«Fuori Centro», se la periferia industriale diventa patrimonio artistico

Come coniugare l’arte antica dei sotterranei di Palazzo Chiericati con una mostra fotografica dall’allestimento e dal contenuto moderno?
La risposta ce la dà il Centro di Cultura Fotografica di Vicenza che ha dato vita all’esposizione «Fuori Centro», un percorso fotografico che ripercorre con uno stile magistralmente artistico quella che è la periferia industriale ovest di Vicenza, zona simbolo di quel Veneto nato e sviluppato negli anni del boom economico e figlia dei capannoni industriali e delle note fabbriche, come la Valbruna.
L’obiettivo della mostra – spiega Giulio Bernardi, vicepresidente del CCF – non è tanto la denuncia sociale, quanto creare un’ indagine fotografica che sappia mettere a fuoco il cambiamento e costruire una documentazione inedita, capace di diventare parte integrante del panorama culturale contemporaneo.

Per dare vita a tale progetto il CCF ha chiesto a quattro fotografi di fama internazionale, e volutamente non vicentini, di trascorrere un mese in una residenza artistica creata per l’occasione. Gli artisti hanno così avuto modo di vivere quotidianamente il territorio e condividere non solo il luogo della residenza, ma anche le loro impressioni, le loro idee e i loro differenti approcci fotografici al fenomeno.

Dainese, foto di Rocco Rondanelli

Ciò che ne esce è una mostra fotografica, curata da Pietro Vertamy e realizzata con l’aiuto di Unione Collector, che ripercorre il mutamento della periferia della città del Palladio attraverso la street photography in stile americano di Lavinia Parlamenti, la fotografia d’architettura del duo Andrea e Magda e gli scatti aerei di Rocco Rorandelli.

I quattro fotografi, esposti separatamente gli uni dagli altri nelle diverse sale dei sotterranei del noto palazzo vicentino, con i loro differenti stili e una maturità professionale forgiata in anni di lavoro per grandi testate giornalistiche, riescono a raccontare una realtà che spesso viene etichettata come «brutta» da chi ci lavora e ci vive, ridando invece una estetica orgogliosa a quei luoghi figli dell’ industrializzazione forzata del boom.
Significativo è senza dubbio anche l’allestimento della mostra ideato dal progettista Massimo Cocco che piega i materiali industriali di tutti i giorni alla bellezza di un’ esposizione minimale ma d’effetto, che ben si coniuga con i locali che ospitano l’esposizione. Un’ambientazione dualistica che vede i mattoni di cotto abbracciare piccoli pilastri in cemento in una esperienza sensoriale e visiva che porta, letteralmente, il visitatore ad osservare il territorio da una angolazione inedita.

Orti urbani, foto di Rocco Rondanelli

Senza dubbio per la città di Vicenza non può che essere un vanto ospitare questa esposizione che ridona alla cittadinanza un territorio che appartiene ora al patrimonio culturale condiviso e che, attraverso i 50 scatti proposti, diventa una «realtà – altra» superando così la restrittiva dimensione locale e ponendosi come modello per una visione delle periferie industriali differente,  lontana dalle dinamiche politiche degli schieramenti.

La mostra rimarrà aperta fino al 24 settembre, dal martedì alla domenica con ingresso gratuito nei weekend. Per rimanere informati su orari e visite guidate gratuite, seguire il profilo Facebook del Centro di Cultura Fotografica.

La foto di copertina è stata scattata da Andrea e Magda, tutte le foto ci sono state concesse dal Centro di Cultura Fotografica – Vicenza.

Nato nel secolo scorso, studente di Scienze Politiche che ogni tanto scatta fotografie per provare a raccontare il mondo e i suoi cambiamenti.
Appassionato di cinema, letteratura e dell’arte in tutte le sue forme.

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