Intervista alle proprietarie di «Il mondo che non vedo», prima libreria-caffetteria di Padova

«Il mondo che non vedo» è la nuova libreria e caffetteria che ha aperto il 9 novembre in via Beato Pellegrino a Padova.
Entrando nel locale, si percepiscono subito la calda atmosfera e la familiare accoglienza che riservano le due proprietarie Michela Mancarella ed Erica Guzzo. Due giovani imprenditrici che sognavano di aprire una libreria insieme e che da due settimane a questa parte hanno visto questo desiderio avverarsi. Non è stato di certo, però, solo un sogno: ci hanno messo impegno, lavoro, fatica, denaro, ma soprattutto tutto il loro cuore e la loro anima, come è facilmente intuibile quando le si ascolta parlare del loro locale, della scelta dei libri, dei progetti per il futuro.
«Il mondo che non vedo» è uno spazio dedicato ai libri delle case editrici indipendenti e ai testi universitari, mentre l’angolo caffetteria rende l’ambiente ancora più caldo e invitante.
Si rivolge in particolar modo ai giovani e agli studenti che possono approfittare di tavolini e divanetti per studiare, per leggere un libro portato da casa oppure per trovarne uno nuovo, per bere un caffè in compagnia, ma anche per incontrare altri appassionati della letteratura e conoscere altre persone. Tuttavia non c’è spazio solo per i giovani: il primo obiettivo delle due proprietarie, infatti,  è creare un ambiente in cui tutti possano trovare il libro giusto per loro e per questo sono sempre disponibili per un consiglio o per scambiare due parole con chiunque sia interessato a ciò che vede in esposizione.

Abbiamo intervistato le neo-libraie, ma da intervista la nostra è diventata una piacevole chiacchierata su come tutto è iniziato, su quanto è stata fondamentale la letteratura  nelle loro vite e su cosa rappresentano per loro questo progetto e la letteratura stessa.

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Credits: pagina Facebook della libreria.

Come definireste il vostro locale? Quali sono le sue caratteristiche  particolari?

Erica: Ci abbiamo impiegato un anno a realizzare questa idea e per noi, oltre ad essere una libreria caffetteria, è proprio un progetto culturale a tutto tondo. La libreria è specializzata solo in editori indipendenti e in testi universitari; poi c’è l’angolo caffetteria che noi riteniamo un valore aggiunto, ma la nostra idea è di percepire questo spazio come un luogo d’incontro dove ricreare quello che manca adesso nella grande distribuzione, ovvero un circolo virtuoso tra l’autore del libro, l’editore, chi lo vende e chi lo legge. Ci piacerebbe perciò che in questo spazio fosse possibile incontrare l’editore o lo scrittore; inoltre vorremmo organizzare degli eventi oltre l’orario d’apertura, perché non sia solo un locale, ma un luogo di incontro e di scambio rispetto sia all’editoria sia alla cultura in generale: poter mettere insieme, insomma, quello che è la letteratura con ciò che riguarda la musica e il teatro. Ci teniamo molto che tutte le forme artistiche, che magari hanno bisogno di un po’ di visibilità o comunque di un contenitore, possano trovare qui  spazio.

A Padova mancava sicuramente un posto così; da cosa è nata questa idea e da dove deriva il nome «Il mondo che non vedo»?

Michela: Io ed Erica siamo amiche da vent’anni, quindi il desiderio di fare qualcosa insieme c’è sempre stato; inoltre c’era in entrambe la voglia di dare una svolta ognuna alla propria vita anche in senso lavorativo. Così, legate dalla passione per i libri, abbiamo deciso di aprire una libreria e iniziare questa avventura.
Il nome «Un mondo che non vedo» è il titolo della raccolta di poesie di Pessoa e rispecchia l’idea che abbiamo noi di libreria: i libri come delle porte che si aprono su nuovi mondi e su nuove visioni.

Quali sono le vostre esperienze passate? Avete sempre lavorato nel mondo dei libri?

