Adinolfi e la disforia di genere: «Ognuno ha le sue insicurezze»

Mario Adinolfi, nel bene o nel male, negli ultimi anni è stato al centro delle cronache: giornalista e pokerista, nel 2007 si è candidato alla segreteria del Partito Democratico e nel 2016 si è candidato, portavoce della sua creatura il Popolo della Famiglia (Pdf), a sindaco di Roma. Entrambe le esperienze politiche si sono concluse con uno zero-virgola. Si è sempre schierato a favore della famiglia ed è tuttora espressione del più reazionario estremismo politico e religioso italiano, arrivando ad affermare che «È solo propaganda. La soluzione è la sessualità responsabile. In Africa muoiono perché non c’è una sessualità responsabile, non perché non usano il condom». Guru degli ultracattolici, è stato accusato di omofobia e transfobia. Sulla «lotta» alla teoria del gender ha fondato nel 2015 un giornale, La Croce quotidiano, ben presto scomparso dalle edicole e disponibile solo in formato digitale.

Lei come definisce il gender?
Dalla fine degli anni Quaranta sono presenti nelle accademie questi studi di genere che hanno avuto come idea iniziale la liberazione della donna, l’emancipazione del genere femminile dalla presunta oppressione del genere maschile, fino ad arrivare all’affermazione che il maschile e il femminile siano equiparabili e di fatto indistinguibili: questa è l’ideologia gender; l’idea che partendo da questo principio dell’uguaglianza assoluta tra i sessi si possa anche ad arrivare a immaginare una transizione dal sesso maschile a quello femminile e viceversa. Gli studi sull’ideologia di genere sono andati avanti fino al paradosso della contemporaneità in cui l’affermazione, la distinzione tra maschile e femminile è sostanzialmente non contemplata; ci troviamo per esempio a dover affermare su Facebook se siamo maschi o femmine o se apparteniamo ai 56 diversi generi che il social network ci propone.

Ma allora lei ritiene che al maschile e al femminile siano associate delle caratteristiche non solo fisiche ma anche psicologiche?
Io ritengo che maschile e femminile siano distinzioni ineliminabili; questa distinzione è impressa in ogni singola cellula del nostro corpo, dunque miliardi e miliardi di cellule; a livello biologico basta analizzare i filamenti di Dna e sapere che la distinzione cromosomica originaria che distingue il maschio dalla femmina ( il cromosoma XX e il cromosoma XY) è ineliminabile: qualsiasi protesi, aggiunta, gioco psicologico, gioco da adulto che vogliamo mettere in campo dopo, con somministrazione di estrogeni, con il ritardare della pubertà, qualsiasi gioco che mettiamo in campo non cambia che questa distinzione sia in realtà ineliminabile. Questo è il mio punto di vista.

Si sentono casi di bambini che affermavano di non sentirsi bambino/bambina: secondo la sua idea, però, non dovrebbe esserci alcun dubbio. Invece come mai ci sono degli individui che hanno dei dubbi sulla loro sessualità/identità di genere?
Ci sono molti individui, io stesso vivo la mia condizione di essere stato bambino, preadolescente, adolescente; ho due figlie, una molto piccola, una più grande e tutti noi nella fase infantile abbiamo dei momenti di curiosità per l’altro sesso che può addirittura tracimare in una confusione, in un’evidente attrazione,  che può voler dire anche vestirsi con gli abiti dell’altro sesso, giocare con i giocattoli del sesso opposto. La tragedia del nostro tempo è voler addirittura intervenire sui bambini di due, tre, quattro anni immaginando che questo sia da curare, sia un elemento di disforia di genere e arrivando addirittura ai bambini transgender. Le cose cambiano quando invece sento di  cliniche che in Olanda bloccano la pubertà a bambini di undici anni per poi somministrare estrogeni per prepararli a operazioni di cambio di sesso, che nel caso di un maschio vuol dire evirazione volontaria di un pene sano. Trovo questo estremamente violento e assolutamente da vietare a livello di legislazione perché i bambini non si toccano.

Da quanto ho capito in genere la sua posizione vede la distinzione maschile-femminile come una sorta di guida per il bambino, futuro adolescente/persona, nel senso io sono maschio, nella vita avrò delle sicurezze proprio perché sono consapevole della mia identità.
No, non l’ho mai detta, ho detto che se sono maschio sono sicuro di essere maschio, se sono femmina sono sicura di essere femmina, tutto qui. Poi ognuno ha le sue insicurezze ma quella non è una cosa che può essere messa in dubbio perché lo ripeto è il tuo corpo che te lo dice in maniera inequivocabile fin nell’ultima singola cellula di cui sei composta e questo non lo potrai mai cambiare; potrai giocare con elementi artificiali, potrai giocare iniettandoti estrogeni per diventare femmina, potrai applicarti delle protesi, ma quell’elemento naturale che è indelebile rimane indelebile ed è la verità del tuo corpo.

