Come viene rappresentata la comunità LGBTQ+ in tv e nell’animazione?

Quello delle serie televisive è ormai diventato un fenomeno diffuso in tutto il mondo: seguite e amate dalla gran parte della popolazione mondiale, sono sempre più numerose e sempre più presenti nelle nostre vite, e sono al giorno d’oggi rivestite di un grande potere: sono infatti in grado di influenzare notevolmente l’opinione pubblica, e addirittura «plasmano la nostra idea del mondo», secondo una nuova ricerca pubblicata dalla rivista Group Processes & Intergroup Relations; è quindi fondamentale la rappresentazione che viene fatta al loro interno della realtà che ci circonda.
Secondo il «Where We Are On TV», il resoconto annuale pubblicato a novembre dalla GLAAD ‒ l’organizzazione americana che si occupa di monitorare la presenza delle minoranze nei media ‒ la stagione televisiva 2016/2017 è stata quella con la più elevata percentuale di personaggi LGBTQ+ ricorrenti nella storia, circa il 4,8%, stabilendo un nuovo record storico.
Il numero di personaggi stabili identificati come gay, lesbiche, bisessuali, transessuali o queer sembra essere aumentato sia sulla tv via cavo, in prima serata, che sui servizi di streaming online passando, nel primo caso, da 84 a 92 e nel secondo da 59 a 65; inoltre è raddoppiato il numero di personaggi transgender e ci sono tre personaggi affetti da HIV presenti in serie tv di successo (basti pensare a How To Get Away With Murder).
Un nuovo record è stato stabilito anche per quanto riguarda la percentuale di personaggi di colore sul piccolo schermo, che costituiscono il 20% ‒ anche se la maggioranza di essi è composta da uomini ‒ e c’è stato un aumento anche di personaggi affetti da disabilità rispetto all’anno scorso.
Sebbene, quindi, siano molti e notevoli i progressi registrati nella televisione, la situazione non sembra essere tutta «rose e fiori»: il rapporto mostra, infatti, come non ci sia stato alcun progresso per quanto riguarda la diversità di etnie di questi personaggi; senza contare che sono pochi anche i personaggi regolari femminili ‒ solamente il 44% ‒ e che è stato registrato un calo anche per quanto riguarda la rappresentazione della parte lesbica della comunità, che è passata nella tv via cavo dal 22% al 20%.
Per quanto riguarda i personaggi bisessuali ‒ la maggior parte dei quali sono donne ‒, nonostante siano aumentati del 10%, la loro rappresentazione ricade comunque troppo spesso negli stereotipi più conosciuti.
Questi fattori numerici, quindi, se da un lato sembrano promettenti e stimolanti, dall’altro mostrano come la strada da percorrere verso l’inclusione sia ancora decisamente lunga, soprattutto se si tiene conto del fatto che di questi rappresentanti della comunità LGBTQ+ solamente il 16% ottengono il lieto fine che meritano, secondo uno studio condotto dal movimento LGBT Fans Deserve Better ‒ il movimento americano che mira ad educare sull’importanza di una rappresentazione positiva e incoraggiante della comunità nei media.
Insomma il mondo della televisione sembra essere caratterizzato da alti e bassi, da progressi degni di nota che rischiano, però, di essere oscurati da una rappresentazione ancora troppo tradizionale e chiusa negli stereotipi.
Quest’anno si sono verificati dei punti di svolta anche nel mondo dell’animazione che sembra essersi dimostrato più aperto e inclusivo nei confronti della comunità LGBTQ+: il 31 luglio è stato infatti rilasciato il cortometraggio animato ‒ che ha già superato le 24.000.000 visualizzazioni su Youtube ‒ intitolato In A HeartBeat che vede come protagonista un giovane ragazzo, timido e impacciato, alle prese con la prima cotta verso un suo compagno, che cerca, invano, di tenere il suo cuore a bada; la storia descritta ‒ sviluppata in appena quattro minuti ‒ è semplice e tenera e in grado di suscitare emozioni profonde in così poco tempo; è stata realizzata da Beth David e Esteban Bravo con una campagna su Kickstarter che ha raccolto 14mila dollari.

Immagine presa dal cortometraggio.

Non ci sono dialoghi, ma solo immagini, accompagnate da una musica lenta e dolce: un cuore che vola e crea scompiglio e che finirà per spezzarsi, e la bellezza di un sentimento così semplice e intenso che alla fine rimetterà insieme il cuore e creerà un legame; il messaggio ovviamente è semplice: rappresentare l’amore tra due ragazzi con la stessa semplicità con cui viene rappresentato di solito quello tra un ragazzo e una ragazza.
Questo piccolo passo in avanti, è stato seguito, a distanza di appena cinque giorni, da uno ancora più significativo compiuto da un gigante dell’animazione e dei cartoni animati, la Disney, che ha rilasciato sul suo canale per bambini, Disney Junior, un episodio della serie animata Doc McStuffins intitolato The Emergency Plan che ha come protagoniste una coppia di mamme, di cui una di colore ‒ doppiate da Portia de Rossi e Wanda Sykes, entrambe dichiaratamente omosessuali ‒, alle prese con un terremoto.
Un’episodio decisamente di impatto che ha il merito di aver realizzato una rappresentazione così importante e inclusiva, indirizzata ai più piccoli per «educarli» alla diversità.

Insomma i numeri iniziali parlano chiaro: nonostante i progressi, le minoranze rappresentate sul piccolo schermo costituiscono una percentuale ancora molto ridotta, segno che c’è ancora parecchia strada da fare; se non altro il fatto che persino il mondo dell’animazione stia cominciando ad aprire gli occhi e a muovere qualche passo verso l’inclusione, aprendosi a nuove tematiche e a nuove realtà, costituisce un buon punto di partenza.

L’immagine in evidenza è uno screenshot preso dal cortometraggio In A HeartBit.

Laura Ferla

Ho 21 anni, studio Lettere moderne e lo faccio con passione, credo fortemente nei miei sogni e spero di realizzarli. Sono una nerd senza speranza amante della lettura e della scrittura.
Collaboro a Incipit perché penso ci sia un gran bisogno, in questo Paese, di progetti come questo che mirino a diffondere la cultura.

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