Il Ddl Fiano è antidemocratico: tutti hanno il diritto di esprimersi

Più o meno un anno fa chi scrive ha perso una dozzina di contatti Facebook dopo essersi espresso a favore della libertà d’espressione per i fascisti. Un anno dopo, quando vengono scritte queste righe (fine ottobre 2017), il ddl Fiano attende il prevedibilissimo voto al Senato: se, com’è ovvio, sarà approvato il disegno di legge proposto dal Pd, sarà punita anche la propaganda fascista. Una norma che va ad aggiungersi alle altrettanto inutili leggi Scelba e Mancino: la prima, datata 1952, punisce «coloro che promuovano o organizzino sotto qualsiasi forma la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto regime fascista e coloro che pubblicamente esaltino princìpi, fatti o metodi del fascismo o le sue finalità antidemocratiche».

È servita la Corte costituzionale per riportare entro i confini della democrazia e dello Stato liberale la legge Scelba: la Consulta ha infatti spiegato che sono penalmente rilevanti solo i comportamenti che costituiscono un’«istigazione indiretta a commettere un fatto idoneo alla riorganizzazione».
Ci perdonino i lettori per queste pillole di legge, che sono però essenziali per giungere al nocciolo della questione: in Italia è necessario un equilibrio fra le libertà di pensiero e di espressione sancite dalla Costituzione e l’esigenza sociale di segnare una linea di demarcazione fra il Ventennio e la successiva Repubblica. Trattasi appunto di esigenza sociale perché il potenziale ritorno a una dittatura di stampo fascista non ha nulla a che fare con l’espressione delle proprie idee politiche di mussoliniana memoria. A riprova di questo ci sono le organizzazioni armate di estrema destra in Italia, che hanno compiuto attentati e omicidi fino addirittura agli anni Ottanta: nessuno di questi gruppi (Nuclei Armati Rivoluzionari, Ordine Nero, Ordine Nuovo, per fare qualche esempio) è stato combattuto frenando il diritto dei suoi componenti a esprimersi. Il Golpe Borghese, datato 7-8 dicembre 1970, è fallito perché è stato annullato, mentre era in corso, dallo stesso organizzatore Junio Valerio Borghese, non certo perché i membri del Fronte Nazionale non potessero esprimersi.

Impedire ai fascisti di potersi esprimere crea un pericolosissimo precedente, una potenzialmente deleteria frattura nel tessuto della democrazia: viene tolto un diritto a qualcuno a causa delle sue idee, considerate «sbagliate». Se è auspicabile che venga arrestato e processato chiunque faccia violenza (in nome di un’ideologia o meno, è irrilevante), è invece antidemocratico dividere la popolazione italiana in cittadini e mezzi-cittadini in base alle loro idee. Adesso tocca a loro, ma se si crea un precedente, che cosa esclude che in futuro non possa toccare a qualche altro gruppo?
La democrazia assorbe per sua natura tutte le idee politiche, anche quelle antidemocratiche, se espresse nel rispetto della legge. Proviamo a riflettere sul fatto che la democrazia non è individualista: le libertà appartengono a tutti, anche a chi è più distante da noi, anche a chi ci può fare schifo. Se, nel nome della democrazia, bolliamo come «giuste» certe idee — e quindi «degne» di essere espresse — e come «sbagliate» altre — e quindi non degne di libera espressione — ecco che cadiamo nel vortice molto allettante della dittatura.

L’estrema destra italiana è, nell’immaginario collettivo, composta da scarti della società, mezzi farabutti, ignoranti di bassa lega, mezzi-cittadini a cui dev’essere tolto a priori il diritto a esprimersi.
In pochi, fra i quali figurano il sottoscritto e i membri di questa redazione in occasione dell’approfondimento che state leggendo, vogliono cercare di capirne di più. Quando qualcuno prova a parlare dell’estrema destra in modo razionale e sensato, ecco le accuse di connivenza, di fascismo o di accettazione delle violenze. A questo punto diventa davvero difficile affrontare il fascismo, dal punto di vista storico-politico e sociale, scevri da ogni pregiudizio, perché – anche se ci si prova – a trionfare sono sempre i pregiudizi degli altri.

 

L’illustrazione in copertina è stata realizzata da Chiara Mantello in esclusiva per Incipit.

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

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