Caro Alberto, la lettura non è una questione elitaria

Caro Alberto,
ho letto con molto piacere il tuo articolo a proposito del «patto per la lettura» uscito il 31 maggio. Dal basso della mia ignoranza in tema di comunicazione e di diffusione della cultura, le mie non intendono essere critiche alla tua analisi, bensì uno spunto per una riflessione che spero coinvolgerà anche altri lettori.
Il punto che mi rende più perplesso è l’ultimo paragrafo: pur essendoci, grazie al patto, la volontà di usare la televisione come veicolo per la diffusione della lettura, tu esprimi qualche dubbio a proposito: «Se ci si sofferma sugli organici delle maggiori emittenti televisive, si contano sulle dita di una mano i conduttori che non siano loro stessi autori di uno o più libri, di maggiore o minore fattura e caratura: ammesso ch’essi accettino di dare spazio a «occasioni di promozione della lettura» nei propri programmi, chissà quali fondamentali volumi avranno la precedenza… senza contare la concomitante proliferazione incontrollata dei cosiddetti “libroidi”». La conclusione che trai (almeno dal tuo punto di vista) è indubbiamente amara: «Alla luce di un mercato editoriale in cui impazzano i “libri” pubblicati dallo youtuber di turno, il rischio che a essere pubblicizzati in televisione siano siffatti libroidi è fin troppo elevato». Ed è questo il punto su cui mi pare che le nostre opinioni divergano. Mi spiego meglio: da quanto si evince dalle tue parole, è evidente una sorta di gerarchia fra «libri» e «libroidi». I primi non troveranno mai spazio finché i secondi monopolizzeranno l’economia culturale italiana, anzi forse addirittura internazionale.
Non posso che essere d’accordo con te: per motivi lavorativi periodicamente scrivo agli editori per farmi inviare libri da recensire e non sai quanto devo scartabellare nei vari cataloghi per trovare qualcosa che davvero mi incuriosisca. Provo a «consolarti»: sia nei siti web delle grandi case editrici, sia soprattutto nei prodotti delle piccole, trovo sempre qualcosa e quando lo sfoglio e lo leggo difficilmente rimango deluso. Gocce nel mare del letame editoriale? Non sono così pessimista.
La divergenza fra i nostri pensieri sta nel fatto che io ritengo anche di potermi accontentare: in tutta onestà di capolavori contemporanei in due anni di attività di blogger e in tanti anni di lettore ne ho trovati ben pochi. Tanti invece i volumi intelligenti e stimolanti, tantissimi i libri mediocri, meno frequenti le benemerite schifezze. Penso che ci si possa accontentare perché ritengo un grandissimo passo avanti che in televisione si parli di libri, a parte le consuete marchette che troviamo spesso nei talk show: prodotti pubblicizzati in modo del tutto superficiale, senza entrare nel merito letterario, ma rimanendo nel contorno contenutistico. Trasmissioni in cui si insegni a leggere un libro (che, come sai, ben diverso da leggere un cartello stradale o un biglietto da visita) sarebbero davvero una manna dal cielo. Gli italiani non sono tristemente famosi perché leggono porcherie, bensì perché generalmente non leggono proprio. Quindi ben venga anche un libro di Federico Moccia o Cinquanta sfumature: non possiamo pretendere che il non-lettore parta dalla Recherche di Proust o da Der Mann ohne Eigenschaften di Musil, come non si può pensare che il chitarrista alle prime armi si approcci a una partitura di Steve Vai.
La lettura, e di conseguenza la cultura, devono unire, non essere elitarie: noi siamo studenti universitari di facoltà umanistiche, quindi siamo abituati a maneggiare volumi difficili e non facilmente abbordabili (a Filosofia ho dovuto prendere in mano a neanche 20 anni Sein und Zeit di Heidegger), ma non tutti frequentano o hanno frequentato l’università, non tutti hanno il tempo e i mezzi per cercare di leggere libri estremamente importanti, ricchissimi di vita e di riflessione, ma altrettanto complessi.
La cultura, lo ripeto, deve appartenere a tutti, indipendentemente dal grado di istruzione, dal background sociale e intellettuale. E soprattutto i libri svolgono funzioni diverse a seconda dei bisogni del lettore: impossibile forse trovare spunti filosofici in Moccia, ma probabilmente impossibile leggere Immanuel Kant seduti sulla tazza oppure in piedi in treno.
L’importante è leggere: solo così, passivamente seppur nell’attività della lettura, riusciamo ad arricchirci e a essere persone migliori, con una visione a grande respiro sul mondo.
Con stima

Tito Borsa

Ho fondato e diretto per 3 anni e mezzo La Voce che Stecca, e ho collaborato con Il Borghese e il Corriere del Veneto, oltre che con la Booth School of Business della University of Chicago. L’informazione rende gli individui liberi.

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