Matrimonio gay: gioiamo per la Germania ma ci accontentiamo

In Germania, nonostante il «No» di Angela Merkel, il matrimonio egualitario è diventato legge e con esso anche l’adozione da parte delle same-sex-couples. Possiamo essere d’accordo o meno, ma l’ipocrisia è altrove.
Facciamo un salto indietro di un annetto e di qualche centinaio di chilometri: Italia, primavera 2016, l’approvazione da parte del Parlamento della cosiddetta legge Cirinnà, che regola finalmente le unioni civili anche nel nostro paese, è accolta con giubilo da parte della comunità Lgbt e non solo. Chi, come chi scrive, mostrava qualche perplessità sui cambiamenti apportati alla legge, veniva tacciato di disfattismo, di atteggiamento lagnoso e, udite udite, persino di omofobia.
«Senza di noi (le unioni civili, ndr) sarebbero state una fotocopia del matrimonio», aveva affermato trionfante Angelino Alfano che, pur rappresentando l’equivalente un quartiere in tutta Italia, anche questa volta era riuscito ad avere voce in capitolo. La creazione di un istituto giuridico differente era, a nostro avviso, un passo indietro seppur (in parte) solo formale. Basti pensare che, seppure sia un residuo anacronistico e alquanto buffo, in un matrimonio c’è l’obbligo di fedeltà, in un’unione civile no. Ed ecco le urla dei soliti pensanti monodirezionali: dovete essere contenti, si fa un passo alla volta, è già una grande conquista.
Pur consapevoli che la politica è l’arte del compromesso, i contentini non ci sono mai piaciuti, e per questo ci aveva fatto indignare il riconoscimento di un «diritto a metà». Della promessa di Monicà Cirinnà, «Andremo avanti fino al pieno riconoscimento del matrimonio egualitario», non si è più parlato.
In questi giorni però tutti questi combattenti gioiscono per il riconoscimento del matrimonio egualitario in Germania, e in molti si lamentano che nel nostro paese «siamo ancora indietro». Quando abbiamo letto queste reazioni siamo rimasti sconcertati: ma non sono gli stessi che definivano la legge sulle unioni civili «un grande passo nella Storia»? La Cirinnà era poi la stessa che, dopo che la stepchild adoption era andata in malora e che il governo aveva messo la fiducia, commentò vittoriosa «La partita a scacchi dei tatticismi è finita», poi si era complimentata col governo perché aveva messo «in salvo la legge».
Evidentemente siamo abituati a essere il fanalino di coda dell’Occidente in tema di diritti: gioiamo se negli altri paesi le cose funzionano come è giusto che funzionino, mentre da noi basta solo un aborto di legge per farci contenti. Ci pisciano in testa, ci dicono che invece sta piovendo, e noi gioiamo soddisfatti.

 

L’immagine di copertina è tratta da qui.

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *