Chi ha paura del «gender»?

Editoriale

Lo chiamano «bus della libertà» e nel mese di settembre ha fatto tappa in varie città italiane, con lo scopo di distribuire volantini, di «incontrare i sostenitori locali» e di «informare i passanti circa la natura dell’iniziativa», promossa da «CitizenGO Italia» e «Generazione Famiglia» (ex «Manif Pour Tous Italia»), che si sono poste come obiettivo una «campagna nazionale contro il Gender nelle scuole».
Sulla fiancata del pullman si legge: «I bambini sono maschi, le bambine sono femmine». In un comunicato stampa diffuso dall’organizzazione prima della tappa di Bologna si spiega «con la scusa di contrastare gli “stereotipi di genere” e diffondere tolleranza e rispetto – fini in sé più che condivisibili – si entra nelle scuole, anche di Bologna e dell’Emilia Romagna in generale, ad insegnare che l’identità sessuale è fluida e può essere oggetto di autodeterminazione, quasi che si potesse “creare” la propria identità. Chiunque resta libero di sentirsi e vivere come meglio crede. Ciò che contestiamo è che si entri nelle classi di bambini e bambine a diffondere simili teorie, totalmente antiscientifiche. […] Gli organizzatori ribadiscono di essere a Bologna per difendere l’importanza della differenza sessuale tra uomo e donna e il diritto delle famiglie di testimoniarla ai propri figli senza che nessuno possa mettersi di traverso».

Simili affermazioni, in cui identità di genere e sesso biologico sono confusi e spacciati come sinonimi e in cui si considera la scuola uno strumento di traviamento dei figli, non possono che generare paure e aumentare la disinformazione. Senza contare che simili associazioni hanno spesso, anche attraverso alcuni video diffusi in rete, inserito in un gran calderone gli studi di genere e i temi dell’omosessualità, delle unioni civili, della stepchild adoption, e così via.
Noi di Incipit vogliamo, con questo approfondimento, informare i lettori su tali temi, mostrando che gli studi di genere non intendono di certo eliminare le differenze biologiche tra donne e uomini: cominciamo dunque con Gender, sesso e omosessualità: facciamo chiarezza, una breve spiegazione di termini e concetti-chiave.

Non potevamo esimerci però dal dialogare con chi ha contribuito alla diffusione di un certo terrore nei confronti di una fantomatica «ideologia gender»: Felicity Zaccaria perciò intervista Mario Adinolfi, fondatore del «Popolo della Famiglia».
Visto che abbiamo cercato di comprendere idee e punto di vista di un esponente del cattolicesimo militante, ci è sembrato naturale andare più a fondo nella questione – d’altronde è stato lo stesso pontefice a dichiarare: «Chi sono io per giudicare una persona gay che cerca il Signore?».
In che modo allora alcuni giovani omosessuali cattolici vivono il proprio rapporto con la Chiesa? Ce ne parla Davide Travaglini in Omosessuali (e) cattolici, un percorso ancora lungo, con un’analisi anche dell’«altra faccia della medaglia», ovvero del modo in cui alcuni preti veneti considerano l’omosessualità.
Tito Borsa, a questo proposito, ha raccontato nella sua inchiesta il proprio viaggio in otto chiese di Roma, in cui ha fatto coming out nel confessionale, per mostrare se e come le parole di papa Francesco guidino effettivamente l’operato dei sacerdoti.
Ma l’omofobia è presente pressoché ovunque, non solo all’interno della Chiesa e, no, non si tratta di una mera generalizzazione: Elisa Maruzzo riporta i dati sul tema, svelandoci che l’Italia è il Paese più omofobo d’Europa, con una media di un caso di omo-transfobia ogni tre giorni. Ed è un Paese privo di una legge contro gli atti di omo-transfobia, privo di un matrimonio egualitario (a tal proposito, Giulia Mattioli ci parla del libro di Stefano Rodotà, Diritto D’Amore), discriminatorio nei confronti di coppie omosessuali che vogliano ricorrere alla procreazione assistita o adottare e, infine, impediente nei confronti della cosiddetta «gestazione per altri», vietata in Italia.
E nel Paese più omofobo d’Europa non stupisce, dunque, che la lettura di alcuni libri venga ostacolata: nel 2015 fece scalpore la decisione del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, di mettere al bando 49 titoli per bambini a suo dire «filo-gender» e pertanto «potenzialmente pericolosi». Nicolò Andreotti ha ripercorso la vicenda e ha letto alcuni di questi titoli, mostrando tutta l’insensatezza di questo e di altri episodi di censura letteraria.
Concludiamo il nostro approfondimento sottolineando come anche all’interno del «mondo LGBTQI+» non sia tutto rose e fiori: tanti sono gli episodi di discriminazione contro le persone transgender e contro le persone bisessuali, in Italia come all’estero, proprio all’interno di una comunità nata con obiettivi comuni: ce ne parla Elisa Santoro nel suo articolo, che offre, come gli altri citati in questa apertura, vari spunti di riflessione su una società articolata, alla quale è auspicabile guardare con maggiore consapevolezza e meno pregiudizi.

 

Illustrazione di Alessandro Pastore, realizzata in esclusiva per Incipit.

 

 

Ho 23 anni, sono una studentessa di Linguistica, credo nella parità tra esseri umani e nel valore fondante della Cultura e dell’Arte per la nostra società. Ho creato e dirigo Incipit, scrivo anche per lavocechestecca.com.

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