Donne, ribelliamoci alla «tassa rosa»

Qualche mese fa Roberto Giovannini ha affrontato la questione sulla Stampa: non solo le donne sul posto di lavoro sono pagate di meno rispetto ai colleghi uomini, ma, nel momento in cui vanno a fare la spesa, si ritrovano a dover spendere di più per tutta una serie di prodotti. Ecco quella che viene chiamata la «pink tax»: non è una vera e propria tassa, bensì un’etichetta per definire un divario di prezzo effettivamente esistente tra prodotti «per uomini» e «per donne».

Nell’articolo si legge infatti che «gli shampoo e i conditioner per i capelli mirati a una clientela femminile costano in media il 48% in più di quelli diretti alla clientela maschile», che «i jeans per donna costano il 10% in più di quelli per uomini» e via discorrendo.
Benché non ci siano chiare le fonti per questi dati, è evidente che tra gli scaffali dei supermercati si trovino spesso prodotti «pensati per donne», neanche fossimo tornati all’inizio del secolo scorso. Una storica azienda italiana come la Bic nel 2012 ha lanciato addirittura delle penne per donne, scelta che ha suscitato non poche polemiche in patria e oltreoceano: è divenuto virale il video di Ellen DeGeneres che commenta questa politica aziendale assurda, e che potete vedere qui sotto. Ora le penne non sono più in catalogo, ma i rasoi «per donne» ad esempio sì.


La soluzione è semplice quanto banale: donne, ribelliamoci alla «tassa rosa» e, quando possibile, compriamo prodotti considerati «da uomini» e quindi più economici, dai rasoi e creme da barba (ottime anche per la rasatura femminile) ai bagnoschiuma o shampoo.

Diverso, chiaramente, è il discorso per i capi d’abbigliamento e, ovviamente, per quanto riguarda qui beni che sentono maggiormente tutto il peso delle tasse, in particolare dell’Iva al 22%: gli assorbenti. Sono considerati beni di lusso, neanche fossero un’auto costosa, non di necessità, altrimenti sarebbero tassati al 4%, proprio come il pane, il latte… e i rasoi da uomo. Sì, avete letto bene.
Ma c’è una via di scampo anche in questo caso e si chiama coppetta mestruale, anche lei tassata al 22%, ma perlomeno destinata a durare diversi anni dal momento dell’acquisto.

E pensare che, nel caso di assorbenti e tamponi, Civati, leader di «Possibile», aveva avanzato una proposta di riduzione dell’Iva, proposta ignorata o criticata perché ci sarebbero «questioni più importanti». Noi riteniamo, come spesso abbiamo ribadito, che «tutto faccia brodo», da un corretto uso dei termini di professioni riferiti a donne, a un adeguamento del loro stipendio rispetto ai colleghi maschi, all’introduzione di un congedo anche per i neo-papà. La parità deriva anche da questo e il dedicarsi a una battaglia non sottrae energie all’impegno preso nelle altre.

In copertina: “We Can Do It!” by J. Howard Miller , da Wikipedia.

Ho 23 anni, sono una studentessa di Linguistica, credo nella parità tra esseri umani e nel valore fondante della Cultura e dell’Arte per la nostra società. Ho creato e dirigo Incipit, scrivo anche per lavocechestecca.com.

One thought on “Donne, ribelliamoci alla «tassa rosa»

  1. Mi è piaciuto tanto questo articolo, ricco di informazioni. Sono d’accordissimo con te, guadagnammo di meno e paghiamo di più per cose che sono di primo bisogno.
    Brava Elena!

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