Donne a destra della Destra

«Ci vorrebbe il duce», commenta Luigina alla notizia di una probabile ricandidatura alle prossime politiche di Cecilie Kyenge, prima ministra nera della storia italiana. Nunzia è d’accordo con lei, le mette un like e le risponde con un bel pollice alzato. Sulla sua pagina Facebook, Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, invita i militanti del suo partito alla discussa manifestazione a Roma il 28 ottobre, lo stesso giorno della nota marcia con cui il Partito nazionale fascista di Benito Mussolini prese il potere nel 1922. Bruna gli risponde entusiasta: «C’è bisogno dell’Italia intera! Avanti tutta, patrioti!». Paola passa subito alle questioni pratiche: «C’è qualche pullman che parte da Padova?». Nina Moric invece, prossima capolista di CasaPound, durante una vacanza al mare posta una foto di due signori di colore seduti su una panchina e commenta: «Vedere anche in località turistiche come Forte Dei Marmi e Milano Marittima immigrati che bivaccano sulle panchine con i nostri 35 euro è veramente troppo». Alcuni – Lucarelli in testa – hanno insinuato che dietro ai profili social della modella croata vi sia il suo fidanzato Luigi Mario Favoloso. Poco importa: il post ottiene 24 mila like e 5900 commenti. In molte le rispondono: «Brava, ben detto».

Mi fermo qui con il resoconto della mia passeggiata sui profili social della galassia nera. Credo sia sufficiente a dimostrare che le donne che scelgono di schierarsi con i partiti di estrema destra, pur rimanendo sempre una minoranza, ci sono e sono sempre di più. Eredi del «boia  chi molla», fomentano e guidano le proteste, organizzano ronde per la sicurezza urbana e chiedono l’abrogazione della legge sull’aborto. Alcune si salutano tendendo verso l’alto il braccio destro e tra di loro si chiamano «camerata». Parole d’ordine: sovranità, frontiere e muri, no ius soli, l’Italia agli italiani, élite corrotte. Sbagliatissimo accusarle di essere analfabete funzionali o webeti, per dirla alla Mentana. Certo, tra di loro c’è sicuramente più di qualcuna che ci capisce ancora gran poco (vedi la Moric – o chi per lei – convinta che ogni mattina un buon signore infili nel portafogli di ciascun immigrato 35 euro puliti puliti) ma molte in realtà sono ben preparate in ambito storico e profondamente competenti in campo politico.

A sorgere spontanea ed immediata è una sola domanda: perché? Cosa spinge una donna ad impegnarsi oggi nei partiti di destra radicale, specie quelli filo-fascisti? I manuali di storia sono spesso troppo pesanti, ma se si fa lo sforzo di estrarli dalla libreria vi garantisco un duplice risultato: uno squat tonificante eseguito alla perfezione e il ripasso di alcune nozioni storiche imprescindibili per il genere femminile. Lo squat lo lascio a voi, quanto al ripasso, vi anticipo qualche cosa. Ispirandosi all’anacronistica dottrina che identificava la potenza con la forza del numero, il regime fascista cercò di incoraggiare con ogni mezzo l’incremento della popolazione.

Una pagina di un diario clinico del manicomio Sant’Antonio Abate di Teramo durante il periodo fascista. Credits: Fondazione Università degli Studi di Teramo.

In coerenza con questa linea, Mussolini impose alla donna l’esclusivo ruolo di madre-casalinga: vietò l’uso di anticoncezionali e il ricorso all’aborto (1926), nonché qualsiasi forma di educazione sessuale; fece rinchiudere moltissime donne sane nei manicomi con l’accusa di essere libertine, indocili, irose o smorfiose; escluse le donne dai concorsi pubblici (1923), dai concorsi a cattedra per molte materie delle scuole superiori (1926), dal divenire presidi (1928), dai Littoriali della cultura (1935); e per finire, fissò al 10% la percentuale massima dell’impiego di personale femminile in uffici pubblici e privati (1938). Certo anche le donne ebbero, durante il fascismo, le proprie strutture organizzative: quella dei Fasci femminili, quella delle Piccole italiane e delle Giovani italiane (dipendenti dall’Opera nazionale Balilla) e, più importante di tutte, quella delle Massaie rurali. Ma si trattava tuttavia di organismi poco vitali, pur nella loro indubbia novità, la cui funzione principale stava sempre nel valorizzare le virtù domestiche della donna, nel ribadire l’immagine tradizionale di «angelo del focolare» diffusa attraverso la stampa, la letteratura fascista e i testi per la scuola.

