Ken Lum e la parola al servizio dell’immagine

Ken Lum è un artista poliedrico: opera nel campo dell’arte concettuale a fine anni Ottanta, facendo della pittura, della scultura e della fotografia la sua modalità d’espressione preferita.

E nato a Vancouver nel 1956, sebbene abbia origini cinesi. Proprio a Vancouver ha conseguito il Master of Fine Arts. L’arte concettuale, corrente artistica della seconda metà degli Anni Sessanta basata sulla supremazia dei concetti e delle idee espresse a discapito del fine estetico dell’opera stessa, condurrà lo stesso Lum a trattare tematiche quali il ruolo dell’individuo all’interno della società e le difficoltà di interazione fra individui stessi all’interno di contesti sociali influenzati da pregiudizi e tabù. 
Questi temi saranno affrontati in modo alquanto particolare, con una simbiosi tra parole ed immagini. Analizziamo alcune foto inserite all’interno di uno dei suoi lavori maggiori, Royale projects, comprendente una serie di installazioni e fotografie realizzate tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Duemila. In generale, ciò che emerge da questo progetto è l’approccio molto spesso provocatorio nei confronti degli stereotipi sociali relativi alla bellezza o al pudore o nei confronti di problemi giovanili legati al difficile rapporto fra pari, fra diverse etnie e i rapporti di lavoro.
Si tratta di fotografie di reportage, accanto cui l’artista inserisce un testo inventato:  le parole non corrispondono a ciò che il soggetto veramente ha pronunciato in quel dato istante, sono una reinterpretazione della realtà. Ad esempio se vedessimo You’ re not ugly (in alto) senza testo, formuleremmo molteplici ipotesi su cosa sia successo alla ragazza di sinistra e su cosa le stia dicendo la ragazza a destra. Lum crea una storia.

Probabilmente dietro quella singola scena si nasconde una storia di discriminazione razziale oppure semplicemente di senso di inadeguatezza di fronte ad altri individui, storie personali ma nello stesso tempo collettive. La disperazione della ragazza apre le porte a possibili interpretazioni della vicenda; le parole ci invitano ad entrare nella scena come probabili protagonisti oppure come antagonisti di chi vi è ritratto, l’immagine diventa riflesso di noi o di situazioni simili vissute.

Lum ci pone di fronte a un interrogativo: in queste foto quanto è finzione e quanto è realtà? La risposta spetta al fruitore, che diventa regista dell’opera e decide di scegliere quel che molto probabilmente sente più vicino a sè.

In copertina:  credits : www.transarts.at. 

Mi chiamo Giulia,ho 23 anni e studio all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Mi piace il cinema,passeggiare e fotografare …
Sono una persona irrequieta ma sto iniziando a darmi una calmata.

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