Daniel Pennac a Bassano: è tornato Malaussène!

Bassano Del Grappa, 4 maggio 2017. Libreria Palazzo Roberti. Un pubblico numerosissimo, la trepidazione degli intervistanti, gli occhialini tondi e l’imperturbabile espressione pacifica di Daniel Pennac. E con lui, sul tavolo, vestito d’arancione e tirato a lucido da Feltrinelli, Benjamine Malaussène.

Ebbene sì. Non una nuova uscita ma un evento vero e proprio: il capro espiatorio per antonomasia Benjamin Malaussène è tornato. Il pubblico reclamava il nuovo capitolo della Saga di Belleville fin dal 1998, anno di pubblicazione de La passione secondo Thérèse, ultima opera del fortunatissimo ciclo iniziato con Il paradiso degli orchi nel 1985 e poi proseguita con opere famosissime come La prosivendola (1991) e La fata carabina (1992). Pensavamo che ormai Benjamin Malaussène e la sua combriccola non ci avrebbero più fatto compagnia con le loro storie sgangherate, e invece ecco che l’autore di Casablanca ha deciso di rimettere mano a quella serie così intelligentemente divertente regalandoci Il caso Malaussène – Mi hanno mentito, edito da Feltrinelli e disponibile in libreria dal 27 aprile. Proprio in queste settimane, Pennac è impegnato in Italia in un tour promozionale e lo scorso giovedì, unica data veneta, è stato ospite in quella che egli stesso ha definito «la libreria più bella del mondo» (ops, pardon Milan!). In un dialogo con il direttore della biblioteca di Bassano, Stefano Pagliantini, l’autore francese, funambolico maestro di parole, ha tenuto col fiato sospeso i tantissimi accorsi a conoscerlo, regalandoci qualche anticipazione sul nuovo romanzo.

Una foto dell’incontro dalla pagina Twitter di Libreria Palazzo Roberti

Una scelta, quella di tornare ai Malaussène, che ha sorpreso i lettori più affezionati, memori di quell’intervista rilasciata sul finire degli anni novanta in cui Pennac dichiarava che non avrebbe più scritto dei Malaussène. Cos’è successo, quindi? A quanto pare ad averlo convinto a cambiare idea sono state alcune lettrici. Lo ha raccontato lo stesso Pennac: circa quattro anni fa, durante un firmacopie in una libreria, un’anziana signora gli chiese se avesse intenzione di scrivere altre storie dei Malaussène. La donna aveva letto tutti i romanzi della saga su consiglio della giovane nipote, una ragazzina venuta lì a farsi firmare tutti i titoli della serie per il fidanzatino. A sua volta, lei li aveva letti su consiglio della madre, alla quale erano stati suggeriti dal compagno dell’epoca. Insomma, Pennac aveva ben tre generazioni davanti agli occhi: la figlia, la madre e la nonna. Tutte e tre gli chiedevano ardentemente notizie dei Malaussène e lui decise lì all’istante che avrebbe presto scoperto per loro che fine avessero fatto Benjamin, Verdun, È Un Angelo e tutti gli altri stravaganti personaggi.

Ne Il caso Malaussène scopriremo che la seconda generazione della multietnica famiglia di Belleville non è stata più facile della prima da tirare su. E che il mondo, certo, è cambiato… E di molto. Sono infatti trascorsi vent’anni dalla sua ultima avventura, e Malaussène, proprio come fosse un vecchio compagno di scuola che avevamo perso di vista, è invecchiato parecchio. Nel nuovo romanzo, i personaggi hanno tutti vent’anni di più e si ritrovano alle prese con il nuovo secolo, secolo in cui l’aria di libertà per la caduta del muro di Berlino che allietava un tempo la Saga di Belleville ha lasciato posto ai caotici e violenti episodi della Francia di oggi. Una domanda sorge spontanea a questo punto: anche Benjamin è cambiato? No, Pennac ci tranquillizza subito: «Tutto cambia, eppure noi tutti – Benjamin incluso – abbiamo un incredibile sentimento di permanenza, qualche cosa dentro di noi ci fa restare sempre quello che siamo».

