Lo Stato antifascista è fascista con i fascisti

Molto chiaro e scritto bene l’articolo di Davide Travaglini di ieri: al di là delle sue considerazioni e opinioni personali, di cui parliamo tra poco, è riuscito a tracciare un bel ritratto dell’universo di estrema destra nel nostro Paese. Vi è solo un errore (che se ne porta dietro altri): affermare che «le idee possono risultare pericolose» e che per evitare che si tramutino in atti di violenza basterebbe una «legislazione più efficace», oltreché – e qui siamo d’accordo – una conoscenza approfondita della Storia.

Legare la liceità delle idee, di certe idee alla legge è pericoloso e contrario ai principi di ogni democrazia liberale: esistono idee condivise da tanti e idee condivise da pochi, idee che approviamo e idee che ci fanno schifo, non certo idee giuste e idee sbagliate. Qui non si tratta «solamente» della questione del fascismo, ma delle basi stesse della nostra democrazia. Se ammettiamo che un’idea venga messa fuori legge, allora ammettiamo neanche troppo implicitamente che lo Stato possa decidere cosa sia giusto o non giusto pensare.

La nostra democrazia è giovanissima: settant’anni sono pochissimi per uno Stato, quindi ci sono ancora tantissime eventualità non ancora accadute. Come possiamo escludere che, sempre sulla base della follia paternalistica che sia lo Stato a decidere cosa sia giusto pensare, un giorno il problema non diventi – per esempio – essere comunisti, appoggiare le istanze Lgbt o, in generale, sentirsi innamorati della democrazia? La triste verità è che scenari apparentemente fantascientifici come questi diventano potenziali se si ammette che anche solo un‘idea divenga, per legge, sbagliata

Sì, lo sappiamo che il fascismo ha distrutto l’Italia e l’ha condotta in due guerre, quella in Etiopia (vincendo) e quella mondiale (perdendo), inutili. Ma questo dev’essere un motivo per cui rifiutare il fascismo, non per metterlo al bando. Le idee, fintantoché non si realizzano in azioni che mettono a repentaglio la libertà altrui, devono esistere e l’individuo ha il diritto (e forse anche il dovere) di esprimere le sue. Zittire i fascisti, rendere la loro becera e ridicola propaganda clandestina significa anche, come se non bastasse, renderli loro malgrado dei martiri della libertà d’espressione, vittime dello stesso trattamento che molti di loro riserverebbero ai nemici politici.

Zittire i fascisti de iure significa comportarsi esattamente come loro, con l’aggravante che noi ci spacciamo per una democrazia. Proviamo, anche se costa maggior fatica, a mostrar loro quanto più bello è il disordine rispetto all’ordine, la libertà rispetto alla dittatura, la cultura rispetto al becerume. Il fascismo va combattuto con il confronto, con la retorica, con lo sberleffo, non con una legge liberticida

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

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