Gender, sesso, omosessualità: facciamo chiarezza

Mario Adinolfi, che abbiamo intervistato, ci ha fondato un giornale, La Croce quotidiano, e ha inspiegabilmente unito la sua battaglia contro l’approvazione della legge sulle unioni civili alla diffusione della cosiddetta «Teoria del Gender», termine improprio utilizzato per riferirsi ad una sorta di spauracchio costruito dal cattolicesimo bigotto militante. Bisogna però fare attenzione a non confondere tale presunta «teoria» con gli «studi di genere», che sono argomento molto più serio – e soprattutto, sono argomento reale e concreto. 

Cosa s’intende allora con «gender», ovvero cos’è il «genere»? Siamo tutti d’accordo sul fatto che esistano delle differenze tra uomini e donne; tali differenze corrono, secondo gli studi di genere, su due binari separati: 1. il sesso, ossia la specificità biologica che distingue, per quanto riguarda l’atto riproduttivo, i soggetti, e 2. il genere, che invece riguarda ciò che intorno ai sessi è stato costruito.
Il sesso è determinato da fattori biologici e fisici, come i livelli ormonali e gli organi sessuali interni ed esterni; ma concerne il genere – e non la biologia – il fatto che, per esempio, chi ha un pene debba per forza essere più forte, coraggioso e roccioso di chi ha una vagina.
Il genere è un prodotto sociale, frutto dell’educazione e della cultura, tanto quanto il linguaggio. Il fatto che una donna debba fare da madre e da moglie o che un uomo debba essere un gran lavoratore o debba mostrarsi privo di emozioni «da femminucce»: tutto ciò è frutto di costruzioni sociali, per la maggior parte di stampo patriarcale, che in moltissimi oggi considerano arcaiche e, ormai, da superare.
Se i sessi biologici sono due (uomo e donna), non è detto che due siano i generi (maschile e femminile): si tratta infatti di una concezione bipolare e dualistica molto rigida, che solo negli ultimi decenni sta lasciando spazio a sfumature differenti.

Ma questo non c’entra assolutamente nulla né con l’orientamento sessuale delle persone né con le unioni civili approvate da poco in Italia. Gli studi di genere sono una cosa, la «Teoria del Gender» non è nulla se non un concentrato di superstizioni e teorie complottistiche, e ogni collegamento fra questi temi e questioni riguardanti l’omosessualità è pura follia. Il motivo è lampante: un omosessuale biologicamente uomo può tranquillamente (e nella maggioranza dei casi sembra essere così) sentirsi uomo, quindi avere genere e sesso che coincidono. Lo stesso vale ovviamente per omosessuali donne, bisessuali, pansessuali, eccetera. L’orientamento sessuale non riguarda in alcun modo la questione del genere. E non è certo questo che si vuole insegnare ai bambini.

Dobbiamo ricordarcelo sempre, senza farci fuorviare da associazioni come il «Popolo della Famiglia» di Adinolfi o l’internazionale «Le Manif pour Tous», responsabili di fare una propaganda quasi terroristica basata sul falso collegamento che c’è fra gli studi di genere, l’omosessualità e un potenziale – e terribile – traviamento dei bambini che avverrebbe già a partire dall’ambiente scolastico.

A tal proposito risulta particolarmente utile il libro intitolato Papà, Mamma e Gender, scritto nel 2015 dalla filosofa Michela Marzano, che vi avevamo già introdotto: si occupa infatti di far luce su un argomento così discusso e attuale, soprattutto in Italia, e vuole farlo «smontando le interpretazioni più fantasiose che circondano oggi la cosiddetta “ideologia gender”, attraverso la lettura e il commento di quei video e quegli scritti ormai virali. Video e documenti spesso pieni di errori grossolani e tanta confusione in cui si afferma ad esempio, come fosse un’evidenza, che il gender parlerebbe di un “diritto naturale di cambiare le scelte entro i cinque sessi, quali quello gay, lesbico, bisessuale, transessuale ed eterosessuale”, mischiando così ancora una volta sesso, genere e orientamento sessuale», come afferma la studiosa nella premessa al suo lavoro. Ed è proprio così che procede il libro della Marzano, mettendo in discussione le convinzioni portate avanti da quei movimenti o da quelle associazioni che dicono di voler difendere la famiglia (come se le famiglie eterosessuali fossero davvero minacciate da qualcosa), ma non fanno altro che diffondere odio e paura.
A tal proposito Michela Marzano analizza e decostruisce passo per passo un video illustrativo rilasciato nel dicembre 2014 da «Generazione Famiglia» (ex «Manif Pour Tous Italia»), nel quale si spiega che a scuola verrà mostrato ai bambini come «mischiare tutto ciò che potrà essere tipico di un ragazzo o di una ragazza» per creare una maggior uguaglianza. «Sì, un papà può indossare un vestito e il rossetto. Le ragazze possono guidare un camion. Un neonato può avere due mamme o due papà», si dice nel video: e già qui si nota come si tratti di un gran calderone che contiene sia stereotipi legati al genere (per quale motivo una donna non potrebbe guidare un camion?) e il tema delle adozioni gay, che non c’entra nulla né con il sesso biologico, né con il genere, come abbiamo già ribadito.
Tutto questo, secondo gli ideatori del video, condurrebbe ad una «uguaglianza» intesa come una totale equiparazione biologica tra donne e uomini, situazione che creerebbe un nuovo problema, ovvero quello dell’identità. È uno scenario terribile, utopico e terribilmente falso: nessuno intende privare i bambini della loro identità di genere, nessuno intende insegnare loro che tale identità sia mutabile o fluida.
Ciò che in alcuni istituti si sta tentando di fare è abbattere quegli stereotipi e quei luoghi comuni secondo i quali alla donna vengono rifilati determinati ruoli e aggettivi, mentre all’uomo altri; vuol dire insegnare ai bambini che non c’è un modo di essere giusto o sbagliato, che quindi ad esempio l’omosessualità non è inferiore o peggiore dell’eterosessualità, e che sì, una donna può anche essere coraggiosa, forte, rude. E sì, un uomo può essere fragile e ha il diritto di piangere ed esprimere i propri sentimenti senza per questo essere «meno maschio» e quindi senza doversi vergognare di fronte agli altri.
Cosa c’è di sbagliato, dunque, nell’insegnare ai bambini che non ci sono mestieri da uomo o mestieri da donna? Cosa c’è di sbagliato nel rifiutare le discriminazioni? Perché non possiamo insegnare ai bambini che è profondamente ingiusto che una persona venga emarginata e ridicolizzata solamente per il suo orientamento sessuale?

Hanno collaborato Tito Borsa e Laura Ferla.

 

L’illustrazione in copertina è stata realizzata da Alessandro Pastore in esclusiva per Incipit.

 

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