Il nuovo volto della censura: Brugnaro e i libri gender

«Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini», scriveva Heinrich Heine, probabilmente il principale poeta tedesco di transizione tra romanticismo e realismo. Ammettendo di esserci lasciati alle spalle l’epoca dei Bücherverbrennungen, i roghi dei libri non corrispondenti all’ideologia nazista del 1933, tutt’oggi assistiamo quotidianamente a casi di censura. Nel 2015 fece scalpore la decisione dell’allora neoeletto sindaco di Venezia Luigi Brugnaro di mettere al bando 49 titoli per bambini a suo dire «filo-gender» e pertanto «potenzialmente pericolosi».

Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio. I libri sull’omogenitorialità vennero introdotti a Venezia nel 2014 tramite un percorso didattico, «Leggere senza stereotipi», sostenuto da Camilla Seibezzi (delegata dell’ex sindaco Orsoni per i diritti civili e la lotta alle discriminazioni). Questo progetto prevedeva per l’appunto l’acquisto di oltre mille libri di 49 titoli diversi, i quali affrontano temi come il divorzio, l’adozione e le tanto temute «famiglie arcobaleno». Titoli, attenzione, non scelti a scatola chiusa ma selezionati appositamente da bibliotecari e psicopedagogisti. L’obiettivo di questo progetto era quello di rendere quantomeno consapevoli i bambini dell’esistenza di queste tematiche, reputate ancora oggi veri e propri argomenti tabù nel nostro paese. Per quanto ci si sforzi di nascondere la testa sotto la sabbia, essi sono costantemente presenti nei dibattiti quotidiani; il solo far finta che non esistano non implica la loro scomparsa. Chi scrive reputa essenziale il ruolo della scuola come istituzione in grado di fornire quelle conoscenze fondamentali che serviranno come base per lo sviluppo di un futuro pensiero critico da parte del bambino.
Non trattare argomenti considerati spinosi non fermerà la loro diffusione, anzi, priverà l’individuo di una conoscenza indispensabile affinché egli possa elaborare idee proprie su tali tematiche.

Di avviso diverso era evidentemente l’allora candidato sindaco Luigi Brugnaro il quale, già nella campagna elettorale per le comunali del capoluogo veneto, aveva promesso il ritiro di tutti i libri con «genitore1» e «genitore2» dalle scuole. E, una volta vinte le elezioni, questa promessa è diventata realtà. Così, i 1098 libri acquistati per oltre 10 mila euro della giunta Orsoni per le biblioteche delle scuole a uso degli educatori hanno dovuto essere inscatolati e chiusi in qualche armadio. Per il sindaco «sono i genitori a doversi occupare di educare i figli su queste cose, non la scuola. Noi non vogliamo discriminare i bambini, a casa i genitori possono farsi chiamare “papà 1” e “papà2” ma io devo pensare a quella maggioranza di famiglie dove ci sono una mamma e un papà». Non è peraltro un mistero che il candidato del centrodestra fosse sostenuto da gran parte del mondo cattolico, il quale si è sempre schierato in aperta opposizione con i presunti sostenitori della cosiddetta «teoria gender» (di cui vi abbiamo parlato qui), giudicandola «pericolosa» e riaffermando i valori della cosiddetta «famiglia tradizionale.

Copertina di: Peter Parnell, Justin Richardson, E con Tango siamo in tre.

 Dal momento che i libri censurati sono stati accusati di pericolosità legata ad un presunto filo-genderismo, crediamo sia innanzitutto utile approfondire i contenuti da essi trattati. Uno dei libri giudicati inopportuni è Tango, il cui protagonista è un piccolo pinguino allevato da due papà, Roy e Silo, allo zoo di Central Park di New York. Tratto da una storia vera, il testo illustrato parte dall’affidamento di un uovo alla coppia di pinguini Roy e Silo sino ad arrivare alla nascita del piccolo Tango e alla sua crescita. Gli autori dell’albo sono uno psichiatra, Richardson, e un commediografo, Parnell, i quali raccontano essenzialmente una storia piena d’amore e priva di giudizi o morale: nel testo non si notano incoraggiamenti ad una «natura genderista» ma solamente un senso naturale di accettazione della «diversità». La conoscenza del fenomeno precede una qualsivoglia classificazione di esso: in altre parole, ad essere incoraggiata non è la tanto temuta «teoria gender» ma la conoscenza di altre forme d’amore.

Particolare della copertina del libro di Francesca Pardi, Piccolo Uovo.

