L’ Era Glaciale della cultura bosniaca: quando lo Stato cancella l’identità

«Il patrimonio di un paese non appartiene solo a quel paese, ma al mondo intero». È con queste parole che Ismet Ovčina, direttore della Biblioteca Nazionale della Bosnia Erzegovina, ai microfoni di Sarajevolution cerca di sensibilizzare lo spettatore riguardo alla drammatica situazione che la cultura sta attraversando, non solo nella città di Sarajevo, ma in tutta la Bosnia.
A 25 anni dall’inizio dell’assedio la capitale balcanica si trova ad attraversare un periodo molto critico dal punto di vista artistico e culturale. Nulla a che fare con le bombe, ma con uno Stato assente che da anni ha deciso di lasciare i musei nazionali e uno tra i patrimoni librari più importanti d’Occidente vittime delle intemperie e dell’usura del tempo.

Per Senadin Musabegović ‒ sociologo, teorico d’arte nonché autore di La polvere sui guanti del chirurgo ‒ la causa di tale decadenza è da ricercarsi non solo nella critica situazione politica, ma anche nel ruolo che lo sviluppo tecnologico ha svolto durante la guerra.
La diffusione massiva delle videocamere ha trasformato quei quattro anni di assedio in un reality show dove ognuno era il protagonista di un grande romanzo composto da migliaia di storie individuali. Il mito della sopravvivenza in guerra ha poi subito uno slittamento, finendo per diventare sopravvivenza nel mercato, fenomeno che ha prodotto superficialità e appiattimento.

Il famoso umorismo surrealista della Gerusalemme d’Europa sembra oggi spaventare le sette principali entità politiche e religiose che si trovano a gestire il potere in una Bosnia post bellica dove i conflitti identitari non si sono placati e, anzi, rischiano di riaccendersi dopo le recenti elezioni che hanno messo in luce evidenti contraddizioni.
Il pittore e giornalista Zoran Herceg fra tutti sostiene quanto la serietà sia utilizzata come arma dalle politiche fondamentaliste.
In pericolo quindi non sono solo i luoghi del Campus Universitario di Sarajevo ‒ che dopo la guerra hanno ospitato il vasto patrimonio della Biblioteca, compresa la più ampia collezione di libri braille del continente europeo ‒, ma l’intera identità artistica e culturale bosniaca basata sulla riscoperta del proprio essere attraverso la convivenza con identità apparentemente differenti.
Se da una parte l’edificio della famosa Vijećnica è, da ormai tre anni, stato riaperto al pubblico come complesso museale e Municipio del Cantone di Sarajevo, dall’altra si evidenzia una vera e propria era glaciale nei confronti di entità come il Museo Nazionale della Bosnia ed Erzegovina e dello Historical Museum of Bosnia and Herzegovina che, per assurdo, per quanto siano essi luoghi statali, non ricevono aiuti economici dallo Stato, se non qualche «donazione spontanea» che avviene di rado.

Il risultato della fine del dialogo tra Stato ed entità museali ha prodotto numerosi scioperi del personale che non hanno fatto altro che aggravare la situazione in un quadro dove la politica ha apertamente deciso di non voler scendere a patti. Per notare le situazione critica in cui vertono gli edifici della cultura sarajevese basta allontanarsi dall’antico quartiere turco della Baščaršija e alzare lo sguardo notando le sbarre alle porte e i cartelloni che provocatoriamente, su iniziativa degli operatori museali, bloccano l’accesso al Museo Nazionale perché lì non vi è più «nessun museo, nessuna cultura, nessuna morale», o ancora osservare che il Museo di Storia, per quanto aperto al pubblico, appare molto fatiscente, lasciato a subire l’usura del tempo da chi invece dovrebbe sensibilizzare sull’importanza del ricordo.

Se quindi è vero che il patrimonio artistico e culturale di un paese appartiene al mondo intero non si può non fermarsi a riflettere di fronte alla situazione critica che luoghi e contenuti storici ed artistici, di importanza internazionale, stanno attraversando.

 

Tutte le fotografie sono state scattate dall’autore.

Nato nel secolo scorso, studente di Scienze Politiche che ogni tanto scatta fotografie per provare a raccontare il mondo e i suoi cambiamenti.
Appassionato di cinema, letteratura e dell’arte in tutte le sue forme.

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