Un gay in confessionale: «Criminale, esci dalla casa di Dio»

Un viaggio in 8 chiese di Roma a fare coming out nel segreto della confessione.
Reazioni contrarie e discordanti, che mostrano come le parole di papa Francesco non vengano sempre seguite dai preti. 

Dal nostro inviato Roma
«Accogliete gay e trans», queste le parole, pronunciate giusto un anno fa da papa Francesco, che hanno segnato una storica apertura della Chiesa cattolica verso il mondo LGBTQI+. Certo, con alcune riserve, però si tratta comunque di un avvenimento epocale. La più alta autorità religiosa del cattolicesimo ha espresso un’apertura nei confronti di omosessuali e transessuali, apertura che dovrebbe risuonare anche nelle parrocchie, anche nel segreto del confessionale. Ne siamo sicuri?

Chi scrive è andato 8 volte a confessarsi in diverse parrocchie di Roma. Non abbiamo intenzione di dire in quali, perché lo scopo di questo articolo non è di mostrare quali parrocchie siano «gay friendly» e quali no, bensì di mostrare come e quanto l’apertura del papa ha mosso le coscienze dei vari sacerdoti. La storia che abbiamo raccontato in confessionale è più o meno sempre la stessa: chi scrive è un giovane omosessuale cattolico che cerca una chiave di lettura per non vivere né all’insegna del peccato né nel nome della castità, una sorta di via di mezzo che possa permettere un’esistenza serena.

«Vattene. Devo confessare chi può redimersi»
«Buongiorno padre, vorrei confessarmi», esordisco, con la voce di chi sa in partenza di essere colpevole. Il prete però mi rassicura con un tono quasi paterno: «Stai tranquillo, a tutto c’è rimedio». E allora inizio a raccontare: «Mi sono innamorato di un mio caro amico, non so davvero cosa fare». Il sacerdote non dà segni di vita, quindi proseguo. «So che dovrei innamorarmi di una donna, di una ragazza, per poter avere poi dei figli con lei, però non ce la faccio. Fin da piccolo ho sempre guardato i maschi. Le femmine proprio non mi interessano». Dall’altra parte del confessionale ancora silenzio. «Padre, mi dica, che cosa posso fare per non sbagliare?».

La mia domanda sembra risvegliare l’interesse del sacerdote: «Avete avuto rapporti carnali?», si limita a chiedermi. Rispondo di no. «Bene, così sei salvo dal peccato. Non fare mai, mai, mai con un uomo quello che dovresti fare con una donna». Gli do ragione e lui continua: «Se vuoi salvarti, sii casto, sii puro, non cedere al più perverso dei desideri».
In un’altra parrocchia racconto una storia un po’ diversa: avrei fatto sesso con l’amico di cui sarei innamorato. La reazione del prete non è molto incline al perdono: «Tu hai violato la legge di Dio, tu sei andato contro tutte le leggi del mondo». Voce spaventata: «No, non mi dica questo». E il padre dà in escandescenze: «Sei senza ritegno, invertito. Dio ha creato voi froci per mostrarci il peccato! Ora esci, via di qui, criminale, esci dalla casa di Dio!». Me ne sono andato a capo chino.
Di 8 tentativi, ce ne è stato un altro negativo, anche se questo prete non ha mostrato la furia, fortunatamente solo dialettica, di quello di cui vi abbiamo appena parlato. Anche qui raccontiamo di aver fatto sesso con l’ormai famoso amico, e il sacerdote, dall’altra parte del confessionale, sbuffa. Dalla voce sembrava anziano, forse – penso – ha solo qualche problema a respirare. Invece no: sta proprio sbuffando: «Mi dispiace, figliolo, chi nasce tondo non può morire quadrato». «Non posso fare nulla, padre?». «Purtroppo no. Mi dispiace tanto dirtelo, ma non puoi più farci nulla. Ora vattene. Devo confessare chi può redimersi».

L’indifferenza e le preghiere
Fortunatamente non tutti i preti che mi hanno confessato sono come i tre di cui vi abbiamo appena parlato. Due in particolare non hanno praticamente battuto ciglio, pur riconoscendo implicitamente come peccato il nostro comportamento: a il primo abbiamo raccontato di essere solamente innamorati di questo fantomatico amico, mentre al secondo abbiamo detto di averci fatto sesso. Le risposte che abbiamo avuto sono state molto simili: dopo averci consolato, spiegandoci che abbiamo ancora la possibilità di essere perdonati, ci hanno invitato alla preghiera, uno in particolare ci ha consigliato di rivolgerci alla Madonna. «Hai commesso un errore, ma succede a tutti. Non fare più cose così con un uomo, guarda le donne e recita cinque ave Maria ogni sera, vedrai che le cose andranno meglio e avrai il perdono del Signore».

«Non c’è alcun peccato, prima o poi lo dirà anche papa Francesco»
Agli otto sacerdoti con cui ci siamo confessati ne mancano ora tre, e sono coloro i quali ci hanno smentito: né innamorarsi dell’amico, né farci sesso è un peccato. Nel primo dei casi, alla mia voce titubante e spaventata il prete ha risposto con decisione e ottimismo: «Ma di che ti preoccupi? Se sei felice tu va bene così». Gli ho fatto però presente che la dottrina della Chiesa afferma altro e lui mi ha risposto: «Ma che dici? Non c’è alcun peccato, prima o poi lo dirà anche papa Francesco». Sulla stessa linea anche un altro prete: «Se vuoi andare in paradiso, preoccupati di altro. L’amore non è mai un errore». Il terzo invece è più cauto: «Continua a vivere per la tua felicità, non dirlo però troppo in giro».

 

L’illustrazione in copertina è stata realizzata da Pieralvise Santi in esclusiva per Incipit.

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

2 thoughts on “Un gay in confessionale: «Criminale, esci dalla casa di Dio»

  1. Sei un verme schifoso, un blasfemo immondo, un teatrante di merda, un mercenario di fariseica memoria, una Maddalena della comunicazione, un Giuda di fronte a chi è lì ad ascoltare i bisogni VERI dei fratelli cattolici. Mi fai schifo ma sono felice che tu esista perché sei tra quelli che ci insegnano come NON essere e sarai fra i condannati alle fiamme immonde dell’inferno.

    1. Ogni persona deve essere libera di essere quella che è a prescindere dai pregiudizi e dalle cattive parole di certe persone (almeno in linea teorica). La religione è una cosa personale e non un obbligo e soprattutto il proprio orientamento e le preferenze sessuali sono nella natura di ogni individuo, andrebbero rispettate e non criticate. Muovere critiche senza sapere non ha senso. I preti che denigrano la natura delle persone si commetano da soli. Ma almeno la Chiesa e Papa Francesco finalmente iniziano a capire che parliamo di una realtà e che non è niente di sbagliato. Se mostrano rispetto per gli eterossessuali, perché dovrebbero negarlo ad un omosessuale? Ma non eravamo nati liberi ?

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