Se Giappone e Italia si incontrano a teatro

Mercoledì 21 giugno alle 20:30 verranno rappresentati al Teatro olimpico di Vicenza gli spettacoli teatrali Okina e Hagoromo, presentati da Kazufusa Hosho e Tatsunori Hongo. Le due rappresentazioni appartengono al tradizionale teatro giapponese Nō, una forma d’arte nata intorno al XIV secolo. Ecco, ora pensate a questa inusuale associazione: uno spettacolo orientale messo in scena in un teatro tipicamente occidentale, pensato come luogo di rappresentazione delle opere legate al patrimonio latino e greco. L’unicità dell’evento sta anche in questo, nel fatto di unire due mondi culturali così lontani in un luogo prestigioso e conosciuto come il Teatro Olimpico. Questa rappresentazione può essere considerata un’occasione per presentare al pubblico non solo qualcosa di nuovo, ma soprattutto per mostrare un lato della cultura giapponese quasi assente da noi, una forma d’arte che finora nel nostro paese non ha avuto una reale diffusione. Gli spettatori potranno assistere a qualcosa in genere di inaccessibile, a meno di non recarsi personalmente in Giappone. Infatti nonostante la globalizzazione e la circolazione ormai illimitata delle notizie e delle diverse culture presenti nel mondo, solo una parte di tutto questo giunge effettivamente da noi e riesce a trovare qui terreno fertile.

La scena del Teatro Olimpico di Vicenza.

Questo ci porta a chiederci: cosa giunge effettivamente in Italia della cultura giapponese? Probabilmente risponderemmo subito anime e manga, sushi ed oggetti tecnologici. Tuttavia, se ci soffermiamo un attimo a pensare, possiamo dire di apprezzare gli apporti culturali che questi scambi portano? Di essere in grado di capire realmente il significato della cultura giapponese? Di saper comprendere le sue caratteristiche senza snaturarle o fraintenderle? La risposta sembra essere negativa, anche solo pensando a come vengono considerati i manga e i prodotti  d’animazione: in genere sono visti come rivolti ad un pubblico infantile e adolescenziale, come una perdita di tempo nel peggiore dei casi, in quanto giudicati come semplici forme di intrattenimento.
Invece in Giappone vengono considerati come delle opere dotate di una loro dignità, rivolte ad un pubblico diversificato e alcune volte considerate delle vere e proprie forme d’arte. Una considerazione ancora peggiore sembra averla il cinema giapponese: i pochi film trasmessi dalle reti italiane sono quasi sempre prodotti demenziali, incentrati su trame al limite dell’assurdo e narrazioni che a volte ridicolizzano agli occhi degli occidentali i giapponese stessi. I pochi film di spessore che giungono da noi sono limitati ai grandi festival cinematografici, il che non aiuta il grande pubblico a conoscere e ad apprezzare i prodotti filmici del Sol levante, nonostante anche registi giapponesi siano entrati a tutti gli effetti tra i grandi della storia del cinema, come Akira Kurosawa.

La cultura italiana, invece,  gode in Giappone di un certo prestigio, basti pensare al fatto che l’italiano viene scelto da molti studenti come lingua di studio all’università; ma anche prodotti legati all’intrattenimento hanno un effettivo riconoscimento e seguito, come dimostra la notizia di questi giorni del successo nipponico delle fiction italiane Don Matteo e Montalbano, trasmesse addirittura in prima serata. La distanza, quindi, non sembra essere una valida scusa per accantonare la conoscenza di questo paese.

L’evento all’Olimpico dovrebbe essere considerato come qualcosa da ripetere e iniziative di questo tipo dovrebbero coinvolgere anche altri aspetti culturali e altre tipologie di pubblico. Esistono associazioni in Italia che promuovono la diffusione della conoscenza della cultura giapponese, ma spesso non hanno la giusta visibilità o vengono considerate come qualcosa di amatoriale e non ufficiale, gestite da pochi appassionati che diffondono una cultura considerata troppo lontana o incomprensibile. Per questo motivo non solo le diverse associazioni andrebbero sostenute, ma sarebbe importante che anche istituzioni culturali largamente riconosciute promuovessero questi scambi e proponessero i risultati ad un vasto pubblico, incentivando la diffusione non solo della cultura giapponese  ma anche quella di altri paesi, troppo spesso sconosciuti o dimenticati.

Mi chiamo Felicity, ho 26 anni e sono laureata in Filologia Moderna. Penso sia importante trovare sempre nuove cose da amare.

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