Con la sharing economy le biblioteche tornano di moda

La «sharing economy» è un fenomeno che negli ultimi anni ha vissuto un boom incredibile. Di cosa si tratta? Di tutte quelle formule di commercio e di servizi che si basano sul riutilizzo e la condivisione di beni e conoscenze, in cui spesso sono coinvolte piattaforme digitali che permettono di annulare le differenze tra produttore e consumatore e basano la propria promozione su sistemi di reputazione digitale (per parlarci chiaro, le recensioni degli utenti). La sharing economy vuole porsi in alternativa all’economia consumistica classica, cercando di creare non solo una rete di rapporti interpersonali tra produttore e consumatore, ma anche di sensibilizzare al consumo e alla salvaguardia dell’ambiente. 

E chi di noi, negli ultimi anni, non ha usufruito almeno una volta di uno di questi servizi? Dai vari sistemi di car sharing che ti permettono di fare viaggi a prezzi ridotti rispetto ai mezzi pubblici, a quelli di house sharing, con cui si può alloggiare a prezzi modici (o nulli, se parliamo ad esempio di Couchsurfing), entrando anche in contatto con gli abitanti del luogo. Questo tipo di economia, meno tradizionale, attira soprattutto i più giovani. Quali i motivi? Sicuramente nelle fasce più giovani c’è spesso una certa attenzione alle novità in atto, una maggiore destrezza a maneggiare le vare piattaforme digitali su cui si basa la sharing economy, uno spirito di avventura più vivo, e a volte anche una più radicata consapevolezza dei rischi che può portare il consumismo sfrenato. Ma soprattutto, forse, c’è anche una minore disponibilità di denaro. Con la crisi e la disoccupazione giovanile, ci si deve arrangiare come si può e per questo i millenials sembrano spesso preferire le alternative a costo zero, rispetto alle fasce d’età più avanzata.

Un esempio? Confrontiamo i dati riguardanti l’utilizzo di quella che è stata una delle più antiche forme di sharing economy. Quando ancora questi inglesismi non esistevano, in ogni città o paese c’era un luogo in cui si condividevano conoscenze, idee, sogni: la biblioteca. Questi luoghi, al giorno d’oggi, non sono diventati obsoleti e ammuffiti, ma spesso sono invece in grado di catalizzare iniziative rivolte ai bambini, ai ragazzi, forniscono spazi di studio e, soprattutto, danno l’opportunità di leggere libri a costo zero. È per questo che i giovani stanno tornando in biblioteca. Lo sostiene anche una ricerca del Pew Research Center, che si occupa dei dati negli USA. Nel 2016 almeno il 53% dei millenials (fascia tra i 18 e i 35 anni) è entrato in una biblioteca (non universitaria) anche per prendere libri in prestito (cartacei e/o digitali). Un record rispetto alle altre fasce d’età che invece si attestano su percentuali inferiori. Un bello scacco per chi spesso sostiene che le biblioteche siano ormai fuori moda, al centro di questo cambiamento economico che coinvolge tantissimi tipi diversi di prodotti, anche i libri e la lettura trova un loro spazio nella condivisione, nel riutilizzo (si pensi anche alla moda del book crossing) e nel passaggio di mano in mano. 

 

In copertina: la biblioteca pubblica di New York.

Ho 23 anni e studio lettere moderne, il grande amore della mia vita sono i libri, credo che leggere sia indispensabile per formarsi un pensiero critico indipendente. Per questo ho deciso di far parte di Incipit. Scrivo anche per neun.it

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