un’idea dell’ormai famigerato Mark Zuckerberg. Come un nerd americano abbia avuto una delle idee di maggior successo degli ultimi vent’anni lo sappiamo quasi tutti, soprattutto grazie al film The Social Network: la piattaforma fu creata in una stanza del dormitorio di Harvard da Zuckerberg e alcuni suoi compagni, con lo scopo di mettere in contatto tra loro i ragazzi e le ragazze del campus. Presto però il sito divenne così popolare che uscì dai confini dell’università per divenire accessibile in tutto il mondo. Nel 2012 il numero di utenti di Facebook ha raggiunto il miliardo e Zuckerberg è ormai il sesto uomo più ricco del mondo (e ciò forse rappresenta un po’ il motivo per cui tutti lo odiamo).

Sarebbe ora facile aprire una discussione sui pro e i contro del social network, ma non è questa la sede: ci limiteremo a prendere come certo il fatto che l’avvento di Facebook ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e di interagire col mondo e con gli altri.
Vorremo invece prendere in esame il rapporto tra questa piattaforma digitale e l’arte. Sicuramente anche in questo settore il cambiamento negli ultimi anni è stato radicale, anche perché dall’avvento di Facebook si sono moltiplicati nuovi social network, tra i quali molti dedicati più specificamente all’arte: Tumblr, Social Artwork, Deviantart e altri.

Facebook anche in questo campo ha facilitato la diffusione delle opere, in particolare di quelle degli artisti emergenti, aiutando molti di loro a farsi conoscere. Infatti, non si può dire che questo social network non sia democratico: chiunque può esporre i propri lavori e crearsi un proprio pubblico anche senza il consenso dei critici d’arte, restando fuori dai canali artistici tradizionali.

Facebook pone però anche dei problemi agli artisti, ad esempio a riguardo del copyright (questione spinosa che in realtà concerne tutto il mondo del web): una volta pubblicate sul sito le opere possono essere prese da chiunque anche senza il consenso dell’autore. Si può ovviare al furto delle immagini aggiungendo una filigrana con un marchio, rovinando però il valore artistico del’illustrazione o del disegno – già compromesso, a dire il vero, dalla pessima risoluzione grafica che Facebook applica alle immagini caricate.
In questo caso appare più sicuro un altro popolare social, Instagram, che non permette di salvare le immagini direttamente dal proprio sito.
Oltre a dover contrastare possibili furti, gli artisti attivi su Facebook devono poi scontrarsi anche col fatto che, per avere visibilità, le pagine debbano essere sponsorizzate; cosa che ha portato molti di loro a dedicarsi ad altre piattaforme totalmente gratuite. Un altro punto dolente per cui molti si sono battuti è la questione della censura: in particolare si può ricordare la campagna dello scorso anno #freethenipples, diffusasi anche su Twitter, che protestava contro la censura dei seni femminili anche nelle opere artistiche. In particolare veniva messa in discussione l’ipocrisia con cui il seno femminile viene oscurato in siti come Facebook e Instagram, mentre, soprattutto sulla prima piattaforma, sono presenti molte pagine violente o apertamente volgari senza alcuna forma di controllo. Ciò ha dato vita ad un vero e proprio movimento contro le differenze di genere, che ha ispirato anche l’argomento di un film.

Gli artisti dunque non esitano a criticare Facebook, non solo per i motivi sopra elencati, ma anche per la filosofia che si cela dietro al mondo virtuale che il social network vuole creare. Così esso diventa a volte protagonista delle loro opere in cui sono posti in evidenza i suoi lati negativi, in particolare la sterilità dei rapporti via etere e il bisogno che i social hanno creato di sentirsi accettati attraverso meccanismi di gradimento senza alcun significato nella vita reale. Un’opera interessante è quella di Mr.Thoms, street artist italiano che nel 2014 ha creato un murales che rappresenta la schiavitù mentale a cui ti costringe Facebook. L’uomo rappresentato nel dipinto indossa dei paraocchi che lo costringono a vedere solo una cosa: un grosso pollice dei likes, che però non potrà mai raggiungere in quanto ha i polsi ammanettati. Ciò simboleggia il desiderio di accettazione indotto dal social network attraverso il meccanismo dei «mi piace», il quale però è puramente fittizio e soprattutto non potrà mai dare pieno appagamento.

http://thomstudio.tumblr.com/
MrThoms al lavoro.   Credits: thomstudio.tumblr.com

D’altro canto però non si può fare a meno di notare che, nonostante le critiche, sia Mister Thoms sia altri artisti usano grandemente Facebook per fare pubblicità ai propri lavori. Insomma il rapporto tra arte e social network appare ambivalente: da un lato piovono dure critiche, dall’altro questo strumento continua ad essere utilizzato perché ritenuto ormai indispensabile; d’altronde ormai se non si usano i social è quasi impossibile riuscire ad emergere e quindi diventano canale obbligato per l’arte per essere diffusa. L’importante dovrebbe essere riuscire come sempre a comprendere i limiti di cos’è il social network: non deve sostituire la vita reale ma dev’essere semplicemente uno strumento che facilita la comunicazione.

Dopo soli 12 anni già non ne possiamo più fare a meno e risulta impossibile immaginare un futuro senza Facebook o Twitter o Instagram; ciò che resta da fare, quindi, è riuscire a sfruttare al meglio le opportunità offerte da queste piattaforme, senza però farsi risucchiare nei suoi meccanismi dimenticando cos’è il mondo lì fuori.

Ho 23 anni e studio lettere moderne, il grande amore della mia vita sono i libri, credo che leggere sia indispensabile per formarsi un pensiero critico indipendente. Per questo ho deciso di far parte di Incipit. Scrivo anche per neun.it

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