Recensione: E. Letta, Contro venti e maree

Contro venti e maree
Enrico Letta

il Mulino – 2017 

Europa sì o Europa no? Il dubbio è diventato amletico dopo eventi, quali prima il voto sulla Brexit e poi l’elezione di Donald Trump, che hanno mostrato come la volontà di molti cittadini britannici e statunitensi sia volta verso l’«indipendenza», quando non proprio verso l’autarchia. Contro venti e maree parla anche di questo: abbiamo fra le mani un’analisi lucida e impietosa della situazione politica, economica e sociale odierna a opera di Enrico Letta, che dopo essere stato defenestrato da presidente del Consiglio nel 2014 (#Enricostaiserenodo you remember?) ed essersi dimesso da deputato nel 2015, è oggi Dean della Scuola Affari Internazionali dell’Università SciencesPo di Parigi.
Un dialogo con Sébastien Maillard, corrispondente del quotidiano cattolico francese La Croix, per fare il punto della situazione europea, con un occhio di riguardo all’Italia, naturalmente. L’Europa, dovremmo ricordarcelo sempre (soprattutto noi giovani che siamo nati con l’Ue bella che finita), non è solo politica, finanza ed economia, ma è anche un fattore culturale di grandissima rilevanza: l’assenza delle frontiere, tanto per fare un esempio, offre ai cittadini europei (oltre che un’indubbia comodità) una dimensione cosmopolita che forse era presente solo durante l’impero Romano. I cittadini europei si sentono parte di un tutto, organi indispensabili che danno vita a qualcosa di più grande che, al contempo, dà loro energia. Ma oggi l’Europa è in pericolo perché la Brexit potrebbe essere un precedente: non vi va bene l’Ue? Uscitene!
«I dirigenti politici e i media dovrebbero spiegare che quel che succede a livello europeo è importante e influente tanto quanto ciò che accade a livello nazionale. Purtroppo si cerca sempre di tacere l’importanza delle decisioni comuni, di negare l’Europa; oppure, peggio ancora, se ne evidenziano solamente i risvolti negativi. In questo modo non si fa altro che alimentare la creazione di un’immagine distorta, dove l’Europa è vista unicamente come fonte di problemi per gli Stati membri», spiega Enrico Letta, che non risparmia una pesante critica a una parte dei vertici dell’Unione che, in attesa delle elezioni appena avvenute in Francia e di quelle prossime in Germania, vorrebbero «mettere l’Europa nel congelatore», rimandando a tempi più tranquilli ogni decisione importante, invece di interrogarsi sulla percezione distorta che hanno i cittadini europei sull’Unione stessa.
«Cosa accomuna Marine Le Pen e i militanti del Movimento 5 Stelle, o l’olandese Geert Wilders e Albert Rivera di Ciudadanos? Possibile annoverarli tutti in una stessa, indefinita, accozzaglia antisistema? Evidentemente no», si chiede poi Letta, introducendo un discorso molto interessante sull’etichetta di «populismo» che, insieme all’immancabile «post truth», va molto di moda: i lepenisti, come i grillini e tutti gli altri, vengono così definiti, come se bastasse questo a renderli innocui. Manca anche qui una riflessione sul successo, tutt’altro che inspiegabile, di questi partiti e movimenti, mentre la politica «tradizionale» ne fa le spese.
Contro venti e maree è un volume estremamente interessante e profondo, che spazia da questioni legate all’euro per arrivare fino a Trump e all’immigrazione e infine giungere alla riflessione finale: «La sfida più impegnativa di oggi? Proporre il meglio, non l’alternativa al peggio». E questo deve arrivare come un monito ai soliti noti, i quali si illudono che per arginare le forze antisistema basti munirsi di migliaia di tappi per impedire che la loro barca piena di falle coli a picco.

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

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