Hay-on-Wye, un paradiso per gli amanti dei libri

Biblioteche a cielo aperto, libri in ogni dove, volumi rarissimi e un festival di letteratura di portata europea. No, non stiamo immaginando la Shangri-La di un bibliofilo, ma vi stiamo descrivendo Hay-on-Wye, un paesino nel cuore del Galles che ha il vanto di contare molti più libri che persone: nella contea di Powys, ad un’ora e mezza di automobile da Cardiff, i 1800 abitanti di Hay-on-Wye dispongono infatti di ben 40 librerie e biblioteche che custodiscono migliaia e migliaia di libri, quasi tutti di seconda mano.

Ad iniziare la tradizione del libro usato fu Richard Booth, classe 1938, che nel 1961 aprì un piccolo spaccio di libri usati risistemando una vecchia caserma dei pompieri. Il successo fu inspiegabilmente notevole e nel giro di pochi anni la Richard Booth’s bookshop divenne la più grande libreria di seconda mano dEuropa. Qualche tempo dopo, nel 1977, Mr. Booth, scaltro commerciante con doti da pubblicitario, si autoproclamò re di Hay-on-Wye (con tanto di corona di cartone e mantello d’ermellino!) e radunò attorno a sé una corte di apprendisti librai, interessati a seguire il suo esempio e decisi a trasformare la cittadina in un vero e proprio regno dei libri. La follia sa prendersi le sue rivincite e il risultato della donchisciottesca operazione di Mr. Booth superò di gran lunga le aspettative: in una manciata d’anni il mercato librario diven il vero motore economico di Hay-on-Wye. Oggi, la città dei libri arriva a contare ben un milione di turisti l’anno.

Ad accrescere ulteriormente la notorietà della città, è il festival letterario che si tiene qui ogni anno (nel 2016 sarà dal 26 maggio al 5 giugno), patrocinato dal quotidiano inglese The Guardian. Subito dopo l’inaugurazione del 1988, i pronostici non erano incoraggianti: Hay-on-Wye non è di grandi dimensioni (la si può girare a piedi in un paio d’ore), non dispone di un numero sufficiente di alberghi in grado di accogliere un ingente flusso di visitatori ed è difficile da raggiungere con i mezzi pubblici. Ma anche questa volta la cultura vinse la partita. Il paesaggio idilliaco, l‘atmosfera accogliente, il pubblico entusiasta e bendisposto, hanno fatto sì che il festival di Hay-on-Wye diventasse in poco tempo uno degli eventi letterari più amati d’Europa. Per dieci giorni tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, Hay-on-Wye diventa punto di ritrovo di scrittori, lettori, bibliofili, collezionisti e semplici visitatori. Tra questi, anche Bill Clinton che, dopo essere stato ospite nel 2002, ha definito la kermesse «the Woodstock of the mind», la Woodstock della mente.

A Hay-on-Wye ci sono letture per tutti i gusti: la Murder and Mayhem è specializzata in libri noir, The Poetry bookshoop offre invece raccolte poetiche in tutte le lingue del mondo, mentre la Rose’s Books è dedicata ai più piccoli. Ma le librerie non sono gli unici luoghi in grado di soddisfare le aspettative dei turisti: in ogni angolo di questa booktown si possono trovare libri. Lungo le vie medievali capita infatti di imbattersi in piccole librerie in legno appese alla facciata di un edificio o sistemate ai margini di un incrocio, senza nessun venditore nei paraggi. Anche l’esterno dell’imponente castello medioevale conta file interminabili di libri in vendita: una sterlina per quelli con la copertina rigida, 50 centesimi per tutti gli altri, e, di nuovo, nessuna cassa, nessun cassiere, solo una cassetta in latta rossa all’entrata del castello con la scritta: «please pay here». Se poi qualche curioso chiede spiegazioni, gli verrà risposto che si tratta semplicemente di «honesty bookshops», perché a Hay-on-Wye ci si fida ciecamente dei turisti, indipendentemente dalla loro provenienza. Insomma, un bell’esempio di società oltre che un posto da fiaba!

E quando diciamo fiaba, non escludiamo alcuna accezione del termine, perché Hay-on-Wye è inserita in un paesaggio incantato che farebbe invidia persino ai pubblicitari di Mulino Bianco: fitti boschi, colline verde smeraldo e piccoli ponti di pietra che saltellano sopra il fiume Wye, lungo la cui sponda si distende l’intera cittadina con le sue casette con facciate a graticcio e balconcini variopinti, con le sue stradine lastricate che brulicano di sale da tè e pub produttori di birra artigianale.

Un paradiso. Un paradiso che ha meravigliato tanti e continuerà a farlo. Sorprende, soprattutto, il fatto che unintera città abbia potuto trovare la chiave del proprio successo tra le pagine ingiallite di un vecchio libro di seconda mano. Forse, dovremmo prenderlo come un insegnamento: la cultura non appaga solo lo spirito.
Nel nostro Bel paese c’è chi ha saputo brillantemente interpretare questo messaggio: Mantova, ad esempio, capitale italiana della cultura 2016, patrimonio dell’Unesco, culla del Rinascimento, corte dei Gonzaga, ma soprattutto sede di Festivaletteratura, il più importante evento letterario d’Italia. Gli otto membri del comitato organizzatore che a metà degli anni Novanta misero in piedi tale festival dichiararono di essersi ispirati proprio a quello di Hay-on-Wye.
La cittadina gallese è quindi stata il modello di una delle iniziative culturali oggi più importanti in Italia: la booktown ha colpito ancora nel segno, il suo messaggio ha varcato i confini. Speriamo lo faccia ancora e ancora.

Già laureata in Lettere, sto ora per concludere il corso di laurea magistrale in Filologia Moderna. Quando non sto studiando, leggo viaggio o combino pasticci. Amo i film strappalacrime, le foto in bianco e nero, la musica malinconica e i romanzi intimisti. E se state pensando che io sia melodrammatica, non vi sbagliate. Lo sono, ma non ditemelo: mi imbarazzo facilmente.

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