Wonder Woman è un successo ed ecco perché

È sulla bocca di tutti. È esaltante e adrenalinico. Ha già fatto storia. È senza dubbio un successo.
Si tratta del nuovo Wonder Woman, film diretto da Patty Jenkins e interpretato da Gal Gadot, ultima uscita dell’universo DC dopo Batman v Superman e Suicide Squad e in preparazione dell’attesissimo Justice League.
Il successo di Wonder Woman è concretamente rappresentato dai dati del box office americano che mostra incassi a dir poco fenomenali: la pellicola, infatti, ha guadagnato 11 milioni di dollari solamente nella serata di debutto nei cinema americani di giovedì, portandosi a casa, nel corso del weekend, più di 100 milioni di dollari, raggiungendo così un nuovo record e diventando il film diretto da una donna con il maggior incasso in apertura ‒ a detenere il record in precedenza era Sam Taylor-Johnson, la regista di Cinquanta sfumature di grigio (escludiamo le sorelle Wachowski con il loro Matrix Reloaded solo perché all’epoca si presentavano come uomini e la domanda sorge spontanea: glielo avrebbero fatto dirigere se fossero state donne? Ma questo esula dalla nostra indagine).

Il film ha avuto dunque un debutto decisamente promettente, attirando l’attenzione non solo dei fan, ma anche dalle grandi star di Hollywood che hanno fatto sentire il proprio parere, decisamente positivo, tramite i social; in particolare a fare le congratulazioni per questo suo nuovo record raggiunto sono state le star che fanno parte dell’universo cinematografico Marvel,  della concorrenza insomma, da Mark Ruffalo a Joss Whedon, regista dei due Avengers che sta lavorando anche a Justice League, il prossimo film della DC e che ha addirittura definito il film «una delizia» (« a goddamned delight»).

La scena iniziale si svolge a Parigi: Diana, interpretata da Gal Gadot, riceve una misteriosa valigetta mandatale da Bruce Wayne ‒ i due si erano precedentemente incontrati in Batman v Superman  contenente una vecchia foto che la ritrae insieme ad un gruppo di uomini; sarà proprio questa foto a scatenare un lunghissimo flashback con il quale ci verrà raccontata la storia della protagonista, a cominciare dalla sua infanzia.
Diana è stata cresciuta su Themyscira, un’isola introvabile, nascosta all’essere umano, abitata dalle Amazzoni, donne guerriere create da Zeus per proteggere l’umanità dalla minaccia di Ares, il dio della guerra. Su quest’isola le donne si allenano nell’arte del combattimento e della guerra, imparando a lottare e a difendersi contro eventuali minacce e la piccola Diana, figlia della regina, viene cresciuta per essere la migliore guerriera di tutte.
La pace che regna nell’isola viene spezzata dall’arrivo di un uomo, Steve Trevor (alias Chris Pine), un pilota che si rivelerà essere una spia britannica e che racconterà alle guerriere della terribile guerra  la prima guerra mondiale  che sta distruggendo il mondo esterno; così la principessa delle amazzoni, convinta di poter fermare il conflitto, sconfiggendo definitivamente Ares, parte insieme al giovane pilota, determinata a portare a compimento la sua missione.

Nel complesso il film si rivela piacevole e coinvolgente, ricco di battute e scene divertenti ‒ cosa che è sempre stata un punto a sfavore dei film della DC, sempre così seri e cupi ‒ che alleggeriscono l’atmosfera; nonostante la durata di ben due ore e venti non risulta mai essere noioso o lento.
La pellicola è ricca di scene di combattimento, sempre forti e di impatto e che spesso sono eseguite a rallentatore: dall’allenamento delle amazzoni, fatto di movimenti aggraziati e letali allo stesso tempo, ai combattimenti corpo a corpo che vedono come protagonista Diana contro i soldati tedeschi. A rendere queste scene particolarmente realistiche ha contribuito la bravura delle atlete professioniste che hanno rivestito i panni delle amazzoni: delle vere e proprie «guerriere» che si sono allenate in quello che potrebbe essere pensato come un contesto prevalentemente maschile e che hanno mostrato tutta la loro forza.

Ma il vero punto di forza di questo film sta nella protagonista principale, una Gal Gadot a dir poco eccezionale: l’attrice israeliana buca lo schermo, quasi come se fosse nata per interpretare Wonder Woman; sempre impeccabile e nella sua famosissima armatura rossa e blu, dotata di scudo e bracciali indistruttibili, ha saputo rendere al meglio la forza e la determinazione, la vulnerabilità e la compassione, di un’icona assolutamente leggendaria, con una bravura decisamente degna di nota, riuscendo a mantenere il fulcro dell’attenzione sempre su di sé.

