I libri parte integrante della città: ecco la sfida del nuovo millennio

Una strada ricoperta di libri: sembra un’immagine di fantasia, direttamente presa da qualche romanzo, eppure è quello che hanno visto gli abitanti di Toronto poco più di un mese fa, tra il primo e il secondo giorno di ottobre, quando il collettivo di artisti Luzinterruptus ha disseminato circa 10 mila libri tra le strade della città, al punto da ricoprirle completamente. Un’iniziativa grandiosa e spettacolare, che ha fatto molto parlare di sé e che gli artisti hanno motivato come un tentativo simbolico di sostituire ai rumori della città il silenzio tranquillizzante dei libri, denunciando in questo modo il problema del traffico, ormai insostenibile e mai realmente affrontato. L’installazione si intitola, infatti, Traffic Vs Literature e si propone di usare la letteratura come un mezzo di denuncia e di risposta ad un problema reale, tipico di ogni grande ambiente urbano.
Si tratta di un’azione significativa non solo per la sua spettacolarità ma anche perché i libri sono stati completamente inglobati nella realtà fisica della città, ne sono divenuti parte e hanno assunto un significato particolare nei confronti di essa: sono stati usati come strumento di denuncia, mezzi d’ espressione di un significato non solo artistico e letterario ma sociale e tutto questo è stato reso possibile proprio dalla loro presenza sul luogo. In genere siamo abituati a trovare luoghi nei libri, tra le righe della storia che stiamo leggendo, ma in questo caso sono stati i libri a divenire parte integrante dell’ambiente plasmato dall’uomo.

foto-emma-watson
Foto presa dal profilo Facebook di Emma Watson.

Ecco quindi dei libri presenti fisicamente nella realtà cittadina, non limitati ai loro luoghi usuali come biblioteche e librerie ma visibili a tutti e immersi in un spazio che, in genere, non appartiene loro: è un principio che sta alla base anche del BookCrossing, ossia del disseminare negli spazi urbani e negli ambienti naturali dei libri con lo scopo che vengano raccolti, letti e poi rimessi in altri luoghi, creando così uno scambio continuo e facile. Il tutto è amplificato dai social network, in cui si creano sfide, si organizzano incontri, ci si passano le informazioni su possibili «nascondigli» in cui trovare un determinato titolo, ecc.
In questo modo si intende, generalmente, promuovere la  lettura, spingere le persone ad avvicinarsi alla letteratura non solo in determinati momenti della loro giornata e in spazi predeterminati ma anche in situazioni inusuali, quando stanno conducendo altre azioni. Ad un’iniziativa di questo tipo ha partecipato pochi giorni fa pure l’attrice Emma Watson, che ha lasciato nella metropolitana di Londra alcune copie del romanzo Mom&Me&Mom di Maya Angelous, aderendo al progetto Books on the underground (che, com’è facilmente intuibile, consiste nel disseminare libri nella metro di Londra). Dall’anno d’ inizio, il 2012, sono già stati lasciati 150 libri e l’iniziativa sembra non aver ancora perso il fascino tra il pubblico di lettori abituali e di possibili appassionati.

Una sorta di evoluzione del BookCrossing si è avuta in Germania nel 2011 per  opera di Michael Aubermann e Stephen Schilling, i quali hanno organizzato quelle che sono state chiamate «librerie pubbliche»: delle teche contenenti dei libri posizionate in varie zone della città, dalle strade alle piazze. Chiunque poteva prendere i libri contenuti al loro interno, in totale libertà, senza bisogno di fornire dati personali o altro. L’iniziativa è stata organizzata inizialmente a Colonia, ma si è rapidamente diffusa anche nelle altre città tedesche, ottenendo molti apprezzamenti, persino dalle librerie commerciali e dai rivenditori di libri online. Questi, infatti, non vedono questa iniziativa come una minaccia alle loro vendite, anzi la considerano come un’ottima occasione per promuovere la lettura. Queste particolari librerie rendono ancora una volta evidente come i libri possano essere ritenuti parte integrante dell’ambiente cittadino e della vita che l’uomo qui vi conduce: non è una mera mossa di marketing (chi ne usufruisce non sborsa un soldo), ma ha il più nobile fine di spingere le persone a rivalutare il ruolo della lettura nella vita di tutti i giorni.

in tal modo la letteratura non è più chiusa nella sua «torre d’avorio»: i libri diventano compagni fidati della quotidianità e inoltre soggetti attivi, vivi, che non sono trovati (in libreria) ma si fanno trovare (in luoghi inusuali, nascosti, impensati), nel tragitto casa-lavoro o casa-scuola, anche se in quel momento si è immersi in altri pensieri e preoccupazioni. Tali incontri tra la vita e la carta stampata, in momenti casuali, non sono altro che un modo per sottolineare la magia dei libri, che spesso danno risposte alle nostre domande anche se noi non le abbiamo cercate tra le loro pagine. Non è in fondo questo il «miracolo» della letteratura? Un plauso quindi a queste iniziative in grado di mostrare lo stretto legame che intercorre tra la letteratura e la nostra vita reale, un rapporto magari non sempre così evidente e spesso sottovalutato.

Mi chiamo Felicity, ho 26 anni e sono laureata in Filologia Moderna. Penso sia importante trovare sempre nuove cose da amare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *