Cannes: il festival spaccato dall’entrata di Netflix

Netflix è probabilmente la piattaforma digitale di streaming più famosa e conosciuta del momento, non solo per l’ampio catalogo di film e serie tv che offre ai suoi abbonati, ma anche per le sue creazioni originali, piccoli  capolavori seguiti da ben il 90% dei 98 milioni di utenti della compagnia, la quale ha incassato nel primo trimestre del 2017 più di due miliardi di dollari.
Serie tv come Stranger Things, Orange is the new black, Sense8 e la più recente 13 Reasons Why hanno raggiunto un successo e una popolarità a livello globale, raccogliendo premi e, spesso, scatenando dibattiti su temi di un certo spessore; basti pensare alle polemiche sollevate in seguito alla trasmissione proprio di 13 Reasons Why, che risulta essere la serie su cui sono stati scritti più tweet, più di 11 milioni dal 31 marzo.

Ma in concomitanza con l’inizio della settantesima edizione del Festival di Cannes – il famosissimo festival cinematografico a cadenza annuale cominciato il 17 maggio e in chiusura il 28 – il servizio di streaming, fondato da Reed Hastings e Marc Randolph, sembra essere al centro di una nuova polemica.
A concorrere per la Palma d’oro, infatti, sono presenti tra i vari titoli ben due originali Netflix: Okja, diretto da Bong Joon-ho, una storia tremendamente attuale che narra di un’amicizia tra una bambina e un nuovo strano animale minacciato da una multinazionale che vuole portarlo al macello, e The Meyerowitz Stories, non proprio originale ma acquistato da Netflix, diretto da Noah Baumbach, con attori del calibro di Dustin Hoffmann, Emma Thompson e Ben Stiller.
La polemica è partita giusto qualche giorno prima dell’apertura: i due film in gara – nonostante le insistenti richieste da parte del Festival – non usciranno nelle sale francesi ma verranno rilasciati direttamente sulla piattaforma digitale. Davanti a questa decisione il direttore del Festival Thierry Frémaux si è sentito in dovere di prendere provvedimenti e ha annunciato in un comunicato stampa del 10 maggio che a partire dall’anno prossimo non potranno contendersi la Palma d’oro i film che non saranno programmati per uscire nelle sale cinematografiche, questo per «ribadire il suo supporto ai modelli tradizionali di distribuzione cinematografica in Francia e nel mondo».
La legge francese, inoltre, è molto chiara in questa materia e prevede che tra l’uscita nelle sale della pellicola e la sua disponibilità in streaming debbano intercorrere ben 36 mesi di tempo, normativa che quindi è stata palesemente scavalcata dalla compagnia americana.
Fin da subito la grande produzione cinematografica ha voluto dimostrare la sua diffidenza nei confronti dei prodotti del piccolo schermo e, sentendosi forse ferita nell’orgoglio e minacciata da un colosso come Netflix, ha deciso di limitare i danni per il futuro.
Nel giorno di inaugurazione della competizione la polemica è entrata nel pieno del suo sviluppo e si sono formati due opposti schieramenti: quello dei più propensi a difendere la classica distribuzione sul grande schermo e quello di coloro disposti ad accogliere le innovazioni tecnologiche (che del resto stanno ormai prendendo piede sempre più velocemente).
Da una parte abbiamo per esempio il regista spagnolo Pedro Almodóvar, che presiede la giuria di quest’anno e  che ha affermato:

«Sarebbe un paradosso una Palma d’oro a un film non destinato alla sala. Le piattaforme digitali in sé sono principio giusto e positivo ma questo non dovrebbe sostituire la forma esistente come la sala cinematografica e non dovrebbe alterare le abitudini degli spettatori. Per me la soluzione è semplice: le nuove piattaforme devono accettare le regole attuali del gioco, è l’unica strada per sopravvivere. Credo fermamente che almeno la prima volta che qualcuno vede un film sia necessario che lo schermo sul quale lo vede non sia più piccolo della propria sedia».