Allora passiamo dal livello di verità del mio corpo alla società: il mio corpo poi che rappresentazione ha nella società? Lei associa dei determinati ruoli al maschile e al femminile a livello di società, non di fisicità mi pare di aver capito.
La natura delle cose dice che gli iscritti, come ben mostra quel documentario, agli studi infermieristici sono prevalentemente donne, anche in Norvegia dove tutti i percorsi sono obbligatoriamente guidati dalla parità di genere, perché la donna ha un’attitudine alla cura della persona più spiccata rispetto all’uomo e questo è ineliminabile, nonostante tutte le costruzioni artificiali e ideologiche che una società voglia fare addirittura attraverso le leggi; tutto questo non si elimina. E allora bisogna prenderlo come un dato di fatto, ripeto, scientificamente provato in società che non sono arretrate ma nella progressista e meravigliosa Scandinavia. Quando si vanno a provare queste cose persino in Norvegia, certe deduzioni della natura non cambiano. Per esempio se vuoi fare sollevamento pesi è meglio essere maschio che femmina, non c’è niente da fare, è un dato di natura.

Perché, per esempio, biologicamente una donna non  dovrebbe essere attratta dall’edilizia?
No, non lo credo, penso che possa benissimo esserne attratta, credo che la fatica fisica che riguarda alcuni mestieri, tra cui l’edilizia, sia più facile da affrontare per un maschio che per una donna, quindi è più facile che una donna se ne tenga lontano, è natura, è normale, è assolutamente nella norma, non è modificabile. Non è che obblighi con la legge le persone a fare il manovale, esso sarà prevalentemente un mestiere maschile perché è un mestiere di fatica fisica e questa è una struttura fisica dell’uomo che ha una resistenza maggiore di una donna. Non è qualcosa che puoi cambiare.

Però mi chiedo: le costruzioni sono definite dalla società «gioco maschile»; quindi se il bambino è orientato verso un gioco definito come tale dalla società, non vuol dire che sarà maschile lui in quanto tale ma sarà maschile per la società.
È risibile pensare che quel bambino sia orientato a quel gioco in quanto costretto dalla società: è attratto da quel gioco perché quel gioco è così, perché lui è istintivamente orientato a quel gioco; i bambini a due anni si picchiano, le bambine molto meno, è un dato fisiologico non sociale. Questo non può essere eliminato e dimostra che tale distinzione c’è e se vuole essere cancellata ciò avviene per via ideologica e le ideologie di solito producono, diciamo, conseguenza pericolose che io definisco quasi infernali.

Intervistato a Bianco e nero su La7, lei dice: «il gender è un’ideologia che punta a sradicare completamente alcuni passaggi fondamentali che riguardano la società naturale; la Costituzione italiana dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna» quindi, non sono testuali parole ma è la conseguenza di cui lei parla nel video, se non viene rispettato questo si va contro il dettato costituzionale, in pratica lei sta dicendo che le coppie che non rispecchiano la famiglia tradizionale vanno contro il dettato costituzionale.
Io non ho detto che vanno contro il dettato costituzionale (invece lo ha detto, vedi il minuto 2.38, ndr), ho detto che il dettato costituzionale, come lei ha correttamente citato – perché le mie parole vanno citate tra virgolette perché non sono mai dette a caso – prevede che la famiglia sia una società naturale fondata sul matrimonio, tutto quello che è detto fuori dal virgolettato non l’ho detto io. Io dico che la famiglia è questo, non c’è niente di eversivo; evidentemente Palmiro Togliatti e Nilde Iotti non costituivano un pericolo per la Repubblica, per essere chiari, e non lo costituisce oggi se Gino si mette con Pino. D’accordo? Questo è quello che io penso, se lei vuole dire che ho detto che sono coppie eversive, non l’ho detto, non l’ho mai pensato, non ho mai reso virgolettati in alcun modo di natura omofoba, io ho parlato sempre in termini giuridici e costituzionali ed è uno dei motivi per cui da quattro anni che conduco questa battaglia non ho mai ricevuto una querela.