Simile a Tango è l’albo Piccolo Uovo, anch’esso censurato, il quale racconta la storia di un uovo che non vuole nascere non sapendo a quale famiglia e vita andrà incontro. Per ottenere delle risposte, il Piccolo Uovo decide così di intraprendere un viaggio volto alla conoscenza dei diversi tipi di famiglie, da quelle cosiddette «tradizionali» a quelle composte da due genitori dello stesso sesso. Sin dalla sua pubblicazione da parte della casa editrice Lo Stampatello, il libro ha subito innumerevoli attacchi e scatenato controversie. In particolare, esso viene accusato di propagandare il modello di famiglia omosessuale a scapito del modello classico, privando quindi il bambino dello «sviluppo delle vaste potenzialità che ognuno ha insite in sé». Poco importa, dunque, che nella descrizione dello stesso libro l’autore specifichi come non vi sia alcun tentativo di proporre un modello di famiglia rispetto ad un altro.
Ciò che ancora oggi riesce difficile accettare, specialmente nel nostro paese, è un modello pluralistico, ovvero l’accettazione delle idee altrui senza che ciò comporti una delegittimazione delle proprie. Il fine del volume Piccolo Uovo viene così frainteso, in quanto una semplice dimostrazione del fatto che esistano realtà varie e diverse tra loro viene confusa con il tentativo di imporre un tipo di famiglia a scapito di un altro. Qual è la famiglia migliore in cui nascere? Qualunque, purché vi sia amore e felicità: questo è il vero messaggio di Piccolo Uovo.

Viene quindi spontaneo chiedersi se, prima di censurare in blocco tutti i 1098 libri, qualcuno si sia quantomeno preso la briga di leggerli. Del resto, nell’era della frenetica post-modernità la lettura è diventata un qualcosa di accessorio, di cui si può fare tranquillamente a meno. Non avendo tempo (o voglia?) di leggere interamente un libro ci si ferma alle prime righe o, addirittura, al titolo, da cui non si può che ricavare un’interpretazione fuorviante del fenomeno. Sulla situazione di questi libri si è espresso anche Nicola Fuochi, titolare del «Libro con gli stivali», libreria per l’infanzia di Mestre premiata con il Premio Andersen come migliore d’Italia: «Come libraio ciò che più mi amareggia è che per giudicare bisognerebbe prima averli letti, questi libri, e mi sembra che non tutti l’abbiano fatto».

Qual è la ragione per cui essi sono considerati un pericolo, quindi? Secondo un tweet di Brugnaro, essi farebbero parte di un giro poco chiaro d’affari legato alle «lobby gay», le quali attuerebbero delle vere e proprie speculazioni sugli interessi dei bambini, motivo per cui il sindaco aveva promesso indagini al riguardo. Tuttavia oggi, a distanza di due anni, non sono sorte conferme che avvallino la sua tesi e, personalmente, credo che un individuo, specialmente se esecutore di una carica pubblica, debba evitare di lanciarsi in audaci filippiche senza portare fatti concreti. Se la libertà di espressione resta la più grande conquista della democrazia, non dobbiamo dimenticare che accusare qualcuno senza avere le prove resta un puro strumento delegittimatorio, volto a screditare un altro.

La censura dei titoli sembra quindi ridursi più che altro ad una mossa squisitamente politica, abilmente mascherata come salvifica per la crescita dei bambini. Di censori alla Brugnaro la storia, passata e recente, è piena. Venezia, in particolare, ha già vissuto un episodio simile nel 1543 quando il Consiglio dei Dieci della Serenissima decise di affidare agli «Esecutori contro la Bestemmia» il controllo dell’editoria. Venne quindi redatto un Catalogo che proclamava: «I libri eretici, sospetti, impii et scandalosi si dichiarano dannati et prohibiti in questa inclita città di Vinegia», lista che conteneva 149 titoli ma che non fu mai applicata da librai e tipografi. Per quanto riguarda la storia vicina ai giorni nostri, la forse più imponente iniziativa di censura libraria fu quella operata negli anni 2000 da Silvio Berlusconi e dall’allora Casa delle Libertà. L’idea portata avanti da Berlusconi consisteva in una radicale riforma dell’apparato scolastico, considerato scadente ma anche deviante. Per Berlusconi «ci vogliono buoni insegnanti, buone strutture, buoni programmi; i nostri figli non dovranno per esempio più studiare su testi di storia con deviazioni marxiste». Cambiano quindi i secoli, cambiano i soggetti ma la censura resta il modo principale per impedire la circolazione di idee altrui considerate nemiche del proprio sistema di valori. La costruzione di un nemico ha del resto caratterizzato tutta la storia delle organizzazioni e ne è un elemento costitutivo, in quanto screditare un altro permette di ottenere maggior legittimazione del proprio ruolo. Nel 1545 il nemico veniva individuato in coloro che appoggiavano la riforma protestante di Lutero, negli anni 2000 si trasformava nel comunismo per poi trasmigrare, oggi, negli omosessuali e in generale nel mondo LGBTQI+. La censura è quindi l’arma per impedire ai gruppi minoritari di esprimersi o, perlomeno, di vedere riconosciuta la propria esistenza.

Il genitore consapevole non è colui che nasconde al figlio una realtà presente nella società odierna ma colui che gli fornisce le adeguate conoscenze, non influenzandolo ma permettendogli di avere gli strumenti minimi per crearsi da sé il proprio pensiero. Conoscere e rispettare le peculiarità altrui è il primo passo per una società inclusiva e multiculturale sotto tutti gli aspetti.

 

L’immagine di copertina è tratta dalla pagina Facebook di Luigi Brugnaro.

Vent’anni, studente di scienze politiche. Una passione per l’arte, in tutte le sue forme, e tanta ambizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *