Recensione: Il Piacere di scrivere. Una guida all’italiano del terzo millennio

Chi si occupa di linguistica ne è consapevole: l’approccio più condiviso non lascia spazio alla norma, bensì alla descrizione: alla grammatica normativa, che stabilisce le regole per il corretto impiego di una lingua, si contrappongono approcci descrittivi che illustrano fenomeni e processi «così come sono», senza stabilire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.

Generalmente chi studia linguistica vi dirà che, dal momento che sono prima di tutto i parlanti a plasmare una lingua, se parole come la famosissima «petaloso» cominciassero ad entrare nell’uso, dovrebbero essere inserite nei dizionari, entrando a tutti gli effetti nella lingua italiana. C’è però un insieme di norme condivise, non necessariamente scritte, che fanno parte della nostra competenza di parlanti e che ci fanno percepire «a naso» cosa sia corretto e cosa invece agrammaticale. È una competenza che, per certi approcci, è innata (non ci dilungheremo su questo) e che generalmente abbiamo allenato durante gli anni trascorsi a scuola.
Ma sembra che non tutti ne abbiano avuto l’opportunità: capita frequentemente di imbattersi in status di Facebook o «cinguettii» di Twitter in cui saltano all’occhio un pensiero sgrammaticato, una frase contorta, un orrore di ortografia. E, nonostante si abbia una certa pazienza e si sia animati da una certa deformazione professionale, spesso non si riesce a evitare di fare i «grammar-nazi» della situazione e pensare: «Guarda questo, come scrive male!».

È inutile negarlo: una buona padronanza della lingua scritta costituisce un eccellente biglietto da visita nelle più disparate situazioni della vita. Hanno pensato proprio a questo Cignetti e Fornara quando hanno pubblicato per Carocci Il piacere di scrivere, un’utile guida sia per professionisti o aspiranti tali sia, soprattutto, per le persone comuni: non mancano capitoli dedicati a testi giornalistici e recensioni, ma a predominare sono le spiegazioni teoriche su cosa siano gli errori, su quali siano le principali difficoltà di chi si trova a scrivere e su come superarle; è dato ampio spazio ad uno degli ostacoli più temuti, ovvero la punteggiatura; si spiegano inoltre i metodi più efficaci per redigere un curriculum vitae, una lettera o un’email. Anche gli studenti potranno trovare in questo libro un ottimo alleato: vi sono parti sui saggi brevi, sulle tesine e sulle tesi di laurea, con un intero capitolo dedicato alla corretta citazione delle fonti e alla redazione di una buona bibliografia.
Il piacere di scrivere, di cui è appena uscita la seconda edizione, è dunque un utile vademecum per chi vuole riscoprire il mondo della scrittura, per chi desidera carpire i segreti dei professionisti e per chi vi si vuole solamente avvicinare in modo più consapevole. A nostro avviso è un ottimo punto di partenza, non tanto di arrivo: fatte proprie le principali «regole grammaticali» e alcuni «trucchi del mestiere» per poter redigere un testo corretto e convincente, c’è poi solo un modo per mantenere queste competenze nel tempo: leggere, confrontandosi «a tu per tu» con i grandi modelli del passato o del presente. Modelli che, a volte, vanno a sovvertire quelle stesse regole ‒ cosa possibile solo grazie ad una certa padronanza della lingua in questione. In effetti, come sostengono gli autori di questa Guida, «il dovere di comporre testi» può anche trasformarsi nel «piacere di scrivere».

Ho 23 anni, sono una studentessa di Linguistica, credo nella parità tra esseri umani e nel valore fondante della Cultura e dell’Arte per la nostra società. Ho creato e dirigo Incipit, scrivo anche per lavocechestecca.com.

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