Malih e i suoi “Profughi”: per creare una comunità, anche nel dolore

La parola è alla base della nostra esistenza: quotidianamente ci serviamo di essa per interagire con gli altri, costruire relazioni, persuadere o dissuadere qualcuno. Si può affermare che la nostra società sia stata costruita e modificata utilizzando le parole come se fossero pezzetti di un puzzle da comporre. Aristotele definisce l’uomo come «politikòn zôon»,  «animale politico» e «zôon lògon èkon», «animale dotato di parola» : è evidente come il vocabolario filosofico dei Greci abbia influito su quello italiano e come queste due definizioni siano all’origine del pensiero occidentale. È proprio degli esseri viventi comunicare, ma secondo il filosofo c’è una differenza sostanziale che distingue l’uomo da tutti i mammiferi, una caratteristica che lo rende diverso dagli altri animali che vivono in comunità: deve vivere in un contesto collettivo in modo non passivo. L’essere umano, infatti, costruisce il suo sistema di relazioni per comunicare con i suoi simili e organizzare gerarchicamente o in condizioni di uguaglianza i rapporti.

Mohamed Malih, autore del blog «Stracomunitari», sembra voler vivere secondo la filosofia aristotelica. Nato a Casablanca,  vive ormai da tempo in un contesto collettivo (Senigallia) in modo non passivo. Come? Scrivendo. Mohamed infatti, oltre a collaborare per diverse testate online, è autore del componimento Profughi. I versi di questa poesia hanno recentemente attraversato l’oceano per essere pubblicati, lo scorso mese, nella rivista statunitense Silk Road, impegnata da sempre ad esplorare le dinamiche umane e le trasformazioni sociali. È significativo il fatto che tra i tanti testi arrivati alla rivista quello di Mohamed sia stato pubblicato e tradotto (lo trovate qui); forse ciò è dovuto anche alla forza del componimento, che risiede proprio nella sua capacità e volontà di creare una comunità, anche nel dolore.
Si nota come sia la politica, sia il possedere logos si necessitano reciprocamente in quanto non esiste reticolo collettivo senza parola, senza comunicazione. Aristotele scrive: «È evidente che lo Stato esiste per natura è che l’uomo è per natura animale politico […] e più di tutte le api e di ogni animale vivente in società. Perché la natura nulla fa invano: ora l’uomo, solo fra gli animali, ha il logos, la ragione. E il linguaggio vale a mostrare l’utile e il dannoso, sicché anche il giusto e l’ingiusto, perché questo è proprio degli uomini rispetto ad altri animali: l’aver egli solo il senso del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto».

Anche nel Convivio di Dante il nesso tra razionalità ed espressione linguistica viene interpretato in riferimento alla natura «luminosa» della creatura umana.  Il poeta non vuole far altro che  illuminare le menti delle «populari persone» in quanto ignorano la funzione civile della lingua all’interno di una comunità. Funzione che Mohamed non sembra aver dimenticato considerando che l‘importanza del significato delle sue parole risiede proprio nel rapporto comunicativo, nella dimensione politica del linguaggio.

La parola e il suo logos sono l’autentica espressione di una razionalità singolare e universale. Sembrerebbe  proprio che grazie a questa consapevolezza Mohamed Malih sia riuscito ad utilizzare la potente forza espressiva del linguaggio per creare un puzzle di parole armonico e bello, nel senso più alto del termine.

 

 

Ho 23 anni e sono una neolaureata in Lettere Moderne. Amo la dimensione del viaggio perchè mi permette di perdermi, conoscere e scoprir(mi). Solitamente alimento la mia ansia, e la pazienza delle persone che mi circondano, ponendo domande. È il mio passatempo preferito. Quando non trovo le risposte che cerco mi tuffo nelle pagine di un libro. Tra le varie ricerche e letture ho avuto la fortuna di incontrare Incipit.

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