Banksy vende la sua arte a Padova: è una contraddizione?

Così è, se vi pare: alcune tele di Banksy saranno esposte a Padova, evento unico in questo periodo per l’Italia, ma solo per pochissimo tempo: la galleria Spazio Anna Breda aprirà infatti le sue porte oggi, giovedì 15, ad un gruppo di invitati selezionati, che potranno acquistare alcune opere gustando un «menù gourmet», come si legge nella descrizione dell’evento su Facebook; domani invece, venerdì 16, tutti potranno ammirare le tele del famosissimo street artist inglese, solo per un giorno e solo dalle 10 alle 18. Questa scelta (obbligata, stando a quanto sostengono gli organizzatori, visto che le opere sono solo «di passaggio da Londra»), ha scatenato perplessità e polemiche: nella sopracitata pagina molti utenti hanno dato ragione al post di una ragazza, che sostiene come tali modalità di presentazione (la cena esclusiva da un lato, l’apertura al pubblico in un giorno lavorativo e solo fino alle 18 dall’altro) siano «imbarazzanti» se si considera che Banksy «ha sempre messo al centro dell’attenzione le ingiustizie e le disparità sociali». 

C’è da dire che l’evento di domani è gratuito e l’attesa è molto forte (si è parlato di una dozzina di tele, ma non si sa ancora quali saranno); se alcune scelte organizzative avranno sicuramente dei buoni motivi alla base, stupisce invece come un artista quale Banksy abbia messo direttamente in vendita delle sue tele (e non per la prima volta), lui che qualche anno fa ha dichiarato: «L’arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell’Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo. Quando vai in una galleria d’arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari» ( da Martin Kornberger, Brand Society: How Brands Transform Management and Lifestyle, Cambridge University Press, 2010, p. 241).

E in un’altra occasione ha aggiunto, come riportato dal Sole 24 Ore:  «C’è un nuovo pubblico là fuori, e non è mai stato più facile vendere arte come adesso. Ora non devi andare all’università, trascinarti appresso il portfolio, scrivere ad altezzose gallerie o dormire con qualche potente, tutto quello di cui hai bisogno sono poche idee e una buona connessione internet. È la prima volta che il mondo dell’arte, finora essenzialmente borghese, appartiene al popolo. Abbiamo bisogno che sia questo a valere».
Però oggi le sue opere valgono centinaia di migliaia di dollari ed eventi come questo, o come la mostra Guerra, Capitalismo & Libertà organizzata lo scorso maggio a Roma, sicuramente hanno per lui un ritorno economico notevole. Si fa presto a parlare di «arte che appartiene al popolo»: nel caso dei graffiti sui muri può essere così (anche se non sono mancati casi di rimozione e di vendita all’asta), nel caso di altre opere, come queste tele, sembra proprio di no.

Abbiamo fatto qualche domanda ad Anna Breda, responsabile della galleria d’arte patavina in cui avrà luogo l’evento.

Quale ruolo ricopre Banksy nell’arte contemporanea, anche al di fuori del genere di cui è uno dei massimi rappresentanti?

Banksy è il più importante esponente della street art del terzo millennio. Il suo ruolo, da oltre vent’anni, è fare riflettere una società, soprattutto occidentale, su argomenti molto spinosi e drammatici, con la caratteristica però, a differenza di molti artisti, di presentarli in chiave ironica e leggera pur non banalizzando le problematiche trattate.

Ha avuto modo di avere un contatto con l’artista per questa mostra? 

Una peculiarità dell’artista è il mistero! Nessuno sa chi è e questa sua scelta di non apparire fisicamente rende ancora più forte il suo messaggio.

Non è paradossale che un artista come Banksy venda le sue opere per cifre elevate? 

E Van Gogh o Picasso o Fontana? Meno male che esistono collezionisti che hanno dato anche un valore economico agli artisti e che hanno contribuito così a rendere universale la loro fantastica immagine e il loro messaggio. Noi ci limitiamo ad ammirare.

Pensa che la mostra sarà un successo sia dal punto di vista delle vendite sia da quello degli spettatori in una città mediamente conservatrice come Padova?

Noi ci aspettiamo un grande ritorno di Immagine che confermi quello che da anni portiamo avanti: una ricerca di talenti veri che abbiano qualcosa da dire, al di là delle vendite… .

E di talento, sicuramente, Banksy ne ha tanto. Dispiace però che anche lui sembra essersi piegato a quei meccanismi economici che fanno parte di una realtà, il mondo capitalista-industriale, a cui si è sempre opposto attraverso la sua arte. Siamo di fronte ad un caso in cui si «predica bene e si razzola male»? 

In evidenza: immagine dell’opera No Ball Games usata dagli organizzatori della mostra. 

Ringrazio Cesare Bisantis e Beatrice Forzan per le nostre discussioni su Banksy e per avermi fornito gli spunti per le domande.

Ho 23 anni, sono una studentessa di Linguistica, credo nella parità tra esseri umani e nel valore fondante della Cultura e dell’Arte per la nostra società. Ho creato e dirigo Incipit, scrivo anche per lavocechestecca.com.

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