Pertanto, una donna con un adeguato bagaglio storico che sceglie oggi di appoggiare un partito di estrema destra deve, almeno in una certa misura, condividere quest’immagine, quella dell’«angelo focolare», quella sì di una donna ma madre in primis. A confermarlo sono le associazioni appoggiate ai partiti di estrema destra attualmente attive in Italia, che sembrano interessarsi unicamente alle donne madri.
Prenderò come esempio l’associazione di Forza Nuova intitolata ad Evita Perón, la nazionalista argentina moglie del presidente Juan Domingo Perón. Sulla sua pagina si legge: «Quella intitolata ad Evita Perón è un’associazione di donne che si rivolge alle donne, oggi troppo spesso private della loro identità a causa dei guasti devastanti prodotti dal femminismo, perché tornino a rivendicare il loro diritto ad essere madri del futuro della nostra società». Il femminismo viene ritenuto causa dei problemi delle donne, eppure qualcosa non quadra: il vicesegretario nazionale di Forza Nuova, Giuseppe Provenzale, a sostegno dell’associazione scrive un articolo e sceglie di intitolarlo «Evita femminista?». La carrellata di informazioni sulla leader argentina fornita dal testo di Provenzale pare rispondere affermativamente al quesito: sì, Evita era femminista. Come come come? Ma non avevano parlato di «guasti devastanti prodotti dal femminismo»? Credo ci sia un po’ di confusione riguardo al concetto di femminismo, una confusione che, mi preme sottolinearlo, non riguarda affatto solo i partiti di estrema destra. Cito la definizione di femminismo del dizionario Garzanti: «Movimento nato nell’Ottocento per rivendicare alle donne la parità giuridica, politica e sociale con gli uomini». Eccoci al dunque: parità. Parità dei sessi, parità dei diritti dell’uomo e della donna, il che implica la non discriminazione di genere, la non discriminazione delle donne, presente spessissimo quando queste si trovano nella condizione di essere madri (pensate ad esempio in ambito lavorativo). Per farla breve, il femminismo non ha per nulla inficiato i diritti delle madri. Anzi, se sfogliate quello stesso manuale di storia che vi ho invitato ad estrarre dalla libreria, troverete che moltissime iniziative femministe nel corso degli ultimi due secoli hanno avuto come obiettivo il benessere socio-politico ed economico delle mamme. Pertanto, che a parlare di «guasti devastanti prodotti dal femminismo» sia un’associazione che si occupa dei diritti delle madri pare contraddittorio. Che poi l’iniziativa di Forza Nuova si occupi unicamente di madri e dimentichi tutte le altre donne – sia quelle che desiderano esserlo sia quelle che non lo sognano – è un altro discorso, che si ricollega appunto alla politica d’incoraggiamento demografico di stampo mussoliniano.

Nell’altro principale partito di estrema destra del nostro Paese, CasaPound, la situazione è analoga. Il progetto Tempo di essere madri si occupa sempre e solo di madri, di maternità, di aumento della natalità. Come per l’associazione Evita Perón, anche per questo partito il sostegno da parte delle donne è considerevole, soprattutto da parte di quelle che sentono la maternità come un bisogno vitale, unico, necessario per non cadere nel baratro della mancanza ad Essere, nella mancanza di sentirsi esistenti comunque come Donna. Esse militano principalmente – ma non solo, se pensiamo al renziano Dipartimento Mamme – nei partiti di destra perché difensori della famiglia tradizionale, quella formata da un uomo, dalla donna e necessariamente (non eventualmente) dai loro figli.
Ciò potrebbe  anche spiegare il loro accanito risentimento nei confronti dell’immigrazione, non solo perché da loro ritenuta una minaccia alla sicurezza sociale, al benessere economico e quindi anche al proprio focolare, ma anche perché spesso veicolo di un modello di famiglia diverso dal proprio.

 

L’illustrazione di copertina è stata realizzata da Marina Ichigo in esclusiva per Incipit. 

 

Già laureata in Lettere, sto ora per concludere il corso di laurea magistrale in Filologia Moderna. Quando non sto studiando, leggo viaggio o combino pasticci. Amo i film strappalacrime, le foto in bianco e nero, la musica malinconica e i romanzi intimisti. E se state pensando che io sia melodrammatica, non vi sbagliate. Lo sono, ma non ditemelo: mi imbarazzo facilmente.

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