La cultura si fa sempre più social (finalmente)

In questi giorni in tv possiamo vedere il nuovo spot del Ministero dei beni Culturali con cui si cerca di incrementare il numero delle visite nei musei italiani. Il tema del filmato è «l’arte ti somiglia» e, infatti, nel video vengono mostrate diverse persone associate, proprio per somiglianza, a delle opere d’arte, quadri o sculture.
Lo spot in realtà fa parte di una più vasta iniziativa social messa in atto a partire dallo scorso ottobre: ogni mese il MiBACT propone un tema e invita i visitatori a ritrovare nei musei tutti gli elementi inerenti l’argomento scelto, a fotografarli e a postare le foto sui vari social network con degli hashtag specifici.
Per il mese di gennaio la richiesta è proprio quella di cercare tra i personaggi delle opere d’arte figure simili fisicamente a noi e a condividere sui social le foto che lo dimostrino, accompagnate da #gennaioalmuseo.

L’iniziativa fa parte di numerosi tentativi attuati per attrarre visitatori nei musei tramite nuovi mezzi comunicativi e nuove strategie.
In diversi poli museali si è cercato di creare dei tipi alternativi di visita, in cui informazione e intrattenimento non si escludano a vicenda, anche se spesso si tratta di forme di coinvolgimento abbastanza «tradizionali»: ad esempio a Palazzo Vecchio il 2 ottobre scorso si è tenuta una sorta di caccia al tesoro in cui si è chiesto ai presenti di ricercare tra le diverse opere degli elementi collegati alla figura di Cosimo I Medici; oppure, durante la mostra sugli Impressionisti a Palazzo Strozzi nel 2008, venne chiesto ai visitatori di risolvere una sorta di enigma.
L’iniziativa del Ministero si colloca in un settore più recente, quello dei social media, il cui uso 
per la promozione culturale è risultato fondamentale in questi ultimi anni: un’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale ha evidenziato che il 52% dei musei italiani possiede un account su un social network, primo fra tutti Facebook, a cui seguono Twitter ed Instagram. Sui social principalmente vengono segnalati eventi o riportate informazioni su orari e prezzi dei biglietti, ma non mancano anche post che si soffermano sulle singole opere del museo, raccontandone storia ed elementi curiosi. L’uso di questi strumenti permette di entrare in contatto con i visitatori in modo nuovo: si crea un coinvolgimento non solo mentre il «cliente» si trova all’interno del museo, ma anche a esperienza finita (o non ancora iniziata), quanto l’utente si sta recando al museo, sta andando al lavoro o a scuola, si sta rilassando sul divano, ecc.
E i nuovi mezzi permettono inoltre di vedere quanto riscontro abbia un determinato museo, quali siano i suoi elementi più apprezzati  e se ci siano aspetti da migliorare – chiunque può esprimere lodi o critiche nei confronti di questi «templi della cultura».

Il recente successo sui social network va di pari passo anche con  i numeri delle presenze effettive: l’anno scorso, infatti, ha segnato l’apice della crescita del numero di visitatori iniziato già nel 2013;  sono stati strappati ben 44.5 milioni di biglietti, con un aumento delle visite un po’ in tutte le regioni, prime fra tutte il Lazio, la Campania e la Toscana. Probabilmente un grande incentivo è stata anche l’istituzione dell’ingresso gratuito nei musei ogni prima domenica del mese: i dati parlano di 8 milioni di ingressi durante il triennio, numeri che confermano il successo dell’iniziativa. 

Un uso studiato e non banale dei social network, unito a delle reali azioni di incentivo, come le agevolazioni economiche, possono essere veramente efficaci per un’opera di promozione a 360 gradi dei nostri musei e del nostro patrimonio archeologico. Certo, siamo ancora ben lontani dai progetti più innovativi in tal senso (vi dice nulla «TuoMuseo»?) ma ogni strumento può essere utile al fine di spingere il visitatore a vivere in maniera più ricca il suo rapporto con la cultura che lo circonda.

Mi chiamo Felicity, ho 26 anni e sono laureata in Filologia Moderna. Penso sia importante trovare sempre nuove cose da amare.

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