Se per leggere libri vai a teatro: le nuove tendenze dell’arte

Sali in metro, ti metti a sedere e ti ritrovi di fronte a un quadro di Chagall. Succede a Mosca, dove il 30 novembre è apparso un treno della metro dedicato all’arte russa del XX secolo: ogni vagone presenta un decennio e in tutto sono stati usati 78 frammenti di quadri della Galleria Tretyakov, ideatrice del progetto «Intensiv 20» che vede i vagoni della metro diventare vere e proprie opere d’arte mobili. E d’altronde perché no? I moscoviti, che passano circa un terzo della propria vita viaggiando sui mezzi pubblici, hanno imparato a sfruttare questo tempo, al punto da rendere la corsa in metro una lezione di storia dell’arte. O di filmografia, se si entra nel treno dedicato alla storia del cinema, o addirittura di poesia shakespeariana. Un’iniziativa estremamente interessante e che forse si pone in linea con una delle più recenti tendenze artistiche, che un po’ come il gioco della sedia musicale fa sì che varie forme d’arte si scambino di posto o appaiano dove meno ce lo aspetteremmo. Ed ecco che per vedere i quadri si va in metro, per assistere ad uno spettacolo di danza al museo, e per leggere libri al teatro. Non ho finito di scrivere la frase che già mi gira la testa.

Eh sì, l’arte di oggi si presenta un po’ come un frullato misto, un incrocio di diverse forme che riflettono e si riflettono l’una sull’altra dando vita ad un gioco di specchi quasi straniante, sicuramente sorprendente. Riuscito, quindi, se pensiamo che uno dei ruoli dell’arte è proprio quello di sorprenderci e farci per un attimo fermare. Farci per un attimo smettere di pensare alla miriade di problemi quotidiani – che cucino per cena, chissà se il capo ce l’ha con me, ho dimenticato di pagare la bolletta del gas – e, puntato il dito contro un volto, un paesaggio, un’idea, dirci «osserva». Per un momento, semplicemente esisti. Lascia perdere tutte queste preoccupazioni e guarda: non è forse bello questo? Pensiamo ai graffiti, spuntati tra un muro e l’altro come edera ribelle, prima illegalmente e ora sempre più spesso su richiesta degli stessi sindaci. Ci hanno imposto di confrontarci con la bellezza quando meno ce lo aspettavamo. Cammini per strada scrivendo al cellulare e d’un tratto ti trovi davanti a qualcosa di così bello o provocativo da costringerti a fermarti e osservare. A volte così unico da trasformare il quartiere in una zona hip ed attrarre la costruzione di musei d’arte contemporanea, come è accaduto nel caso della «autonoma zona culturale» Metelka a Lubiana.

Dettaglio di murales nella zona Metelka
Murales a Mosca

Se i pittori spostano le loro opere in strada, i coreografi le portano invece dentro i musei. Così i ballerini rivendicano il ruolo della danza all’interno delle arti, e ci sorprendono con performance che grazie alla propria natura irripetibile e soggettiva ‒ una danza non è qualcosa di fisso come un quadro ma è destinata a mutare ogni volta che viene riprodotta ‒ ci rendono parte attiva. Così spiega il coreografo Marten Sandberg: «Andiamo al teatro per festeggiare la vita e sentire come il nostro tempo scorre. Andiamo al museo per sentire la morte e vedere come fermare il tempo» (Traduzione mia). Ed ecco che le carte si ribaltano e il museo prende vita al ritmo dei movimenti dei ballerini. Persino le opere prendono vita in 20 Dancers for the 20th century del coreografo francese Boris Charmatz, direttore del Rennes and Brittany National Choreographic Centre. In questo particolare lavoro i ballerini rispondono alle opere che li circondano, contenute all’interno della Tate Modern di Londra, che tra il 15 e 16 maggio 2015 è stata trasformata da Charmatz in un museo della danza per 48 ore. Similarmente nel 2013 alla Biennale di Venezia è stata presentata l’opera An Immaterial Retrospective of the Venice Biennale degli artisti rumeni Alexandra Pirici e Manuel Pelmuş: i ballerini, singolarmente o in gruppi, annunciavano nome, anno ed autore di un’opera qui esposta e la rappresentavano attraverso i loro corpi.

Museé de la dance, Boris Charmatz

Ma se l’arte è nel museo, a teatro che ci vado a fare? A leggere, a quanto pare. Così è al teatro Grand Splendid di Buenos Aires (nella foto di copertina), che dopo cento anni di duro lavoro ha deciso di mollare tutto e darsi alla carriera di libreria. O meglio, è stato il gruppo Ilsha a decidere di convertirlo a favoleggiante negozio di libri. Roba che ti aspetti di trovare in Harry Potter insieme alle caramelle tutti gusti più uno e ai Thestral. E invece no, è in Avenue Santa Fe 1860 che puoi sederti sul palco a bere un caffè, rovistare tra i libri in platea e metterti comodo in un palchetto ad apprezzare il tuo nuovo acquisto. Perché, chi riuscirebbe a non comprare nulla in un posto come questo?

Attenti quindi, la prossima volta che andrete al cinema: può darsi che al posto di Brad Pitt nel maxischermo appaia un quartetto d’archi, e che il cameriere al ristorante sia in realtà un attore che interpreta la propria parte in un film in cui anche voi, volenti o nolenti, siete protagonisti!

Ho 23 anni, mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere a Bologna ed ho appena terminato un Master Degree in traduzione presso l’università di Sheffield, UK, ora vivo a Mosca dove insegno italiano e inglese. Sono una nomade amante della danza, la letteratura ed in generale di tutte le arti e di ciò che ci permette di riflettere sulla società e noi stessi, e di abbattere i pregiudizi. Collaboro a Incipit perché mi piace l’idea di un giornale che dia voce ai giovani e risonanza alla cultura.

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