Boll-art: l’arte come risposta alla paura

Anche se tutti noi continuiamo a cercare di vivere le nostre vite liberamente, non possiamo negare che alla luce dei recenti attacchi terroristici, i quali hanno colpito diverse città europee, la paura e il bisogno di maggiore sicurezza non si siano insinuati nei pensieri di ognuno. I cambiamenti che hanno modificato le nostre abitudini riguardano soprattutto gli accorgimenti messi in atto dalle autorità per cercare di rendere sicuri i grandi assembramenti e le manifestazioni che raccolgono molte persone, target prediletto dei recenti attentati. Inoltre, in seguito all’utilizzo del modus operandi dei camion lanciati a tutta velocità sulla folla, in molte zone a rischio di varie città sono stati posizionati dei grandi blocchi di cemento che impediscono l’accesso dei mezzi nelle zone pedonali.  

Questi blocchi, chiamati new jersey o, in inglese, bollard, non si possono sicuramente definire di grande pregio estetico; anzi, spesso posizionati in zone centrali della città, a chiudere strade di valore storico e artistico, queste strutture ne deturpano l’immagine. Sicuramente, come avrete pensato tutti, la bellezza passa immediatamente in secondo piano quando si parla di proteggere la vita delle persone, quindi ben vengano i grigi blocchi di cemento, se svolgono un tale compito! C’è qualcuno che però ha pensato bene che sia possibile coniugare la sicurezza con la bellezza: già a Milano, infatti, il Comune ha promosso un progetto di street art libero sui new jersey in Piazza Duomo e in altri luoghi del centro storico e, a partire da dicembre, diversi artisti di strada si sono dati da fare per migliorare e dare colore a queste barriere anti-terrorismo; un’idea che è nata dalla voglia di trasmettere vitalità e speranza nonostante i recenti fatti di cronaca. Recentemente, inoltre, l’artista australiano David Gray ha dato inizio a quella che è stata chiamata boll-art. Infatti a Melbourne, dopo che a gennaio sei persone sono morte travolte da un camion in un attentato terroristico, in giro per la città sono stati posizionati diversi blocchi anti-attacco, il cui grigiore oltre a non essere attraente, rattrista anche la gente che li vede, richiamando il perché sono lì: questo ha dato lo spunto a David Gray per ricoprire alcuni di questi bollard con delle specie di cappucci colorati, ricavati da vecchie stoffe sgargianti.

Boll-art a Melbourne

 Tale idea ha avuto subito un seguito tra i cittadini della città australiana, i quali hanno cominciato a decorare loro stessi le strutture e a far girare su twitter l’hashtag #bollart. Anche alcuni street artist hanno deciso di esprimere la loro arte ricoprendo queste superfici grigie con i loro graffiti e persino il sindaco di Melbourne prima e il Primo Ministro poi hanno dato la loro approvazione a questa forma d’espressione nata dal basso. Infatti, come già era successo a Manchester quando, in seguito all’attentato che aveva causato più di venti vittime, un misterioso pianista aveva deciso di suonare gli Oasis e una folla commossa l’aveva seguito cantando, anche in questo caso la reazione alla paura e al dolore causati dal clima terroristico sono nati spontaneamente dalla gente, dal basso.

L’arte è la risposta più semplice che spesso si riesce a trovare, perché è immediata, è comprensibile a tutti ed è la cosa che in assoluto ci differenzia di più dagli animali, è ciò che ci rende umani. Sono la bellezza e il colore che rispondono alla bruttura e alla paura nera, è la vita che si riprende i suoi spazi ed esclama a gran voce che c’è ancora speranza, c’è ancora la capacità di reagire. Forse è solo retorica e forse è solo utopia, ma queste iniziative hanno bisogno di supporto e di diffondersi ovunque, perché forse non fermeranno la guerra, ma sono l’unico segnale che ancora possiamo lanciare a dimostrazione che, nonostante la consapevolezza del pericolo sia presente, nonostante delle barriere di cemento ci stiano proteggendo, ancora la paura non ha vinto del tutto. 

In copertina l’opera dello street artist Manu Invisible a Milano.

Ho 23 anni e studio lettere moderne, il grande amore della mia vita sono i libri, credo che leggere sia indispensabile per formarsi un pensiero critico indipendente. Per questo ho deciso di far parte di Incipit. Scrivo anche per neun.it

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