Gal Gadot nei panni di Wonder Woman. Credits: vox.com.

Durante il film siamo tutti mossi dalla determinazione con cui Diana affronta le sfide una dopo l’altra e siamo spinti a credere nella sua causa, così come ci crede lei, trascinati dalla sua voglia di combattere e dalla sua sofferenza di fronte al dolore degli altri.
Quando Diana lascia la sua casa, l’isola paradisiaca abitata da sole donne, deve scontrarsi con il mondo esterno, quello reale, che all’epoca della prima guerra mondiale non teneva di certo conto delle donne, escluse completamente dalla vita politica; in un contesto come questo cerca di inserirsi una donna cresciuta per combattere, che non vuole sottostare alle regole di nessuno, e che si impone con la sua conoscenza e la sua intelligenza, ponendosi più volte in contrasto con la componente maschile.

Complessivamente il film risulta essere un insieme abbastanza armonico, fatto di guerra, lotta, amore, determinazione e passione, sempre caratterizzato da un sottofondo di epicità che sembra accompagnare ogni singola azione portata avanti dalla mitica eroina, sottolineata da una colonna sonora decisamente ben orchestrata.
Da molti fan è stato addirittura definito come il miglior film della DC fino ad ora e anche numerose star del cinema si sono espresse a riguardo tramite Twitter, elogiando il successo di Patty Jenkins e della stessa Gal Gadot: Viola David, Jessica Chastain, Lupita Nyong’o, nomi decisamente popolari all’interno della scena hollywoodiana, e Dwayne Johnson, insieme a molti altri, hanno condiviso il loro entusiasmo sul social network, definendo il film un vero e proprio trionfo e congratulandosi con la regista per aver realizzato un film di così grande impatto per le giovani ragazze.

Su Instagram si è espressa anche Octavia Spences, conosciuta per film come The Help e Hidden Figures, che in un post ha caldamente consigliato la visione del film a tutte le madri, come modello di ispirazione per le ragazze e come modello educativo per i ragazzi:

«Le Amazzoni non sono solo bellissime e in forma, sono intelligenti, conoscono moltissime lingue e comprendono la scienza. Sì, hanno un cervello! Donne di diverse forme fisiche e etnie mi hanno tenuta sempre sull’orlo della sedia (incollata allo schermo). Tanto che andrò a rivederlo.»
Nostra traduzione del post di Octavia Spences. 

Il film risulta essere decisamente un salto di qualità rispetto agli ultimi due prodotti della DC, Batman v Superman e Suicide Squad che tanto avevano fatto per attirare l’attenzione e incuriosire i fan prima del debutto, ma che alla fine non si sono rivelati all’altezza delle aspettative create.
Il merito della pellicola diretta dalla Jenkins è senza dubbio quello di aver portato sul grande schermo un’eroina che ha avuto, per tutta la durata del film, la stessa identica importanza e la stessa presenza scenica dei supereroi maschili, come Batman o Superman, e che ha saputo rendere al meglio la forza di questo personaggio.
L’eroina ritratta sul grande schermo è un personaggio a tutto tondo: è curiosa, determinata, abile nel combattimento, sensibile, forte e coraggiosa, ricca di sfumature e mai banale; tiene testa agli uomini senza esitazione e si batte con forza per ciò in cui crede, senza farsi ostacolare da niente e da nessuno.
Si tratta sì di una guerriera, ma solo all’apparenza invincibile e indistruttibile: mostra anche la sua fragilità e la sua vulnerabilità e impara a sfruttarle come punti di forza e non di debolezza. 

Alla luce del messaggio e dell’attitudine promossa dalla protagonista appaiono quindi ancora più inutili le varie polemiche scatenatesi riguardo le proiezioni solo femminili negli Stati Uniti.
Ad Austin, in Texas, Alamo Drafthouse Cinema ha riservato una proiezione della pellicola alle sole donne o persone che si identificano con il genere femminile, così come in passato aveva fatto proiezioni solo per veterani o altre categorie di pubblico specifiche. L’iniziativa poi si è spostata a New York, dove i ricavati sono stati devoluti a Planned Parenthood (dunque, anche in questo caso, una scelta ben motivata). Ma le polemiche sui social sono scoppiate: sessismo al contrario, mancata parità, proiezioni di Spiderman solo per maschi bianchi… Insomma, non ci si è sprecati. Eppure gli spettacoli solo per donne sono comunque stati un incredibile successo e non si fatica a capire il perché. Wonder Woman è un film senza precedenti che fornisce un modello di donna in cui ci si possa identificare, a cui si possa puntare, una vera fonte di ispirazione all’interno di un panorama dominato da eroi maschi.

