Resta con me

Le foglie gialle cominciavano a cadere lentamente e ricoprivano il giardino di quella grande casa, che stava in mezzo a villette a schiera e condomini nuovi appena costruiti.
Alla finestra stava una ragazza che guardava fuori, assorta nei suoi pensieri. Aveva lunghi capelli castani che le incorniciavano il viso, occhi profondi che potevano sembrare una barriera, ma che si addolcivano e lasciavano scoprire un’anima dolce per chi le stava vicino. Incantata a quella finestra la sua figura poteva sembrare una statua di cera.
All’improvviso qualcosa la scosse, si precipitò ad aprire il cancello e si tuffò nell’abbraccio di un ragazzo alto e dai capelli ricci e scuri. Era un ragazzo con molto fascino, il classico tipo che attira l’attenzione di tutti quando cammina per strada; aveva uno sguardo sveglio e un’intelligenza brillante.

«È tanto che non ci vediamo, adesso che sei fidanzato non hai più bisogno di me?» gli chiese con un sorriso.
Lui rise e rispose: «Avrò sempre tempo per te, sorellina.»

Non erano davvero fratello e sorella, ma così si sentivano. Vivevano nello stesso quartiere e, come le loro famiglie, si conoscevano da tempo, da quando lei era piccola. Nonostante la netta differenza d’età, tra loro era nata e cresciuta un’amicizia molto forte.
Forse a volte lei era stata troppo piccola per capire le esperienze di lui e lui a volte si dimenticava di quanto lei lo fosse e che quindi stavano vivendo stadi della vita differenti; ma quando erano insieme succedeva un miracolo: come se raggiungessero un’età comune, tra loro si instaurava un’intesa unica, speciale e si capivano al volo senza dover dire una parola.
Inoltre Sara stava per compiere diciotto anni e Massimiliano iniziava a rendersi conto che quei sette anni che li separavano non erano più così evidenti, che ormai entrambi non li sentivano più.

«Allora» iniziò lei «mi racconti della tua nuova fiamma?»
«No no.» rispose lui serio «Prima andiamo in un posto!»
La fece salire in macchina e la portò in un parco poco distante e non molto frequentato.
Entrambi amavano l’autunno e quando erano insieme cercavano di passare più tempo possibile all’aria aperta. Erano affascinati dai colori di quella stagione, potevano commentare le sfumature degli alberi per delle ore, ma la cosa che preferivano era raccogliere più foglie possibili e lanciarsele addosso.
«Ok, ok, mi arrendo!» annunciò lui senza fiato dopo averla rincorsa per tutto il parco.
«Bene, ho vinto!! Adesso, allora, è arrivato il momento.»
«Ho capito… adesso ti racconto di Stefano.»

Massimiliano era omosessuale. L’aveva detto a Sara per la prima volta quattro anni prima.
Ecco, forse in quella situazione lei non aveva capito davvero il significato di quella confessione: lui restava sempre suo fratello, questo non cambiava di certo le cose. Però si ricordava di aver capito qualcosa in più dopo aver dato uno schiaffo a uno dei suoi compagni di classe perché parlava male dei gay; come ricordava che per Massimiliano era stato importante che lei fosse stata al suo fianco quando decise di dirlo a sua madre, che fortunatamente, dopo un primo momento di smarrimento, abbracciò suo figlio e gli disse che gli voleva bene.
Nonostante tutto, però, Stefano era il primo ragazzo di Massimiliano. Le raccontò di averlo conosciuto al bar dove andava a prendere il caffè in pausa dal lavoro, lui faceva il cameriere lì. Avevano iniziato a chiacchierare qualche mese prima e poi Stefano aveva trovato il coraggio di chiedergli di uscire.

«Non avevo dubbi!» disse Sara in tono ironico e con un sorrisetto maligno.
«Cosa vorresti dire?»
«Massi, tu sei un bellissimo ragazzo, con tantissime qualità. Ma, accidenti, quanto sei timido e insicuro! Non avevo dubbi che fosse stato Stefano a fare il primo passo!» rispose lei con un sorriso.
«Grazie eh!» disse lui con una finta espressione offesa, ma sapeva che lei aveva ragione.
Per quanto fosse brillante, Massimiliano non era mai stato loquace, né il tipo che teneva banco e affascinava tutti. Bisognava superare la corazza che si era costruito intorno per poter vedere quanto fosse speciale come persona. Sara aveva avuto la fortuna di conoscerlo davvero nel profondo.
Quel pomeriggio continuarono a ridere e scherzare finché fu ora di tornare a casa. Massimiliano era molto premuroso con la sorellina: non la lasciava mai andare in giro da sola, la portava sempre a casa puntuale ed era sempre pronto a difenderla e a proteggerla da un cuore infranto o dall’ennesimo ragazzino che la infastidiva.