Erica: Michela, fortunatamente, ha già fatto la libraria e questo secondo me è molto importante perché almeno una delle due ha già un’esperienza alle spalle riguardo questo mondo.
Io invece ho fatto la contabile per sedici anni, un lavoro molto pratico e razionale, che infatti ho sempre bilanciato con una qualche forma artistica per tenere la mia vita in equilibrio. Il settore dell’editoria l’ho conosciuto scrivendo e curando un libro in ambito teatrale, un’esperienza che mi ha permesso di capire la difficoltà del lavoro di pubblicazione, ma contemporaneamente mi ha aperto un mondo.

Che ruolo ha la letteratura nelle vostre vite e che ruolo pensate svolga nella società?

Erica: Sicuramente nella nostra vita ha un ruolo fondamentale. Per esempio la biografia di Adrianne Monnier, libraria dei primi anni del 1900 che ha aperto la libreria «Maison des amis des livres», ha svolto un ruolo imprescindibile per capire che volevo fare la libraria e che tipo di libreria mi sarebbe piaciuto aprire. Secondo me la letteratura dà la possibilità di creare un sogno e una motivazione per realizzarlo. Sono convinta che la letteratura aiuti a vivere.
Michela: Io credo che se le persone leggessero più libri avrebbero una visione più ampia delle cose, forse sarebbero meno ristrette nella loro mentalità e più aperte agli altri e alla diversità.

Ritenete che la letteratura sia meglio vissuta come incontro e dialogo tra più persone o come rito personale e solitario?

Michela: Sicuramente entrambe le cose, sotto un certo punto di vista la si può ritenere anche terapeutica.

C’è un criterio specifico con cui selezionate i libri che mettete a disposizione?

Michela: Come scelta dei libri, cerchiamo di immedesimarci un po’ in quello che può essere il lettore tipo di questa libreria, in primo luogo lo studente di materie umanistiche; poi sicuramente c’è il nostro gusto personale. Il compito di scegliere i libri è molto importante, si sente una grande pressione davanti al catalogo quando devi fare una selezione; ce ne sono tantissimi che vorremmo avere, ma non possiamo prenderli tutti, oppure c’è un libro che ci piacerebbe molto, ma a livello di marketing magari non è tra i più vendibili. Vanno prese in considerazione tante cose.
Erica: La cosa importante per noi è dare visibilità a quelle cose che sono poco lette, non perché non siano meritevoli di esserlo, ma perché magari vengono in genere messe su uno scaffale e oscurate dal grande nome o dal grande titolo o dalla grande casa editrice del libro che gli sta accanto.
I libri vengono poi esposti sugli scaffali divisi per case editrici indipendenti.

Cosa può rappresentare, secondo voi, questo posto per i giovani di Padova?

Michela: In primo luogo è una bella novità, perché a Padova un posto così ancora non c’era, ma si trovava solo nelle grandi città come Milano o Roma. Effettivamente ci chiedevamo come fosse possibile che in una città universitaria come Padova non ci fosse ancora un luogo simile. Abbiamo notato con piacere che il locale viene visto dai ragazzi come lo intendiamo noi: vengono qui a studiare da soli o in gruppo, a rilassarsi leggendo un libro che magari si sono portati da casa, ma soprattutto per incontrare persone.

Quali sono le vostre aspettative e i vostri progetti per il futuro?

Erica: L’aspettativa principale è che le persone riescano a capire sempre di più quello che siamo, vogliamo vedere come rispondono le persone. Per adesso abbiamo avuto molti riscontri positivi ed entusiasti.
Per il futuro in assoluto vogliamo veder messa in moto la macchina del progetto culturale e quindi dell’organizzazione degli eventi; nel mese di dicembre faremo un calendario e lo proporremo per il mese di gennaio.
Per adesso questo è l’unico progetto a cui pensiamo perché siamo sommerse da questo inizio e dalle novità, poi con il tempo vedremo a quali altri sogni daremo spazio.

L’immagine in evidenza è presa dal sito ufficiale della libreria «Il mondo che non vedo».

Elena Molinari

Ho 22 anni, studio Lettere e insegno ginnastica ritmica. Amo i romanzi, la musica e la danza in ogni sua forma. Credo nella libertà di espressione e per questo mi piace collaborare ad un blog come Incipit.

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