Recensione: «Reincarnaction» di Freddy Hend

«Reincarnaction» è il titolo dell’album d’esordio del musicista sardo Freddy Hend, prodotto da EnZone Records; presenta 11 brani originali, scritti dal cantante in collaborazione con Anne Morrighan (che presta anche la sua voce al disco), più la cover di Woman in chains dei Tears for Fears.

Freddy spazia tra l’alternative rock e il folk, creando dei pezzi d’impatto ma non eccessivamente hard (rock): benché la chitarra e la batteria siano gli strumenti principali, l’artista non rinuncia a sperimentare combinazioni interessanti con altri strumenti, come il flauto in I know you, che ricorda proprio per questa particolarità una ballata folk. Anche nei  brani maggiormente caratterizzati dalla forza della batteria e dal protagonismo della chitarra, la parte strumentale non risulta mai eccessiva rispetto alle voci dei cantanti, riuscendo anche per questo motivo a non sovrastare le parole, creando invece con esse un rapporto paritario dove musica e testo si sostengono e si esaltano a vicenda. Questo avviene in particolare in My heart is bleeding, dove non solo la voce di Hend trasmette le medesime sensazioni di sofferenza e angoscia provocate dal ritmo sostenuto e dal sound rock, ma anche il testo stesso parla di dolore e abbandono.

La voce di Freddy si presenta con diverse modulazioni: profonda in Fallin’ star, raschiante nei pezzi più rock. Nonostante la canzone di apertura All that remains possa ricordare il sound di Jeff Buckley e di Kurt Cobain, tutto l’album ha una propria originalità, in particolare Sunday Cryin’, brano di chiusura, che lascia all’ascoltatore la precisa sensazione di dover tenere d’occhio eventuali nuovi lavori dell’artista. Da non dimenticare è anche il contributo come seconda voce dato da Anne Morrighan, che si inserisce nelle canzoni al momento giusto, riuscendo a trasmettere bellezza e forza allo stesso tempo. 

I testi di entrambi gli artisti sono interessanti e spaziano tra diversi argomenti, tra cui spiccano la tematica amorosa e quella dell’identità personale. I brani migliori e più originali sono quelli che riguardano proprio quest’ultimo tema, come Incarnation, dove Anne associa strettamente le proprie orme al proprio essere, sottolineando come il corpo sia la rappresentazione fisica della propria anima; un brano che colpisce perché la cantante riesce, tramite immagini semplici ed immediate, a trasmettere un messaggio profondo e molto particolare. Un argomento simile trova spazio anche nel pezzo successivo scritto da Hend,  Lonely  flower,  dove l’artista rappresenta, tramite l’immagine di un solitario fiore in un prato, l’originalità che caratterizza ognuno di noi,  unicità che andrebbe coltivata e protetta. I pezzi che parlano d’amore riescono sì ad esprimere le tipiche sensazioni provocate da questo sentimento e a creare un legame con l’ascoltatore, descrivendo situazioni in cui può immedesimarsi, ma il contenuto avrebbe potuto essere maggiormente sviluppato in alcune canzoni, per esempio nella già citata I know you.

Per concludere, possiamo dire che l’album è un buon punto di partenza, sia dal punto di vista strumentale che da quello testuale, con spunti interessanti sui quali ci si augura che i due artisti insistano anche in futuro.

Mi chiamo Felicity, ho 26 anni e sono laureata in Filologia Moderna. Penso sia importante trovare sempre nuove cose da amare.

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