«Kinsey? Un pedofilo», l’ennesima balla di Silvana De Mari

Il pensiero e l’opera di Alfred Kinsey (1894-1956), considerato quasi unanimemente padre della sessuologia moderna, sono tornati alla ribalta grazie al blog di Silvana De Mari, medico e scrittrice vicina alle posizioni di Mario Adinolfi sul tema dell’omosessualità e nelle discussioni riguardanti le unioni civili e l’adozione di bambini da parte di coppie same-sex.
La signora De Mari, fra un articolo intitolato «San Paolo is cool» e uno secondo cui «è facile diventare omofobi se sai come farlo», si occupa anche del cosiddetto Rapporto Kinsey, due volumi in cui si analizzano nel dettaglio le abitudini sessuali degli americani basandosi su un campione abbastanza grande anche se non considerato esaustivo.

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Il 12 gennaio scorso la De Mari commenta una notizia riportata da Repubblica nel 1995 sul Rapporto Kinsey. Scrive il quotidiano: «Nel suo studio Il comportamento sessuale del maschio, pubblicato nel 1949, Alfred Kinsey aveva dedicato un intero capitolo all’orgasmo nei bambini, basato sull’osservazione di 317 pre-adolescenti rimanendo un po’ vago sull’origine di tali osservazioni». Quasi mezzo secolo più tardi si è scoperto che «i dati del rapporto erano basati sulle esperienze personali di un maniaco sessuale che aveva molestato oltre 300 bambini, tenendo un diario accurato delle sue attività pedofile». Una notizia che sconvolge, certo, ma che la De Mari commenta stravolgendola completamente: «Kinsey era uno stupratore pedofilo», assurda deduzione che non è assolutamente presente nell’articolo di Repubblica, dove si sostiene che Kinsey si sia riferito alle memorie di un pedofilo per scrivere lo studio che porta il suo nome. Un atteggiamento eticamente discutibile, certo, che però mette il medico americano in una posizione ben diversa da quella descritta dalla scrittrice nel post sul suo blog.

Il 25 gennaio la De Mari torna sull’argomento, buttando nuovamente benzina sul fuoco: «L’aspetto però più inquietante di questo personaggio riguarda gli esperimenti sessuali condotti su bambini» perché (sempre secondo la scrittrice) «In alcuni casi, Kinsey e i suoi osservarono (filmando, contando il numero di “orgasmi” e cronometrando gli intervalli tra un “orgasmo” e l’altro) gli abusi di bambini ad opera di pedofili».

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Essendo chi scrive riuscito a entrare in possesso di entrambi i volumi del Rapporto Kinsey, ossia Il comportamento sessuale dell’uomo (1948) e Il comportamento sessuale della donna (1953) (purtroppo entrambi non più in commercio), proviamo ad approfondire gli spunti offerti dalla signora De Mari, la quale spara sentenze motivandole solo con poche righe di spiegazioni.
Nel paragrafo intitolato Pratiche sessuali dell’età prepubere, Kinsey spiega che «non siamo in condizione di discutere le reazioni sensoriali più generalizzate del fanciullo, che possono sì essere sessuali, ma non sono così specifiche come lo sono invece le attività genitali»: fra queste reazioni sensoriali ci sono quelle conseguenti allo «stare seduti in classe», ai «viaggi in aeroplano», alle «punizioni», allo «shock elettrico», all’«orinare» e così via. Il medico aggiunge poi dettagli sulle fonti dei suoi dati: «Le nostre conversazioni con bambini minori di cinque anni e osservazioni fatte dai genitori o da altre persone che furono oggetto del presente studio» e poi «Da un po’ di tempo abbiamo cominciato a raccogliere informazioni per mezzo di colloqui con bambini giovanissimi e con i loro genitori; oltre a ciò possediamo materiale ottenuto da alcuni dei nostri soggetti per mezzo dell’osservazione diretta dei bambini e di giovani più vicini all’età della pubertà». È possibile che con il sibillino «soggetti» Kinsey si riferisca anche al pedofilo suddetto, il quale – lo ripetiamo per chiarezza – non è Kinsey stesso.
Ne Il comportamento sessuale della donna, per quanto riguarda il paragrafo «Lo sviluppo sessuale prepubere», il medico americano spiega che «molti dei mutamenti fisiologici che si determinano durante la reazione sessuale sono del tutto simili a quelli che hanno luogo durante altre reazioni a stimoli tattili e in altre situazioni emotive». Questo per dire che, soprattutto quando l’individuo (a causa dell’età) non ha coscienza della sessualità di cui può essere protagonista, le reazioni a stimoli sessuali, stimoli tattili e stimoli emotivi non sono ben distinguibili, e quindi lo studio del comportamento sessuale in età prepubere non è sufficientemente affidabile se ci si affida soltanto ai ricordi degli intervistati. Di qui l’esigenza scientifica, seppur moralmente ed eticamente discutibile, di rivolgersi a fonti altre.

Silvana De Mari poi va avanti: «Nel secondo Rapporto (Il comportamento sessuale della donnandr) esiste un paragrafo intitolato “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti”, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti, ovviamente alla presenza di Kinsey e colleghi»; anche qui non si capisce la deduzione della signora De Mari che porta alla «ovvia» presenza di Kinsey durante i rapporti pedofili.
Per quanto riguarda lo studio dei contatti fra bambine e adulti, il medico statunitense specifica in partenza che «i dati sono tuttora insufficienti per poter addivenire a conclusioni generali». Qualche riga più tardi la riflessione di Kinsey diventa forse meno scientifica: «È difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengano toccati gli organi genitali, oppure turbarsi vedendo gli organi genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancor più specifici».
Ecco, siamo consapevoli che questa sia una affermazione molto forte e altrettanto discutibile, però dobbiamo prenderla – sospendendo ogni giudizio etico – per quello che è, ossia la base di un ragionamento, funzionante o non funzionante che sia. Questo non significa né che Alfred Kinsey fosse un pedofilo, né che abbia mai compiuto atti sessuali su un minore, né tanto meno che abbia assistito ad attività siffatte per la stesura del suo Rapporto.
Silvana De Mari ancora una volta ha dimostrato di diffondere concetti imprecisi e fondamentalmente errati, in questo caso diffamando la memoria del padre della sessuologia, uomo che per fortuna della De Mari è morto e quindi non può né leggere né rispondere. Ma cosa potevamo aspettarci da una scrittrice che spiega di amare «moltissimo» gli omosessuali ma a cui fa «orrore il tragico disturbo di conversione in cui sono intrappolati, in cui li hanno intrappolati». Cosa potevamo aspettarci dalla De Mari (che, ricordiamolo, è un medico) dopo che ha affermato: «Tutto il mondo afferma che l’omosessualità è normalità. È falso». E poi, in uno slancio di megalomania: «Tutti dicono il contrario? Io dico la verità». E ancora, alla Zanzara su Radio24, dopo aver definito la mucosa della vagina «una roba incredibile» e la sottomucosa «una roba inenarrabile», ha spiegato che l’omosessualità maschile può portare al «cancro dell’ano», mentre l’omosessualità femminile porta, sebbene raramente, al «cancro della faringe», «quindi tutto sommato è un problema loro, io non devo avvertirle “Ehi, guarda che quella roba lì ti fa male”, perché onestamente non è molto vero».
Pressapochismo e approssimazione, doti forse necessarie per una scrittrice che non ha nessun dovere di veridicità e di precisione, però per un medico – e per una delle opinion makers del popolo di Mario Adinolfi – sono caratteristiche tutt’altro che apprezzate.

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

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