La magia del bisso rischia di scomparire

Il mare è considerato da sempre nella storia dell’uomo come un elemento affascinante e leggendario: dall’Odissea all’Esodo biblico esso attrae e spaventa, ma al tempo stesso nobilita e offre prodotti dal sapore magico. Se a tutto ciò si aggiunge lo sfarzo di tessuti antichi che vestivano le più importanti personalità del tempo, si può capire perché il bisso sia speciale.

Il mollusco denominato Pinna nobilis. Fonte: Wikipedia.
Il mollusco denominato Pinna nobilis. Fonte: Wikipedia.

Dallo stesso mare da cui nacque Afrodite deriva questa fibra tessile di origine animale prodotta dalla Pinna nobilis: più comunemente chiamate nacchere o penne, questi molluschi del Mediterraneo sviluppano dei particolari filamenti con cui si ancorano al fondale marino che, raccolti, lavorati e intessuti, formano il bisso. La «seta di mare» si presenta come un tessuto impercettibile, leggero, luminoso e avvolto da un’aura di tradizione millenaria. Infatti, per molto tempo filologi e studiosi hanno ritenuto che il termine indicasse una varietà pregiata di lino o cotone, finché nel 1912 si scoprì che all’interno di una tomba del IV secolo della Budapest romana le fibre usate erano proprio quelle della Pinna nobilis. Tale tradizione oggi è racchiusa nell’opera di Chiara Vigo, ultimo Maestro di quest’arte, che combatte affinché essa non venga dimenticata. Gli ultimi anni hanno infatti segnato gravemente il mercato del bisso, ormai quasi inesistente: mentre fino a metà Novecento la «lana-penna», altro nome del tessuto, era lavorata e commercializzata a Taranto, oggi il rischio di estinzione della specie che secerne i filamenti ha provocato l’estinzione del bisso stesso. Ora a proteggere la nacchere c’è la Convenzione di Barcellona ratificata dall’Italia e la Direttiva Habitat della Comunità Europea, ma altro alleato è la stessa Chiara Vigo che supporta la raccolta responsabile dei filamenti, senza uccidere il mollusco, con una tecnica tramandatale dalla nonna: «Se si prelevano solo le punte del bioccolo con cautela e metodo l’animale sopravvive, se lo si strappa dal fondale il mollusco muore» spiega in un articolo per il Corriere.it.

Ma Chiara non è l’unica ad essere interessata a queste creature poiché, recentemente, vi si unisce anche la scienza. Uno dei più grandi traguardi scientifici ancora da raggiungere è quello di sviluppare una fibra sintetica con le medesime caratteristiche della ragnatela del ragno, ultra-elastica e resistente. Ma il risultato è ancora molto lontano. Così, l’attenzione si è spostata sulla Pinna nobilis e sui suoi filamenti che permettono al mollusco di resistere alle più dure correnti marine senza staccarsi. La scoperta di come ciò sia possibile avviene dal MIT (Massachusetts Institute of Technology), a quanto si evince da questo articolo: la chiave non sarebbe l’adesivo dei filamenti, bensì la distribuzione della rigidezza lungo i filamenti, composti per l’80% da materiale rigido e dal 20% da materiale morbido ed elastico. L’applicazione di un corrispondente sintetico del bisso sarebbe sia in campo medico, per suture chirurgiche, sia per il fissaggio di strumenti su edifici o veicoli subacquei. Insomma, il bisso sembra non esaurire la sua magia.

Tuttavia, l’approccio del Maestro è ben diverso. Leggendo le parole di questa donna, raccolte dalla giornalista Susanna Lavazza nel libro Chiara Vigo l’ultimo Maestro di Bisso, si nota subito il profondo rispetto che ella ha per il mare e ciò che offre; nel suo Museo del Bisso di Sant’Antioco, Chiara Vigo apre le porte del proprio mondo a chiunque ne sia interessato, credendo fermamente che «il bisso non si commercializza, non si vende e non si compra, si dona». Alla base della sua Maestria c’è storia, rito, spiritualità e filosofia.

Non si tratta dunque dell’ennesima moda hipster che riscopre prodotti antichi solo perché diventati alternativi e, quindi, preziosi (anche se il bisso è indubbiamente prezioso: una cravatta con filo continuo di bisso regalata a Bill Clinton è ora conservata al Museo Nazionale di Washington. Non si tratta nemmeno di un semplice recupero di un bene culturale, in nome di un passato ormai passato, che non vuole arrendersi ai tempi moderni, a suon di «si stava meglio quando si stava peggio». Si tratta invece di riscoprire un modo di vivere. Chiara Vigo canta mentre fila nella stanza del suo piccolo Museo, racconta la propria storia per tessere se stessa all’interno della trama della vita di chi la ascolta, ricorda le immersioni in apnea di quando era bambina, crede nel potere plasmante dell’insegnamento e porta un anello al dito come simbolo del suo giuramento a difesa dell’equilibrio tra mare e terra e della continuazione di un glorioso patrimonio.

Ecco perché la chiusura del suo Museo non va tollerata. Infatti, come riportato da stilearte.it, a dicembre 2015 il Comune di Sant’Antioco le aveva concesso uno spazio in comodato d’uso dove poter esporre le sue opere e donare ad ogni visitatore la sua arte, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2005. Ma il Comune ha poi inviato un ordine di sfratto esecutivo per motivi di sicurezza, a cui l’artista ha risposto con alcuni video online e un appello al Ministro Franceschini. A sostegno di Chiara si è mossa anche l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che ha lanciato una petizione online da presentare alle più alte cariche dello Stato, petizione che vi invitiamo a sotoscrivere poiché vi mancano ancora quasi settemila firme.

La chiusura del Museo del Bisso sarebbe un gran peccato non solo in quanto perdita di un bene culturale e storico, ma anche in quanto perdita di quell’approccio alla vita alla base dell’opera di Chiara Vigo: una riflessione sulle esperienze e sul tempo, che sui basa anche sui piccoli gesti, come l’immergersi sott’acqua trattenendo il respiro, accarezzare un tessuto sentendo come cambia sotto le nostre dita e cogliere una sfumatura differente al cambiare della luce. In questo, il bisso è portatore di una magia che andrebbe trasmessa, una magia che non dovrebbe essere perduta.

22enne che studia Lettere Moderne, crede nella libertà, detesta limiti e pregiudizi e cerca di avere uno sguardo il più ampio possibile. Cinema, arte (tutta), letteratura e musica fanno per me, ma come meri oggetti di contemplazione.
Spero di condividere l’importanza della cultura contribuendo ad Incipit.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *