«Era quello un amore», il Saba omesso dei versi omosessuali

Umberto Saba nacque a Trieste nel 1883, a poco più di vent’anni conobbe la moglie Lina che rimase per sempre sua fedele compagna e da cui ebbe una figlia: Linuccia. Questa, in breve, la biografia familiare di uno dei poeti più famosi della letteratura italiana del Novecento, o almeno la biografia «ufficiale», quella che ci insegnano a scuola. Saba viene infatti spesso presentato come il «poeta dell’amore coniugale», come dimenticare i bellissimi versi dedicati alla moglie che percorrono tutto il Canzoniere? Nelle antologie scolastiche non si menziona, però, un altro aspetto importante della vita del poeta: la sua omosessualità, o meglio, il fatto che egli ebbe diverse relazioni omosessuali. Questo certamente non significa che non abbia amato la moglie o che i suoi versi siano insinceri, anzi probabilmente nel caso di Saba sarebbe più esatto parlare di bisessualità: amò sia la moglie che anche altre persone, tra cui alcuni uomini. E ciò probabilmente è ancora più censurato dai programmi scolastici.

Quando si parla di letteratura è sempre difficile evitare di cadere nel biografismo, ovvero collegare direttamente l’attività di uno scrittore alle sue esperienze di vita. Ma Saba è un caso a parte, tanto che si può dire che nella sua opera biografia e poesia siano talmente legate da risultare inscindibili. Per questo è incredibile che le sue esperienze omosessuali e le opere ad esse collegate siano spesso omesse; a maggior ragione considerando che Saba stesso non ne fece mistero, come si può vedere dal suo unico romanzo, rimasto incompiuto e pubblicato postumo: Ernesto.

Umberto Saba.
Umberto Saba.

Ernesto è un romanzo scritto nel 1953, negli ultimi anni di vita di Saba, e pubblicato solo nel 1975. La storia si svolge a Trieste nel 1898 e ha per protagonista un giovane di grande bellezza che assiste alla sua iniziazione sessuale, prima omosessuale e poi anche eterosessuale. Infatti nella prima parte del libro, Ernesto ha una relazione con un collega operaio più vecchio di lui, relazione a cui il ragazzo porrà fine licenziandosi dalla fabbrica. A quel punto, consigliato da un barbiere, Ernesto fa visita ad un bordello dove conosce una prostituta, che rimane molto colpita dal lui. Dopo aver concluso la propria iniziazione erotica, la fine del romanzo, ambientata ad un concerto di violino, narra l’incontro tra il protagonista ed Emilio, un giovane bellissimo che condivide con lui l’amore per la musica e con cui apparentemente potrebbe iniziare una nuova relazione.

Per la storia, Saba attinse a piene mani dalla sua storia personale. Infatti Ernesto è un perfetto alter ego dell’autore, dalle tendenze socialiste alla passione per il violino. L’episodio dell’incontro tra Ernesto ed Emilio può essere ricondotto all’incontro tra Saba e Ugo Chiesa, grande amico del poeta e suo probabile compagno. Inoltre, anche la famiglia del protagonista del romanzo ricorda molto la famiglia dell’autore: il padre abbandona la madre, severa e assente, prima della nascita del figlio. Insomma, a quanto pare, ancora una volta Saba non riuscì a scindere la sua vita dalla sua opera letteraria. Allora, se Ernesto è Umberto, quest’ultimo ebbe davvero una relazione con un operaio in gioventù? Non si può rispondere con certezza, interessante è però notare come un riferimento ad Ernesto sia presente già nelle poesie di Saba antecedenti alla scrittura del romanzo, cosa che fa pensare che la storia del romanzo si riferisca ad un episodio realmente vissuto dal poeta. Nella raccolta «Preludio e Fughe» del 1928-29, la Prima fuga presenta dei versi ad una prima lettura oscuri: «La vita, la mia vita, ha la tristezza / del nero magazzino di carbone, / che vedo ancora in questa strada» e ancora «Oggi i tuoi occhi, / del nero magazzino di carbone» e «quella nera/ volta, sotto alla quale un uomo siede, / fin che gli termini il giorno». L’immagine dell’uomo seduto nel magazzino di carbone appare senza alcun significato, il riferimento biografico si capisce solamente se si relaziona questa ad un’altra immagine, presente proprio nel romanzo Ernesto.Una delle prime scene del libro riporta l’incontro tra Ernesto e l’operaio, il quale siede in un magazzino di farina: l’unica cosa che cambia è il colore, si è passati dal nero del carbone al bianco della farina, ma il collegamento è evidente e in un poeta in cui l’autobiografismo è onnipresente, non si può non pensare che il riferimento sia ad un evento realmente accaduto.

9788806181789
Copertina dell’edizione Einaudi di Ernesto di Umberto Saba.

Ma, appunto, se la vita di Saba è così fortemente presente nella sua poesia, perché spesso si evita di parlare della sua omosessualità? Perché nelle antologie scolastiche si trovano solo le poesie dedicate a Lina? È triste dover pensare che in un campo come quello della poesia, che dovrebbe valorizzare la qualità dell’arte, esistano ancora dei tabù di questo tipo, come se sottolineare l’omosessualità di un autore togliesse valore alle sue opere, come se si volesse mettere una copertina di decenza a qualcosa che può apparire sconveniente.

In conclusione, ci piacerebbe rendere un po’ di giustizia al Saba «omesso», con una poesia bellissima ed esplicitamente riferita all’omosessualità del poeta:

Un ricordo

Non dormo. Vedo una strada, un boschetto,

che sul mio cuore come un’ansia preme;

dove si andava, per star soli e insieme,

io e un altro ragazzetto.

Era la Pasqua; i riti lunghi e strani

dei vecchi. E se non mi volesse bene

pensavo e non venisse più domani?

E domani non venne. Fu un dolore,

uno spasimo verso la sera;

che un’amicizia (seppi poi) non era,

era quello un amore;

il primo; e quale e che felicità

n’ebbi, tra i colli e il mare di Trieste.

Ma perché non dormire, oggi, con queste

storie di, credo, quindici anni fa?

Ho 23 anni e studio lettere moderne, il grande amore della mia vita sono i libri, credo che leggere sia indispensabile per formarsi un pensiero critico indipendente. Per questo ho deciso di far parte di Incipit. Scrivo anche per neun.it

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