Credits: tweet di Geoff Johns.

Anche il confronto fra i sessi è gestito all’interno del film in modo magistrale. Non ci sono filippiche sul valore delle donne o sull’uguaglianza dei sessi, non c’è una superiorità del mondo esclusivo delle amazzoni contro la guerra di trincea degli uomini: anzi, attraverso momenti di comicità vengono semplicemente fatti notare i nonsense della società di inizio Novecento che pone a comando gli uomini solo perché basata su uno stereotipo femminile sbagliato.

Non sono mancate le polemiche anche dall’altra parte dello «schieramento». Alcune femministe si sono infatti lamentate dell’assenza di peli sul corpo dell’eroina o della presenza di una storia d’amore abbastanza prevedibile. Per quanto riguarda la prima questione, non si può negare che a rigor di logica Wonder Woman non dovrebbe essere depilata: ha sempre vissuto in un’isola di sole donne, al di fuori dai canoni di bellezza maschili, ed è una guerriera che certamente ha altro a cui pensare rispetto alla ceretta. Ma lo stesso discorso (o quasi) non vale anche per gli altri supereroi? Perché uomini come Captain American o lo stesso Batman DC non hanno peli? La risposta è che ci troviamo davanti a personaggi del fumetto, eroi appunto, che aderiscono ad un’estetica ben precisa, che si distacca dalla realtà e dalla logica.

Per quanto riguarda la seconda questione (spoiler!), invece, si è detto che la relazione tra Wonder Woman e la spia di Chris Pine non rispecchia il personaggio originale in quanto l’eroina è sempre stata una donna che non ha bisogno di alcun uomo, una donna che basta a se stessa. Ma forse non si considera che escludere l’amore dall’esperienza di Diana al di fuori della sua Themyscira avrebbe significato rappresentarla solo in parte, non a tutto tondo. Senza contare che associare l’amore alla dipendenza di una persona da un’altra è un ragionamento pericoloso e sbagliato. Wonder Woman basta a se stessa e va dritta per la sua strada, ma al contempo fa esperienza dell’amore e grazie a quest’esperienza comprende meglio se stessa.

La vulnerabilità espressa da Gal Gadot e a cui abbiamo precedentemente accennato consiste proprio nello scontro tra gli ideali dell’eroina e la realtà che la circonda, anziché nella fragilità dell’amore.
L’amore infatti non figura solo come amore romantico, bensì appartiene ad un discorso più ampio: è l’amore per un’umanità che crea e ama, ma anche distrugge e odia; è l’amore come atto puro, senza motivazioni; è l’amore al di là di ciò che ci si merita ed è quello che spinge ad agire, a produrre cambiamento, a fare la differenza.

Insomma, Wonder Woman è il film che questa realtà, soprattutto stando agli ultimi avvenimenti, probabilmente non merita ma è anche ciò di cui abbiamo bisogno per cambiare le cose o, per quanto poco, il nostro modo di pensare.
Ed è qui che si sente la presenza di una regista donna dietro alla videocamera.
È questo l’importante traguardo di Patty Jenkins, più importante persino del record d’incassi.
Perché, diciamolo, se solo altre donne avessero diretto altri cinecomic probabilmente avrebbero ottenuto risultati simili (perché, si sa, i cinecomic vanno forte). Ed il fatto che Patty Jenkins sia solo la prima a confrontarsi con questo genere mostra come i pregiudizi dell’industria cinematografica siano ancora forti e radicati; la vecchia erronea e irritante associazione tra il mondo femminile e caratteristiche come leggerezza, frivolezza, dolcezza influisce gravemente sia sul grande lavoro di queste professioniste ‒ che non possono di fatto prendere parte a determinati progetti ‒ sia sulla varietà di rappresentazioni offerte al pubblico.
Ma è anche vero che non tutti sarebbero stati in grado di portare sullo schermo un’icona dei fumetti e, in generale, della pop culture con la medesima dedizione e passione della Jenkins, qualità che si evincono da tutte le interviste che le sono state fatte sull’argomento. 

La chiave del successo è perciò facilmente svelata: lavoro, passione, merito, novità ed un pizzico di cambiamento.

Di Laura Ferla e Beatrice Forzan.

L’immagine di copertina è tratta dal trailer ufficiale del film. 

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