Ma se Malaussène non è cambiato affatto, le menzogne e l’indifferenza del mondo che lo circonda potrebbero farci pensare che sia Pennac stesso ad essere cambiato, ad essere forse divenuto un po’ più cinico. Ma no, riceviamo ancora una risposta negativa: «Non sono diventato cinico, sono semplicemente molto più vecchio. A quel tempo, avevo qualche illusione che ora non ho più» risponde, e poi subito aggiunge «nell’85 l’estrema destra faceva il 2% e oggi fa almeno il 30%». E così ci è subito chiaro che cosa intenda con illusione. Negli anni novanta, Pennac è stato un fautore dell’integrazione razziale e di una dimensione più umana, o forse utopistica, dell’esistenza, in cui l’economia o la politica non creino esclusione o ghetti: un luogo magico dominato dagli affetti, in cui ci si ispira ai principi evangelici e a quelli del comunismo. Se teniamo presente quella che è la situazione socio-politica della Francia di oggi, possiamo comprendere con molta facilità la ragione di quella punta di amarezza che ritroviamo in alcune pagine de Il caso Malaussène.

«Ma c’è una cosa che non è cambiata e che io devo a mio padre ed è una sorta di presa di distanza dal tragico, pur riconoscendolo», continua Pennac. «A 23 anni la ragazza che amavo, e che amavo in modo assoluto, mi ha lasciato. Mi ha lasciato per un ricercatore di storia medievale. Ero triste. Ero dimagrito. Facevo il muso. Mio padre era preoccupato, ma non lo diceva perché era un uomo del XIX secolo e quindi non ci parlavamo di queste cose. Una mattina, bussò alla mia porta e mi disse: “Ah Daniel, mi sono completamente dimenticato di dirti una cosa: il suicidio è un’imprudenza”». Scoppiamo tutti a ridere e lo riconosciamo unanimi: no, Pennac non è cambiato.

Ovviamente, non è solo la situazione politica ad essere cambiata dagli anni novanta ad oggi. Se anche i Malaussène sono sbarcati nel XXI secolo, debbono fare i conti anche loro con questo mondo dominato da internet, con questo pianeta intero «finito in un retino acchiappafarfalle», catturato in una rete che ha maglie così strette «che non le può scappare niente». Il caso Malaussène pullula di riferimenti che alludono alla pervasività della tecnologia. E Pennac, insegnante liceale per ben ventotto anni, sa bene quanto gli smartphone siano in grado di fagocitare la libertà dei più giovani. In proposito aggiunge una nota di lode nei confronti del neoeletto Macron: «Una delle poche decisioni precise che sono state prese dal nostro futuro presidente della repubblica è il divieto di portare il telefonino alla scuola elementare. Finalmente un uomo che ha capito che ad un bambino che entra nella classe non si può consegnare un oggetto che gli permetta immediatamente di uscire dalla classe. Quando io ho visto insegnanti che accettavano i telefoni in classe mi sono detto: il suicidio pedagogico è un’imprudenza». E qui, naturalmente, si ride di nuovo.

Ma il tempo corre e sebbene in molti resterebbero volentieri ancora un altro po’ a farsi cullare dalle storie di Daniel Pennac, è il momento degli autografi. Questa volta però difficilmente qualche fan potrà convincerlo a scrivere un nuovo romanzo, visto che Pennac lo ha già promesso: Il caso Malaussène – Mi hanno mentito costituisce la prima parte di un doppio volume. Il secondo romanzo non ha ancora un titolo e nemmeno dei tempi di pubblicazione ufficiali, ma, chissà, potrebbe essere l’inizio di una nuova serie dedicata ai Malaussène. On l’attend, Daniel!

Già laureata in Lettere, sto ora per concludere il corso di laurea magistrale in Filologia Moderna. Quando non sto studiando, leggo viaggio o combino pasticci. Amo i film strappalacrime, le foto in bianco e nero, la musica malinconica e i romanzi intimisti. E se state pensando che io sia melodrammatica, non vi sbagliate. Lo sono, ma non ditemelo: mi imbarazzo facilmente.

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