A contrastare la presa di posizione del regista spagnolo è stato l’attore Will Smith, anche lui membro della giuria, che ha voluto spezzare una lancia in favore di Netflix affermando che :

«Non so cosa accade nelle altre case ma nella mia l’arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto: sono due tipi di fruizione diverse, quando ci si vuole sentire umili di fronte a certe immagini si va al cinema, altre volte si utilizza il piccolo schermo». 

Le piattaforme digitali non fanno altro che ampliare l’offerta, migliorare la distribuzione e coinvolgere più persone possibili, mentre la magia del cinema può arrivare anche a casa nostra, senza perdere le sue peculiari caratteristiche, come le emozioni forti e indimenticabili che scatena nello spettatore. Cinema e piattaforme digitali possono convivere nello stesso momento: il primo non dovrebbe sentirsi minacciato da Netflix, anzi, dovrebbe accogliere l’innovazione tecnologica e collaborare per ottenere una fruizione dei prodotti cinematografici migliori.
Infine, a esprimersi sull’argomento è stata anche l’attrice italiana Monica Bellucci, che parlando dei suoi figli ha detto «loro sanno carpire la magia anche in uno schermo minuscolo». 
In sostanza Netflix è partito già svantaggiato, preso di mira da queste polemiche e, come se non bastasse, il suo debutto nelle sale di Cannes non è stato proprio dei migliori: durante la proiezione alla stampa del film Okja non solo si sono verificati alcuni problemi tecnici che l’hanno interrotta, ma all’apparizione del logo di Netflix si sono alzati dal pubblico una serie di fischi e suoni di disapprovazione chiaramente rivolti alla compagnia, un evidente segno di ostilità nei confronti dei prodotti del piccolo schermo.

Ma Netflix costituisce una minaccia così grande per i prodotti del grande schermo?
Non la pensano così alcuni registi e attori che, invece, vedono il servizio di streaming come una possibilità in più, come un’occasione di vedere sviluppato un lavoro che, magari, è stato rifiutato proprio dal grande schermo.
È stato proprio così per Bong Joon Ho, il quale ha dichiarato in una seconda conferenza stampa a Cannes che Netflix gli ha garantito la più completa libertà artistica, senza interferire con il copione, come invece avrebbero voluto fare altre produzioni tradizionali, non proprio convinte del progetto.

A tal proposito ha detto la sua anche Tilda Swinton, produttrice del film Okja e parte del cast, la quale ha ribadito il valore della libertà che le è stata lasciata e ha sostenuto l’importanza di mostrare al pubblico un lavoro così ben fatto:

«Il Presidente di giuria ha tutto il diritto di fare le sue dichiarazioni, noi non siamo venuti al festival per i premi, siamo venuti per mostrare il nostro film al festival avendo la meravigliosa opportunità e il privilegio di poterlo proiettare sul grande schermo». 

Insomma, quello di quest’anno si è rivelato un Festival all’insegna del dibattito e della discussione, in cui il cinema ha voluto difendere la tradizione, dettando regole per escludere i prodotti del piccolo schermo non in linea con i parametri stabiliti.
Ma quando la tecnologia sembra ormai dominare e queste piattaforme digitali sembrano essere sempre più grandi e diffuse, non è forse sbagliato rimanere incollati ai vecchi dettami e aggrapparsi a un’idea di cinema che non sembra più essere al passo con i tempi?
In questo modo un festival importante come quello di Cannes rischia di privarsi di prodotti originali e di qualità, lavori di impatto e attuali, quando invece dovrebbe collaborare con i nuovi strumenti di distribuzione, per diffondere un’idea di cinema che non tenga più conto della misura dello schermo su cui una pellicola viene proiettata, ma solo del fatto che i suoi prodotti raggiungano un pubblico  sempre più vasto.

Immagine in evidenza presa dal trailer di Okja.

Laura Ferla

Ho 21 anni, studio Lettere moderne e lo faccio con passione, credo fortemente nei miei sogni e spero di realizzarli. Sono una nerd senza speranza amante della lettura e della scrittura.
Collaboro a Incipit perché penso ci sia un gran bisogno, in questo Paese, di progetti come questo che mirino a diffondere la cultura.

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