Donne, diffidate dagli uomini, se no vi violentano: parola di Libero

Andrea Bisaschi si definisce «esperto di sicurezza e difesa personale» e, la buttiamo momentaneamente in battuta, l’articolo che ha pubblicato sul sito del quotidiano Libero parrebbe scritto appositamente per far pensare che dobbiamo frequentare i suoi corsi, così da difenderci da un mondo di homines mulieri lupi.
«Cosa (sic!) devono assolutamente sapere le vostre figlie. Consigli di base per rendere le ragazze meno vulnerabili», così titola il vademecum apparentemente indispensabile dopo l’ondata di violenza, con vittime nella stragrande maggioranza di sesso femminile, che ha colpito l’Italia quest’estate.
Bisogna prevenire il rischio, bisogna «mantenere la guardia alta», ciò significa che  «le nostre ragazze devono rimanere “sempre coperte” anche in compagnia di persone conosciute». Quanto coperte? Non devono spogliarsi neanche per fare sesso con il proprio partner (si parla anche di «persone conosciute»), oppure devono indossare qualcosa di simile a un burqa tutto l’anno?
Una «categoria particolarmente a rischio» sono gli «ex fidanzati», perché «la parte emozionale tende a sovrastare quella razionale e quindi “non si percepisce il pericolo”», sono persone pronte a «tendere la trappola». Quindi, care ragazze, «non cadete nel pericolosissimo tranello dell’ultimo chiarimento, statisticamente, quest’ultimo si è rivelato più volte fatale». A questo punto bisognerebbe consigliare di andare all’«ultimo chiarimento» armate, o almeno con cinque o sei guardie del corpo. Nei casi invece di rapporti saffici, si può avere questo benedetto ultimo chiarimento, oppure bisogna lasciare senza spiegazioni anche la partner donna?
Come se non bastasse, bisogna diffidare anche degli amici stretti che «a volte approfittano della stima e della fiducia conquistata per farvi abbassare la guardia». Se l’amico sta «esagerando con l’alcol» significa che «si sta preparando l’alibi per “sferrare l’attacco”». Se poi con questo famoso amico c’è qualcosa che non va, «alzate una “staccionata” che delimiti la vostra zona intima (circa 45 cm. (sic!) tra voi e lui». Ma che vuol dire?
Ci fermiamo qui. Anche se abbiamo provato a riderci su, è già abbastanza avvilente ciò che vi abbiamo riportato di questo assurdo vademecum: il tal Bisaschi vuole diffondere una teoria della paura, uno stile di vita all’insegna del sospetto che, anche se applicato, non risolverà mai il problema della violenza nei confronti delle donne (di per sé riducibile ma non certo estinguibile). Le donne non vengono uccise, violentate o picchiate perché sono «ingenue o fragili» (copyright mister Bisaschi) o perché danno troppa confidenza: la responsabilità della violenza è in chi aggredisce, non in chi subisce. Se seguiamo questo ragionamento sconclusionato, sparare a qualcuno diventa una questione di colpa di chi si becca una pallottola addosso, perché si è avvicinato troppo, perché è stato «ingenuo o fragile».
Leggere l’articolo di Bisaschi a ragazze ancora non dotate di un forte e indipendente pensiero critico, significa instillare in loro il germe della diffidenza totale nei confronti degli uomini: non bisogna agire con prudenza e consapevolezza a seconda della situazione, bisogna invece evitare proprio di agire, mantenere una distanza e un distacco che (forse) proteggono dalla violenza, ma uccidono la spontaneità di ogni rapporto umano.
Concludiamo con un paradosso: se per assurdo la ricetta di Bisaschi potesse eliminare la violenza dal mondo, chi scrive non è sicuro che raccomanderebbe a  sua figlia di comportarsi in questo modo.

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

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