Qualche mese dopo quel pomeriggio, Stefano si trasferì a vivere nell’appartamento di Massimiliano.
Per il diciottesimo compleanno di Sara le organizzarono una bellissima cena e in quell’occasione lei conobbe Stefano per la prima volta.
Complessivamente lui le piacque, anche se aveva qualche riserva: era la prima relazione di Massimiliano, mentre Stefano aveva fatto outing molto tempo prima e aveva già avuto tante esperienze. Aveva paura che avrebbe potuto far soffrire suo fratello e lei questo non lo poteva accettare. Comunque decise di tenersi le sue riserve per sé e di lasciare che Massimiliano si godesse quella felicità che aveva tanto desiderato.

Il tempo passava veloce attraverso le vite di quei ragazzi, i quali cominciarono a credere che le cose a volte potessero davvero avere un lieto fine. Perfino Sara cominciò a convincersi che la relazione tra Stefano e Massimiliano fosse positiva e ad abbandonare tutte le riserve che aveva; del resto lei era un’inguaribile romantica.
Così un pomeriggio mentre i due amici erano fuori a cercare regali di Natale, Massimiliano le diede una notizia inaspettata.
«Te le ricordi le cene di Natale che organizza il mio ufficio?»
«Sì certo, ti serve una compagna come l’anno scorso?»
«Mi dispiace ma in realtà volevo dirti che ho chiesto a Stefano di accompagnarmi.»
«Ne sei sicuro? Pensavo che in ufficio non avessi ancora detto niente»
«Infatti, ma potrebbe essere l’occasione perfetta!»
«È un’idea tua o di Stefano?»
«Di entrambi, ne abbiamo parlato e l’abbiamo deciso insieme.»
«Sì, immagino da chi sia partito tutto.»
«Ma scusa Sara, non puoi solo essere felice per me? Per il passo importante che sto per fare?»
«Ma certo che sono felice per te, ma sono anche un po’ preoccupata.»
«Dai, cosa vuoi che sia? Insomma, siamo negli anni duemila, non è così strano… e poi io sono un ottimo dipendente in azienda. Questo non cambierà niente!»
Ma la sua espressione e il suo tono di voce lasciarono trasparire una leggera inquietudine e la volontà di convincere se stesso, prima che gli altri, che tutto sarebbe andato per il verso giusto.
«Spero davvero che le cose vadano bene, te lo meriti» Sara ruppe il silenzio.
«Grazie!»
«Però un po’ mi dispiace di essere stata rimpiazzata quest’anno.» aggiunse sorridendogli, per cercare di allentare la tensione.
Lui rise, ma non era la sua solita risata spensierata e piena di allegria, era più controllata.
«Sei nervoso?» gli chiese lei allora.
«Sì un po’».

Si scoprì, poi, che faceva bene ad esserlo: rientrati dalle vacanze, con l’inizio dell’anno nuovo, Massimiliano ricevette una notifica di licenziamento.
Chiese spiegazioni all’amministratore dell’azienda, che si nascose dietro a tagli del personale e riduzioni di budget. In compenso, però, gli offrì il pagamento dello stipendio dei tre mesi successivi, senza bisogno di presentarsi al lavoro già dal giorno seguente.
Purtroppo quello che stava succedendo era chiaro a Massimiliano, che se ne andò senza discutere.

«Lo hai già detto a Stefano?» gli chiese Sara, dopo aver ascoltato il racconto.
«Sì. All’inizio mi ha chiesto scusa per avermi convinto a portarlo alla cena, ma non è stata colpa sua. È la mente corrotta dei miei ex datori di lavoro il problema.»
«Perché non gli fai causa?» chiese Sara, forse fin troppo ingenuamente.
«Non credo di potermi permettere la spesa; e comunque dovrei riuscire a dimostrare che il motivo per cui mi hanno licenziato è il mio orientamento sessuale. Sarebbe una lotta legale infinita e probabilmente perderei.»
«Ma almeno possiamo provarci. Pensa se poi vincessi»
«No. È la mia risposta definitiva. È un’azienda grossa con un ufficio legale composto da avvocati molto abili, mentre io non sono nessuno.»
Dopo aver risposto così bruscamente, Massimiliano notò l’espressione sconsolata di Sara.
«Sara, io non sono forte come te: non riuscirei a sostenere un processo così. Comunque non ti preoccupare, andrà tutto bene. Nei prossimi tre mesi cercherò un nuovo lavoro e tutto si aggiusterà».