Si è parlato molto del libro della signora Miriano Sposati e sii sottomessa. Anche lei in un intervento alla Zanzara su Radio24 afferma che la donna deve essere sottomessa nel senso di posta alla base della famiglia, come fondamento di essa e che una famiglia serena deriva dal rispetto di questo ruolo da parte della donna. Ma dicendo che la donna è il fondamento della famiglia non rischiamo di dire che alla fine l’unico vero elemento fondamentale nel nucleo famigliare è la donna? Non si svaluta in questo modo l’altro coniuge?
Questa è una domanda che ha interrogato molti, io penso però come Costanza che il ruolo della donna sia fondante nella tenuta dell’unità familiare, cosa che ho sperimentato nella mia vita. Se la donna è fondante, è solida ed è fondamenta di una famiglia solida, riesce anche a tenere il maschio insicuro, che fa errori. La mia esperienza dice questo, poi non so se questo valga in tutte le coppie del mondo.

Non c’è il rischio di confondere l’aggettivo «fondante» con «accomodante» e quindi sottomessa nell’accezione negativa? Perché deve essere la donna accomodante e non un lavoro di coppia?
Noi usiamo le parole sempre non a caso, siamo scrittori, giornalisti, intellettuali di questo paese: nessuno ha detto «accomodante», ha scritto «fondante», è un concetto diverso; spesso sono le traduzioni delle nostre parole a essere insolenti. 

Quali sarebbero i comportamenti pratici di una «donna fondante»?
Ci sono diverse situazioni: posso parlare di mia moglie Silvia che in questo momento è a prendere mia figlia Clara e poi la porterà al Parco Avventura e non si annoia, non si stanca e anche se stasera poi sarà stanca preparerà comunque la cena per me e io cercherò di giocare con la bambina e di farle fare i compiti, poi magari stasera faremo l’amore e staremo bene dopo dieci anni come quando ci siamo incontrati, tutto questo da parte di una persona che ha fatto fatica tutto il giorno, che ha lavorato; oppure la stessa Costanza che fa la scrittrice, ha quattro figli, ha un lavoro in Rai e deve stare 8-9 ore al lavoro e poi deve essere in grado di tornare a casa ed essere comunque un elemento di serenità per la famiglia anche se magari è stata marginalizzata al lavoro perché è una cattolica, perché ha questa posizione nota e viene stigmatizzata ogni volta, eppure non perde il sorriso; è riuscita a fare ieri 800 km andata e ritorno in un giorno solo per dare una mano ad un amico, ovvero a me, per presentare il mio libro, essere inoltre a casa in tempo per mettere a letto i figli… Questo secondo me è essere donne fondanti, secondo quanto ho visto nella mia vita.

Metà delle cose che ha citato non le potrebbe fare anche un uomo?
Eh io non posso allattare… C’è una distinzione tra ruolo materno e ruolo paterno che io credo abbia un senso. Adesso io sto facendo l’intervista con lei, subito dopo ho un impegno di lavoro e oggi la bambina non la vado a prendere, ci va mia moglie ed è bello che sia così. Nel senso tu non stai facendo niente perché stai facendo l’intervista con Felicity, cioè la famiglia ha una donna stabile e comprensiva che va a prendere la bambina a scuola, mi dà il bacio prima di uscire, fa tutto questo con il sorriso e credo che questo sia importante e che abbia un suo senso.

Si parla del diritto dei genitori di scegliere l’educazione dei propri figli, soprattutto quando si parla di gender a scuola molti genitori affermano che la scuola non deve permettersi di insegnare certe idee. Ma se io e mio marito fossimo concordi con la cosiddetta teoria gender, avremmo comunque il diritto di educare i nostri figli come vorremmo o passeremmo dalla parte del torto?
La mia proposta è molto semplice: libertà scolastica, ovvero le famiglie devono essere libere di mandare i figli nelle scuole con cui ritengono di essere tranquilli. Io sono cresciuto nella scuola cattolica fino alla maturità, mia figlia va dalle Orsoline e io sono tranquillo. Quello che non è giusto è che io, come i miei genitori, debba pagare una retta per mandare mia figlia dalle Orsoline piuttosto che nella scuola di Stato. Ritengo che la scuola pubblica debba essere un servizio erogato da soggetti statali e non statali, ovviamente parificati secondo principi standardizzati di qualità. Io mi batto per la libertà scolastica, ovvero la libertà per i genitori di scegliere in che scuola mandare i propri figli, liberamente cioè gratuitamente. Credo che questo sia un principio di democrazia assoluto, che vada implementato. Questa è la mia soluzione, se lei si sente tranquilla a mandare sua figlia alla scuola di stato dove insegnano a tre anni che un maschio può diventare femmina e viceversa, benissimo; io quando ho visto queste cose affacciarsi sulla classe di mia figlia l’ho spostata alle Orsoline e mi sembra che questa cosa debba essere garantita.

Mi chiamo Felicity, ho 26 anni e sono laureata in Filologia Moderna. Penso sia importante trovare sempre nuove cose da amare.

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