Questo blog non serve a niente

«Se i mass media si occupassero solo delle cose veramente importanti, si occuperebbero solo della morte». Partiamo da questo spunto, da noi volutamente decontestualizzato, che ci ha regalato il giornalista economico del Fatto Quotidiano Giorgio Meletti durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.
A questa provocazione ne aggiungiamo, a mo’ di premessa, un’altra, che è quella che trovate nel titolo qui sopra: «Questo blog non serve a niente».
Il succo del discorso, al di là delle provocazioni, è forse banale ma non troppo: l’informazione gode nel raccontare cose distanti anni luce dai propri lettori, i quali le leggono e godono anch’essi forse proprio (anche) a causa della distanza che li separa dalla notizia. Un ragionamento siffatto dovrebbe portare giornalisti e blogger a scendere da quel piedistallo su cui,  di loro sponte, sono saliti e tornare sulla terra, magari dando alle cose il peso che davvero meritano, anche paragonate alle vere tragedie che investono o che possono investire una persona.
Questo blog si occupa essenzialmente di cultura, nel senso più ampio del termine, uno di quei settori ancor più distanti da chi legge: per essere schietti, non gliene frega niente a nessuno delle nostre elucubrazioni su una mostra, un film, un’iniziativa culturale, per quanto possano essere scritte bene e per quanto possa essere bella quella mostra o quell’iniziativa.
Un lavoro inutile, tutto da buttare, il nostro? Non pretendiamo certo di cambiare la vita di qualcuno con un articolo, e nemmeno di alleviarne le eventuali sofferenze. Il succo del discorso è meno distruttivo e più realistico: dobbiamo dare il giusto peso al nostro lavoro che, al pari di un giornalista d’inchiesta o a una fashion blogger, può informare (e già questo è tantissimo) ma non caricarsi sulle proprie spalle il peso di chissà quale salvezza messianica.
Torniamo nella vita di tutti i giorni, nel quotidiano di chi magari non sa come arrivare alla fine del mese, oppure lotta contro una malattia terribile. E diamo il giusto valore alle parole che quotidianamente scriviamo: possiamo allietare la loro sofferenza? Possiamo intrattenerli anche con una discussione di ermeneutica filosofica però presentata in modo interessante? Se siamo bravi, la risposta a queste due domande è senza dubbio positiva, ma non pensiamo di salvare il mondo con un articolo: anche solo aver strappato un sorriso a un ammalato o a un disoccupato con tre figli a carico può e dev’essere una conquista.

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

One thought on “Questo blog non serve a niente

  1. “Non si vive di solo pane”
    Col pane si sopravvive, la cultura ,di qualsiasi natura sia, sfama la nostra mente e la nostra anima!

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