Massimiliano ci credeva davvero. Purtroppo, però, le cose non andarono così.
Forse la sua vecchia azienda gli aveva fatto terra bruciata intorno, forse nessun’altra compagnia cercava una figura professionale come la sua, restava comunque il fatto che l’unico lavoro che Massimiliano riuscì a trovare fu come cameriere e di sicuro non ne era entusiasta.
Tutte le sere tornava a casa insoddisfatto e scaricava la tensione sul suo compagno. Poi i problemi continuarono a peggiorare: considerato il cambio di stipendio di Massimiliano, non riuscivano più a permettersi di pagare l’appartamento e le litigate tra i due aumentavano con la stessa velocità con cui aumentavano i debiti.
Finché un giorno Massimiliano, stanco e frustrato, rientrò a casa, ma Stefano non c’era più, comprese tutte le sue cose. L’amore della sua vita se n’era andato. Non immaginava che sarebbe potuta finire così: sicuramente le difficoltà erano tante, ma pensava le avrebbero affrontate insieme.
Di Stefano, però, non restava più niente, era solo un ricordo: aveva attraversato la sua vita e si era dileguato, evanescente come un fantasma.
Da quel giorno Massimiliano cadde in preda alla disperazione. Cominciò a colpevolizzarsi di tutto quello che era successo, cominciò a credere di essere lui sbagliato e che il mondo gli stesse impartendo una lezione. Si chiedeva, però, se sarebbe riuscito a sopravvivere a tutto questo e soprattutto se ne valeva davvero la pena.

Da quando Stefano se ne era andato, Sara non aveva sentito Massimiliano per un paio di settimane. Sapeva che lui stava attraversando un momento difficile, ma anche lei aveva degli impegni e una vita che non poteva trascurare. Probabilmente non aveva capito realmente quanto fosse dura per lui quella situazione, ma decise che quella giornata l’avrebbero passata insieme così da tirarlo su di morale.
Lo chiamò tutto il giorno, ma lui non rispose mai. Gli lasciò centinaia di messaggi, ma lui non la richiamò.
Finì che Sara si arrabbiò e andò a dormire pensando che quando lui si sarebbe fatto risentire, gliel’avrebbe fatta pagare.

Intanto dall’altra parte della città, nel pieno della notte, un ragazzo, ormai arresosi alla crudeltà della vita, correva in macchina sperando di vedere una luce alla fine del tunnel.

Quando si svegliò, Sara trovò sua madre seduta sul letto che le accarezzava i lunghi capelli e con le lacrime agli occhi.
Non fu nemmeno necessario parlarsi. Sara capì subito di chi si trattava, ma dentro di lei restava un piccolo barlume di speranza. Scattò a prendere il cellulare: un messaggio in segreteria dal numero di Massimiliano.
Tornò a guardare gli occhi di sua madre come per chiederle una spiegazione, ma lei non riuscì a dire niente di più di un «Mi dispiace!» e a stringerla in un abbraccio pieno di disperazione.
Allora Sara entrò nella segreteria e fece partire il messaggio: la voce di lui, rotta dalle lacrime, risuonò nella sua testa e il cuore le si fermò.

«Sorellina, mi dispiace. Non potrò mai essere perdonato per quello che sto per fare, ma io non sono forte quanto te. So che tu potrai superare tutto questo, io non ci sono riuscito.
Non ho il diritto di chiederti niente, ma ricordati di inseguire i tuoi sogni e non arrenderti mai; sii più forte di me e fatti sempre valere. So che mi renderai orgoglioso e io veglierò su di te.
Probabilmente ti starai chiedendo il perché di questo mio gesto, perché non te ne abbia parlato prima, ma sapevo che avresti detto che avremmo potuto affrontare tutto insieme, che non mi dovevo arrendere. Mi dispiace, ma adesso io sento il bisogno di arrendermi. Non posso più affrontare niente, non ci riesco più: ho perso il lavoro che amavo, sono sommerso dai debiti, Stefano se n’è andato… ed è successo tutto a causa mia, è colpa mia e di come sono. Non mi sento accettato da questo mondo.
Il mio unico rimpianto è lasciare te, spero un giorno riuscirai a perdonarmi.» FINE DEL MESSAGGIO

Sara restò congelata, mentre la voce registrata indicava la sequenza per tenere o cancellare il messaggio.
Provò a richiamarlo. Il telefono risultava spento.
Sara si accasciò a terra e iniziò a urlare come se ci fosse un volume di voce sufficientemente alto per svegliarla da quell’incubo. Poi si arrese e iniziò a piangere.

