Rapporto OCSE: nell’istruzione la parità di genere è ancora lontana

In un mondo in cui gli studi di genere hanno subito, negli ultimi anni, un incremento sia in termini di quantità che di finanziamenti, non sorprende che un focus privilegiato sia dato anche dalle maggiori organizzazioni di monitoraggio a livello internazionale ai molteplici rapporti che il genere di appartenenza può avere con i vari aspetti della vita quotidiana. Quanto all’aspetto lavorativo, riguardo cui ci si lamenta, spesso a ragione, di inaccettabili divari occupazionali di trattamento e salario tra uomini e donne, si ragiona spesso in termini di influenza di queste differenze sull’effettiva possibilità di una parità di genere. È quindi comprensibile come questo discorso si faccia ancora più delicato quando lo si affronti in un ambito particolarmente importante come l’educazione, come si premura di mostrare il recente rapporto dell’OCSE, dal titolo Gender imbalances in the teaching profession.

Lo studio, che prende in esame un decennio, quello tra 2005 e 2014, pregno di riforme in campo educativo, non solo in Italia, ma in buona parte dell’Europa (sempre meno) unita, pare non far altro che evidenziare quello che chi abbia frequentato, anche se solo nel proprio piccolo, l’ambiente scolastico nel suddetto decennio avrà di certo quantomeno notato; tuttavia, solitamente, cifre e percentuali fanno tristemente più effetto e rumore dell’esperienza sul campo: ben vengano, dunque, studi come questo, se è vero che chi dovrebbe occuparsi di questi problemi lavora più volentieri su dei numeri che sulle persone che essi rappresentano.

A livello macroscopico, il rapporto si cura subito di evidenziare un generale incremento, soprattutto nei paesi sviluppati, del numero di insegnanti di sesso femminile, che nel decennio considerato è passato dal 61% al 68%, sino ad arrivare al caso dei Paesi baltici e della Russia, in cui quattro insegnanti su cinque sono donne. Solo il Giappone presenta un rapporto che rasenti la parità, con una lieve maggioranza di uomini, dato che conferma quello, già tristemente noto, della bassa occupazione femminile nel mercato del lavoro giapponese, paragonata a quello degli altri paesi; quest’apparente sproporzione passa da un estremo all’altro man mano che si prosegue con i livelli d’istruzione raggiunti dalle donne: partendo da una quasi totalità nell’educazione pre-scolare (97%) e una schiacciante maggioranza in quella primaria (82%), l’istruzione femminile subisce un deciso decremento, fermandosi al 63% nell’educazione secondaria e crollando al 43% in quella terziaria. D’altro canto, pare che questa tendenza sia destinata ad intensificarsi ulteriormente, almeno nel futuro a medio termine, con un incremento del numero di donne a tutti i livelli di insegnamento (soprattutto in quello terziario, che andrà dunque verso la parificazione, cui seguirà, con ogni probabilità, un sorpasso), assieme ad una netta prevalenza femminile tra i laureati pronti ad entrare nel mondo dell’insegnamento.

Al di là della ricerca, pur interessante e doverosa di essere approfondita, delle cause di questo fenomeno in crescita, proposito di cui si incarica, anche se in breve e in parte, il rapporto stesso dell’OCSE, sarebbe necessario, per chi si adopera per la tanto agognata parità di genere, individuare i corretti interventi necessari, se non per arrestare, quantomeno per assottigliare questo divario. Il raggiungimento, ormai da troppo tempo agognato, di una effettiva ed universale parificazione, scevra di ogni tipo di discriminazione, tra i generi, passa anche e soprattutto dall’ambito educativo e non v’è dubbio che la progressiva femminilizzazione dell’insegnamento non possa che ostacolarla: in questo senso, alcuni sussidi, recentemente messi a disposizione da alcuni paesi dell’Europa settentrionale, primo fra tutti il Regno Unito, d’incentivo alla formazione di insegnanti uomini, non sono che un inizio, un germoglio di un florilegio di provvedimenti, auspicabili quanto prima, atti alla riduzione di una disparità dalle dimensioni così ampie.

Alberto Mantovani

Ho 18 anni, studio Lettere Antiche, gioco a rugby e suono il basso…ci fosse qualcosa che riesca a fare bene! Credo in Incipit almeno quanto le sue direttrici. Scrivo anche su metallized.it.

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