Il giorno dopo lesse sul giornale:
«Giovane omosessuale si suicida. Si è schiantato nel pieno delle sue facoltà mentali contro il guardrail della tangenziale nord a più di 200 km/h. La polizia dichiara che dai video analizzati si capisce che il ragazzo aspettava di essere da solo per strada prima di agire, si presuppone per non causare danni ad altri […]»
L’articolo poi spiegava, o almeno cercava di farlo, chi era Massimiliano e perché lo aveva fatto. Ma nessuno lo conosceva davvero, eccetto Sara.
Lei, sola, capiva davvero quanto doveva essere stato determinato a togliersi la vita, per avere la forza di sterzare tutto il volante verso lo spartitraffico e resistere all’istinto di sopravvivenza che ti dice di frenare. Riusciva a capire quanto doveva essere stato lucido per aver controllato di non avere nessuno intorno, lasciando trapelare ancora una volta quanto fosse dolce la sua anima, ma soprattutto quanto disperato e depresso doveva essere, quanto questo mondo gli avesse esasperato l’anima gentile che aveva per portarlo a credere che la soluzione meno dolorosa fosse quella di privare questo mondo del suo modo di essere.

Quando il pubblico ministero diede il via libera, vennero organizzati i funerali.
Quella mattina Sara si svegliò come svuotata.
Aveva diciotto anni eppure si sentiva come quando ne aveva quattordici e non capiva cosa Massimiliano le stesse confidando di così segreto; si sentiva come quando la loro differenza d’età aveva ancora un peso; si sentiva piccola.
Era arrabbiata perché lui se ne era andato senza lottare, ma soprattutto perché lui l’aveva lasciata sola credendola abbastanza grande e forte da affrontare la situazione; ma lei non lo era: aveva paura, aveva bisogno di lui e lui non ci sarebbe stato più e non sapeva cosa questo potesse significare per lei e per il suo futuro.
Si sentiva inquieta, agitata, voleva spaccare qualcosa e ogni tanto si chiedeva se quella sensazione sarebbe mai passata, lasciando lo spazio all’accettazione e al perdono.

Arrivata in chiesa abbracciò la madre di Massimiliano e si sedette accanto a lei.
Non riusciva a pensare ad altro che a quanto fosse ridicola quella situazione: Massimiliano credeva in Dio, ma era disgustato dalla Chiesa come istituzione e dalla loro posizione nei confronti delle persone come lui, come se non fossero uomini al pari di tutti gli altri. Non faceva altro che ripetere: «Dio mi ama, perché Dio ama tutti e se ne frega di con chi vado a letto. Lui mi ha fatto così e così mi ama e vuole che io sia felice!»

«Sara,» la voce della madre di Massimiliano la strappò dai suoi ricordi «potresti dire tu due parole? Io non credo di farcela.»
La verità è che avrebbe voluto rispondere di no, ma come poteva rifiutarsi?
«Posso dire io qualcosa se volete» una voce maschile alle loro spalle irruppe nel loro discorso.
Stefano stava in piedi davanti a Sara. Lei, allora, non riuscì a trattenersi.
«Tu? Tu vorresti dire qualcosa dopo che l’hai abbandonato nel suo momento più difficile? Non dovresti nemmeno essere qui!»
«Lo so, credimi mi dispiace. Mi sento tremendamente in colpa per ciò che è successo.»
«Ed è giusto così. Dovrai sentirti in colpa per il resto della tua vita esattamente come me, perché nessuno dei due è stato capace di stargli abbastanza vicino.»
In quel momento, dicendo quelle parole, Sara capì che la vera persona con cui era furiosa era se stessa: probabilmente non sarebbe riuscita a fermare da quel gesto estremo la persona che considerava un fratello, ma non ci aveva nemmeno provato.

Nessuno parlò al funerale di Massimiliano.

L’autunno successivo Sara tornò nel loro parchetto poco frequentato. Si sdraiò sulle foglie secche, chiuse gli occhi e aspettò di sentire di nuovo a fianco a lei la sua presenza. Probabilmente fu solo un’impressione scaturita dalle troppe emozioni, eppure le sembrò di sentire la sua mano più calda.
«Ti perdono Massi.» sussurrò al vento «E spero che un giorno lo faccia tu con me.»

Da quel giorno Sara tornò lì ogni autunno per un pomeriggio all’anno ad aspettare con gli occhi chiusi di sentire la sua presenza. Nonostante il tempo ormai passato, ancora oggi Sara cerca di perdonarsi.

Immagine in evidenza presa da pictures.4ever

Elena Molinari

Ho 22 anni, studio Lettere e insegno ginnastica ritmica. Amo i romanzi, la musica e la danza in ogni sua forma. Credo nella libertà di espressione e per questo mi piace collaborare ad un blog come Incipit.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *